Il bilancio sul clima: 2017 di record allarmanti e conseguenze disastrose

Il bilancio sul clima: 2017 di record allarmanti e conseguenze disastrose

All’inizio del mese di agosto è stato pubblicato dall’American Meteorological Society il rapporto internazionale State of the Climate redatto dalla National Oceanic and Atmospheric Administration (Noaa) che grazie alla collaborazione con oltre 500 scienziati provenienti da tutto il mondo ha fatto il punto sulle condizioni del clima nel 2017. 

Il primo dato che emerge è l’altissimo livello di gas serra emessi dall’uomo ritenuti i responsabili dell’aumento delle temperature in quanto questi gas lasciano penetrare le radiazioni solari nell’atmosfera ma poi le trattengono al suo interno (effetto serra). Esiste un naturale effetto serra che è necessario alla sopravvivenza ma che può diventare pericoloso se le attività umane interferiscono con esso immettendo ulteriori gas nell’atmosfera.

Tra i gas serra in aumento ci sono metano, ossido di azoto e delle concentrazioni preoccupanti di anidride carbonica che nel 2017 ha raggiunto il livello più alto mai registrato negli ultimi 800.000 anni se facciamo riferimento alle rilevazioni attraverso le carote di ghiaccio antico che ci forniscono informazioni riguardo il clima in epoche passate. Il tasso di crescita di CO2 è quadruplicato dai primi anni 60 ad oggi. 

Il rapporto segnala anche che il 2017 è stato il terzo anno più caldo nella storia del pianeta dal 1880, anno dal quale si possiedono dati, a oggi. Il maggio più caldo della storia si è registrato in Pakistan dove il 28 maggio dello scorso anno a Turbat si è arrivati a 53.5 gradi.

L’aumento delle temperature sta fortemente influenzando anche l’habitat marino. In particolare a soffrire sono i coralli sempre più soggetti al fenomeno dello sbiancamento che in inglese viene definito coral bleaching. Il corallo, percepito comunemente come un singolo organismo, in realtà è formato da migliaia d’individui identici detti polipi che sopravvivono grazie al rapporto simbiotico che si crea tra questi e le piccole alghe (zooxanthellae) che non solo li nutrono ma sono anche ciò che conferisce al corallo quel colore spettacolare. Quando le temperature si alzano troppo queste alghe iniziano a mutare il loro comportamento e non producono più cibo bensì delle molecole di scarto dannose per il corallo che a questo punto espelle le zooxanthellae. Se la temperatura scende dopo pochi giorni, i polipi tornano rapidamente sani; tuttavia ciò non accade se lo stress dura per periodi prolungati provocando la morte definitiva di questi organismi magnifici e preziosi per le forme di vita che  dipendono da essi. Le prime rilevazioni sullo sbancamento dei coralli sono iniziate negli anni ’80. In precedenza c’erano solo manifestazioni sporadiche del fenomeno, ciò che preoccupa gli scienziati è la frequenza con cui questo è accaduto negli ultimi 15 anni. Delle recenti pubblicazioni hanno dimostrato che entro il 2043 nella maggior parte delle barriere coralline si potrà osservare il fenomeno dello sbiancamento su base annuale. 

Anche i ghiacciai soffrono, secondo il rapporto State of the Climate nell’Artico la temperatura si è alzata di 1,6 gradi rispetto alla media. La superficie dei ghiacciai è diminuita inesorabilmente per 38 anni consecutivi, la loro estensione è inferiore dell’8% rispetto alla media del periodo 1981-2010. Lo scioglimento del ghiaccio provoca l’innalzamento del livello medio del mare che l’anno scorso è stato il più elevato degli ultimi 25 anni.

Questi dati allarmanti sono i sintomi del fortissimo livello di stress al quale è sottoposto il nostro pianeta che si vede attaccato da tutti i fronti con un’ atmosfera sempre più carica di gas serra, un mare inquinato dalla plastica e abitato da pesci la cui sopravvivenza è in pericolo. La Terra risponde alla minaccia ai suoi fragili equilibri con eventi atmosferici che si fanno di anno in anno più estremi e distruttivi. Le tempeste tropicali nel 2017 sono state superiori alla media registrata negli anni precedenti con almeno 85 eventi distruttivi cui è stato dato un nome. 

Si accorcia sempre di più l’arrivo del momento in cui sarà necessario rimettere in discussione una crescita economica basata sullo sfruttamento delle risorse naturali, sull’inquinamento, sull’allevamento intensivo e sulla dipendenza dall’utilizzo dei combustibili fossili. La Terra non ha più tempo per le scorciatoie. 

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook