La Lega patteggia con gli zar

La Lega patteggia con gli zar

È l’Espresso a consegnarci le coordinate dettagliate di un disegno politico raccapricciante. Ebbene sì, il viceministro degli interni Salvini in vista delle europee di maggio, decide di farsi trainare da una delle più grandi forze finanziarie attuali, di madre occidentale e padre orientale, la Russia. In trasferta a Mosca per la giornata del 17 ottobre partecipa, come da agenda, al convegno organizzato da Ernesto Ferlenghipresidente di Confindustria Russia, responsabile per lo sviluppo del mercato di Eni, al Lotte hotel.

Tutto secondo i piani, se non fosse per l’interruzione delle trasmissioni fatte di selfie e battute di calibro,avvenuta subito dopo l’evento. Perché il viceministro abbia represso la natura coreografica delle proprie gesta in modo così violento, non si sa. Sappiamo però che la causa è probabilmente l’incontro col delegato russo degli affari energetici Dmitry Kozac, pietra miliare dell’establishment Putiniano. Il motivo di questo originale incontro occultato su ogni tabella di marcia è presto chiarito.

È Gianluca Savoini (ex portavoce del vicepremier, messo in terra straniera) ad incontrare il giorno dopo, stavolta all’hotel Metropol, il direttore della Avangartoil&gas Alexey Mustafinov. Sul tavolo da gioco una partita di carburante da circa tre tonnellate di cui l’azienda di stato italiana Eni sarebbe destinataria.

Savoini entusiasta parla di una questione politica, di una mossa volta al finanziamento della campagna elettorale positiva per ambedue le parti, mentre ossequia concitatoi convitati e i sovranismi ologrammatici seduti a loro fianco. Tutto documentato, tutto assistito, se non fosse per la scelta del braccio destro del vicepremier di consegnare la propria replica alla testata di un giornale russo controllato dal Cremlino, lo Sputnik«non ho partecipato a nessuna trattativa e non ho mai ricevuto un singolo rublo né da Mosca né da nessun altro». Non entra nel merito, anziché spiegare ai giornali italiani cosa ci facesse all’hotel Metropol a parlare di finanziamenti e gasolioocculta il tutto dietro una cortina negazionistaneanche troppo fitta. Non sappiamo se la trattativa sia giunta al termine, ma la negoziazione è per certo avvenuta.

Si suggella così un’amicizia sentita e profonda fra gli interessi di Italia e Russia. Ma quale Russia? Chi c’è dietro la Avangart oil&gas e il colosso petrolifero Rosneft? Kostantin Malofeev.

Konstantin Malofeev.

Malofeev, imprenditore, finanziere, è il tipico personaggio che nell’Aulularia di Plauto vestirebbe l’avaro, nei romanzi di line l’insensatezza della guerra assieme allo sciovinismo esasperatoe, ancora, la legge del più forte con l’arrivismo sociale degli scritti di De Sade. Un concentrato di malvagità. È proprio così o semplicemente Malofeev soffre di memoria corta, guarda cioè al secondo conflitto mondiale come ad una chimera lontana dato che gioca ancora a fare il padrone del mondo. Malofeev, dall’alto delle sue capacità imprenditoriali, riunisce sotto la verve reazionaria delleproprie convinzioni tutti i fronti sovranisti dell’Europa destrorsa, dal Front National francese alla Russia Unita del Cremlinosino al risibile movimento italiano firmato CasaPound dei fascisti del terzo millennio. Il tutto sotto il larghissimo ombrello del centro analitico “Katehonsito internet plurilingue divulgativo di quelle oltremodo larghe vedute che si possono ben immaginare. Ma è forse meglio non lasciar nulla all’immaginazione dato che la fede cieca nell’onnipotenza dei propri mezzi sembra aver spinto l’imprenditore ancora più in là. Tiresia blasonato del secolo ventunesimo lavora profeticamente al progetto di una nuova unione europea, l’Eurasia, un blocco continentale tutto nuovo capitanato, ovviamente, da Mosca. Primo passo per la realizzazione di questa soluzione ideologica finale è la fondazione della “Grande Scuola di San Basilio” sostenuta da fondi privati, fucina per rampolli in grado di restaurare l’età dell’oro del potere assoluto zarista. Il miglior amico di MalofeevAlexey Komov, è ambasciatore del “World Congress of Families” (WFC) associazione internazionale antiabortista contraria alle unioni omosessuali, e dà una mano, coerentementenella San Basilio.  Questo quadro circonciso e generale pare presentare a riguardarlo bene uno scenario non troppo remoto e fin troppo familiare. Quello stesso quadro che portò nel nostro passato recente allo scontro attivo delle più grandi potenze europee e che vide l’Italia affiliarsi alla voce grossa del momento. Alimentata dal fuoco di un liberismo tremendamente dispotico, si erge qui la pulsione umana protagonista del nostro tempo. Quella che si traduce nella volontà dell’uomo di affermare la propria potenza a discapito di altri. La vanagloria. Non solo vincere, presiedere, dominare, ma farlo eclissando il mio vicino più prossimo. Uno stato di cose, questo, di un’obsolescenza pericolosa oltreché allarmante. Nell’attesa che alcuni fra i più potenti vanagloriosi muovano le proprie pedinelEuropa, va ricordato, non è una scacchiera alla mercé dell’ineluttabile mossa di una regina isterica in preda ai fumi di un qualche combustibile.

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