U-DATInos. Tutto il bello e il buono dei DATI

U-DATInos. Tutto il bello e il buono dei DATI
(Fonte: Ecomuseo Mare Memoria Viva)

Contiene la parola DATI il progetto U-DATInos, ma seppure si basi sui dati, il suo nome si riferisce piuttosto al suo oggetto. Dal greco antico υ δ α τ ι ν ο ς. Acquatico. Che consiste di acqua. Nell’acqua.

L’acqua è quella del fiume Oreto, che attraversa Palermo, e nello specifico la sua foce, collegata da un ponticello agli spazi dell’Ecomuseo Mare Memoria Viva, partner del progetto e luogo dove nascerà, a gennaio 2021,  l’opera info-estetica firmata da due artisti-ricercatori, fondatori del centro di ricerca HER: She Loves Data, Salvatore Iaconesi e Oriana Persico, intitolata, appunto, U-DATInos. Un’ installazione “datapoetica” che permetterà, attraverso una combinazione sinestica di luci e suoni, di entrare in contatto con i dati in modo da sentire il flusso di informazioni raccolte sul fiume.

U-DATInos è tante cose nelle intenzioni dei due Autori e della sua curatrice, Arianna Forte: uno spazio fisico dove vivere un’esperienza meditativa, di ascolto delle acque di Palermo; una piattaforma di espressione e di attivazione per le comunità cittadine; un luogo d’incontro dove interrogarsi sul nostro rapporto con l’ambiente, e a seguire immaginare e mettere in pratica azioni a supporto di quell’ambiente. Come? Connettendoci con esso attraverso i DATI, che diventeranno la porta d’accesso per entrare in contatto con le questioni complesse legate alla vita del nostro pianeta, come ad esempio lo stato di salute delle acque di una città, riuscendo a farne esperienza. Non sfugga un aspetto importante, insito nell’operazione, voluto dai suoi ideatori ben prima che la gestione ufficiale della Pandemia ci consegnasse qualche consapevolezza in più. I DATI, qui, sono sottratti alla proprietà, gestione e distribuzione dei politici, degli esperti e dei tecnici, per concretizzarsi invece in una esperienza condivisa, accessibile e agibile dai cittadini tutti, in un’ottica di cultura e conoscenza diffusa.

Il progetto, dal Bando alla realizzazione

Il progetto del quale fanno parte un museo, una curatrice, due artisti e il loro centro di ricerca, è risultato vincitore, nel 2018, di un bando del Ministero dei Beni e le Attività Culturali, attraverso il programma Creative Living Lab II Edizione e con l’Ecomuseo Urbano Mare Memoria Viva a fare da capofila, mentre partner scientifico e tecnologico del progetto è il centro di ricerca di Salvatore Iaconesi e Oriana Persico HER: She Loves Data. Quattro le parole-chiave che lo raccontano: CONOSCENZA – GENERAZIONE – ESPERIENZA – DIALOGO. Conoscenza, attraverso l’attivazione di workshop gratuiti, ieri si è tenuto il primo, destinati a studenti e cittadini. Muniti di sensori, rileveranno informazioni sullo stato dell’acqua del fiume Oreto e impareranno come raccogliere, usare, pubblicare, comunicare tali dati. Generazione nel realizzare una raccolta di dati partecipativa sulle acque di Palermo di cui i partecipanti ai workshop saranno i protagonisti, con particolare riferimento allo spazio della Foce del fiume Oreto. L’Esperienza è quella che un’opera generativa regala: alimentata dai dati raccolti, l’opera si anima di luci e soprattutto suoni, dando letteralmente voce alle acque della città che ci informerà delle loro condizioni, di buona salute o inquinamento ad esempio. Il Dialogo è quello che si realizza in un incontro tra persone appartenenti ad un territorio suscitato dalla presenza dell’opera e che dovrebbe stimolare una discussione tra abitanti, studenti, ricercatori, istituzioni su come dati, loro computazione e arte possano essere di aiuto per aiutarci a comprendere e successivamente affrontare alcuni fenomeni come i cambiamenti climatici, l’inquinamento, da ultimo la Pandemia. La curatrice Arianna Forte ha collaborato anche in precedenza con i due artisti, condividendo con loro l’urgenza di stimolare e favorire nuove, contemporanee, opportunità per l’immaginazione e l’attivismo.

(Fonte: Ecomuseo Mare Memoria Viva)

Un Museo “vivo” e “custode”

L’Ecomuseo Urbano Mare Memoria Viva non è solo la cornice dell’opera e del progetto che vi ruota intorno. È la dimostrazione riuscita della possibilità di “un patto tra cittadini che decidono di prendersi cura di un territorio”, che si traduce qui in un museo collettivo su una narrazione corale di Palermo, costantemente in fieri e aggiornamento, dove il mare, e più in generale l’acqua, è il filo rosso che unisce le diverse esperienze ivi ospitate, insieme alla convinzione che il mondo possa e debba essere migliore di come è. Un sogno? Forse. Ma in questo museo opera un vero e proprio Dream Team, composto da Cristina Alga, Marina Sajeva, Giuliano Fontana, Valentina Mandalari, Ariana Lupo, Roberta Cataldo, Paola Bommanito

Nel caso di U-DATInos, la spinta verso la collaborazione con Iaconesi e Persico nasce nel 2018, come racconta Cristina Alga – Project manager U-DATInos e coordinatrice del Dream Team, dalla sentita necessità di confrontarsi con un tema globale come quello dell’inquinamento, progettando appunto una sintesi tra la poetica dei dati dei due Autori e i luoghi e le attività dell’Ecomuseo ed è significativo che poi si sia concretizzata proprio nel 2020. Con la diffusione della Pandemia i temi sottesi al progetto hanno assunto una rilevanza maggiore perché ci è più chiaro il ruolo dei dati, dell’importanza che assume chi li gestisce e di quanto sia difficile interpretarli e comunicarli. E di quanto una tecnica e una scienza separate dalla cultura e dall’arte contribuiscano forse a renderci tutti meno consapevoli e a farci ritrovare isolati e distanziati rispetto a temi e problemi globali che invece richiederebbero, richiedono, un approccio sodale e comunitario. Paola Bonnamito – community manager di U-DATInos – ha spiegato in un video il ruolo dell’attivazione delle comunità nel progetto stesso: creare community engagement sì, ma nel senso di dare vita ad un processo di partecipazione attiva che porti le persone ad agire e contribuire concretamente alla costituzione e alla crescita di una comunità. In questo caso l’avvicinamento e il consolidamento di una comunità avviene intorno ad U-DATInos, all’interno dei workshop che sono stati attivati, nei quali i partecipanti usano i sensori e attivano il processo di rilevazione dei dati. ‘L’idea è anche quella di coinvolgere in particolar modo gli studenti delle Accademie di Belle Arti che possano imparare come si lavora, costruisce e comunica una installazione d’arte così particolare in uno spazio fisico. L’operazione che si va a fare sul fiume, diventare “sensibili all’acqua”, si traduce così in un “custodire” il fiume: raggiungerlo, prendere dalle sue acque i dati che sono necessari ad ascoltarlo e conoscerlo, prendersi poi cura come comunità attiva di abitanti di un territorio di quel fiume che lo attraversa.

Oriana, Salvatore e la maschera viola

Per Oriana e Salvatore U-DATInos è uno dei modi di immaginare nuovi modi per abitare il pianeta. In questo caso attraverso l’acqua quale elemento conduttore. Per Oriana è anche un da tempo desiderato “ritorno al Sud” dove, lei nata a Reggio Calabria, porta spalancata sulla vicina Sicilia, voleva tornare, appunto, e lavorare su quanto la appassiona. In un’isola dove l’acqua è l’elemento principe di connessione e di interconnessione, in un luogo, quello della Foce del fiume Oreto, che esprimeva già da prima un legame forte con gli abitanti di quel territorio che i due artisti stanno imparando a conoscere. Il progetto ha messo insieme linguaggio d’arte, tecnologie, sensori, dati, computazione per imparare in questo caso a conoscere queste specifiche acque e creare uno spazio all’interno del museo dove dare vita ad un nuovo rituale che ci connetta, attraverso i dati, alla complessa relazione che è il nostro rapporto con l’acqua. Chi aderisce e contribuisce al progetto indossa una maschera viola nei video diffusi in Rete. Quella maschera, come racconta Salvatore,  è la riproduzione esatta del fiume Oreto, serve letteralmente ad indossarlo. I dati raccolti per mezzo dei sensori sullo stato di salute del fiume, trasformati in luci e suoni, consentiranno ai partecipanti di raggiungere uno stato “meditativo”: ci sarà un posto, nei pressi della foce del fiume, dove vivere, da soli o insieme se sarà possibile, questa esperienza,  un rituale che userà i dati prima di tutto per farci riflettere se ci sta bene lo stato attuale dell’ambiente, in questo caso del fiume, del suo movimento dentro e su di esso, della biodiversità che esprime, e in caso contrario a farci riflettere su come potremmo agire per evitare che la situazione possa cambiare in peggio. I dati ci renderanno “sensibili all’acqua” del fiume Oreto e per un po’ un tutt’uno con esso.

Per informazioni sul Progetto e partecipare ai workshop: [email protected]

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