Lavitola resta in carcere. Dall’aggravante del metodo mafioso ai dubbi sui buchi nelle chat con Ranucci

Valter Lavitola, reo confesso di essere il mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci, resta in carcere. Il Tribunale del Riesame di Roma ha respinto la richiesta della difesa di sostituire la custodia cautelare con gli arresti domiciliari.
La difesa, affidata agli avvocati Sergio e Arturo Cola, aveva chiesto che Lavitola potesse essere trasferito ai domiciliari in una casa in Basilicata. I legali avevano sostenuto il venir meno delle esigenze cautelari e contestato la sussistenza del pericolo di fuga e di inquinamento delle prove. Dopo il respingimento del gip, gli avvocati hanno annunciato di voler far ricorso in Cassazione.
Il nodo del metodo mafioso
Un altro punto contestato dagli avvocati è legato all’aggravante del metodo mafioso. La difesa di Lavitola contesta infatti che la sua condotta possa essere ricondotta a una modalità mafiosa.
Per il gip di Roma, Lavitola avrebbe ideato l’attentato contro Ranucci con l’obiettivo di rafforzare la popolarità del conduttore e favorirne una possibile ascesa politica. La modalità di azione sarebbe dovuta apparire come una grave intimidazione di stampo mafioso.
Le diverse versioni fornite da Lavitola nel corso dell’indagine rendono la ricostruzione complessa: dall’iniziale estraneità ai fatti alla confessione di essere il mandante, fino alla successiva spiegazione secondo cui l’obiettivo sarebbe stato quello di proteggere Ranucci e favorire il rafforzamento della sua scorta. Una ricostruzione che il gip aveva già giudicato non sufficientemente riscontrata e sulla quale gli inquirenti sono chiamati ora a verificare ogni singolo elemento.
Nel frattempo, gli investigatori continuano a lavorare per ricostruire tutti i passaggi della vicenda. Tra gli elementi da chiarire ci sono i rapporti tra Lavitola e gli esecutori materiali, il ruolo di Games Clesio Tavares, il movente dell’attentato e il contenuto delle comunicazioni intercorse con Ranucci nei mesi precedenti e successivi all’esplosione dell’ordigno.
I dubbi sulle chat cancellate
Sono proprio le comunicazioni tra Lavitola e Ranucci ad aggiungere nuovi interrogativi all’inchiesta.
L’analisi dei telefoni e del computer sequestrati al faccendiere avrebbe infatti fatto emergere un buco temporale nelle chat scambiate tra Lavitola e Ranucci prima e dopo l’attentato. Si tratta di cancellazioni sospette, motivo per cui gli inquirenti della Procura di Roma hanno chiesto ulteriori verifiche al Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Roma e Frascati.
Il dato assume particolare rilevanza perché i rapporti tra Ranucci e Lavitola erano proseguiti anche dopo l’attentato del 16 ottobre 2025. Gli investigatori stanno quindi cercando di ricostruire non soltanto il contenuto delle comunicazioni ancora disponibili, ma anche ciò che potrebbe essere stato eliminato dai dispositivi.




