Raffaello. 1520-1483: da mostra reale a passeggiata virtuale

Raffaello. 1520-1483: da mostra reale a passeggiata virtuale
Raffaello 1520-1483 presso le Scuderie del Quirinale Fonte Immagine: https://www.facebook.com/ScuderieQuirinale/

Un grande evento che gli amanti dell’arte di tutto il mondo aspettavano è sicuramente rappresentato dalla mostra su Raffaello alle Scuderie del Quirinale. Allestita per la ricorrenza dei cinquecento anni dalla sua morte, è stata inaugurata lo scorso 5 marzo e chiusa tre giorni dopo con il decreto anti-coronavirus.

La mostra per celebrare il genio urbinate è stata organizzata dalle Scuderie del Quirinale e dalle Gallerie degli Uffizi in collaborazione con la Galleria Borghese, il Parco Archeologico del Colosseo e i Musei Vaticani, curata da Marzia Faietti e Matteo Lafranconi con i contributi di Vincenzo Farinella e Francesco Paolo Di Teodoro.

La rassegna più attesa del 2020 non poteva che svolgersi alle Scuderie, palazzo di committenza papale e oggi proprietà della presidenza della Repubblica che si affaccia su Piazza del Quirinale, tra gli ambienti urbani più particolari di Roma. Il progetto del palazzo settecentesco si deve ad Alessandro Specchi e a Ferdinando Fuga che ne terminò i lavori.

L’edificio ha conservato la funzione originaria di scuderia fino al 1938, per poi essere adattato ad autorimessa e infine a Museo della Carrozze. Alla fine dello scorso secolo – tra il 1997 e il 1999 – è stato completamente restaurato su progetto dell’architetto Gae Aulenti in occasione del Giubileo del 2000 e il 21 dicembre 1999 il Presidente Ciampi ha inaugurato il nuovo spazio espositivo; da allora in questo luogo si svolgono mostre di richiamo internazionale.

Il percorso al contrario: dalla morte alla vita

La mostra, che racchiude circa duecento capolavori, è stata riaperta online per offrire ai visitatori, chiusi in casa per la quarantena, la possibilità di compiere “passeggiate virtuali” cui si aggiungono contenuti digitali proposti tramite la piattaforma YouTube e i social network.

Matteo Lafranconi, direttore della Scuderie del Quirinale e curatore della mostra, ha chiarito in un video-messaggio i motivi che hanno spinto i curatori a procedere con un andamento a ritroso evidente nel titolo, Raffaello. 1520-1483.

[…] i trentasette anni di Raffaello anziché dipanarsi si riavvolgono come un nastro, dai fasti della corte di Leone X, che fece di Roma la nuova Capitale del Rinascimento, fino alla corte di Urbino nella quale il protagonista cresce e si forma”.

La mostra parte quindi dalla data nefasta del 6 aprile 1520 per proseguire come un progressivo flashback. Il 1520 è un anno cruciale per Raffaello, che si trova a dover gestire i più importanti cantieri: è architetto capo della Fabbrica di San Pietro; decora gli ambienti pontifici ed è alle prese con la Sala di Costantino; sta eseguendo la Pala della Trasfigurazione commissionata per la cattedrale di Narbonne ed è preso dai rilievi archeologici della Domus Aurea.

La sua morte avvenuta dopo una settimana di febbre continua, probabilmente a causa di un’infezione polmonare, è legata a molte simbologie: in primis perché il 6 aprile del 1520 era Venerdì Santo, giorno della morte di Cristo, in secundis come scrive il Vasari, il 6 aprile coincide con il giorno di nascita dell’artista ad indicare una circolarità tra nascita e morte. Da qui comincia il processo di “santificazione dell’artista” consolidatosi nel tempo.

Capolavori in mostra

L’esposizione “al contrario” ripercorre le tappe di Raffaello da Roma a Firenze e da Firenze all’Umbria fino ad Urbino, proponendo capolavori custoditi nei musei e nelle collezioni più prestigiose del mondo, i Musei Vaticani, la Galleria Borghese, la Galleria Nazionale di Arte Antica, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, il Museo del Louvre, la National Gallery di Londra, l’Ashmolean Museum di Oxford, il Metropolitan Museum di New York, il Museo del Prado, il British Museum, l’Albertina di Vienna e la Royal Collection.

In totale sono state radunate 204 opere di cui 120 del solo Urbinate, ripartite in disegni, progetti architettonici, pitture, cartoni ed arazzi. Le restanti opere, utili a ricostruire il contesto, comprendono codici, documenti e sculture. A destare maggiore curiosità sono quelle mai tornate in Italia dopo l’esportazione, come la Madonna d’Alba della National Gallery di Washington e la Madonna della Rosa del Prado, o dipinti quali l’Autoritratto con amico e il Ritratto di Baldassarre Castiglione, entrambi provenienti dal Louvre.

Nella mostra è anche presente un fac-simile della tomba di Raffaello al Pantheon, realizzata in scala 1:1 con tecnologie all’avanguardia, e che ricorda l’epitaffio di Bembo così tradotto:

 “Qui giace il grande Raffaello, finchè fu vivo la natura, gran madre di tutte le cose, temette di essere vinta da lui, ma quando morì credette di morire con lui”.

I versi sintetizzano bene il pensiero di Raffaello che considerava l’arte imitazione della natura, divenendo l’interprete di una bellezza classica ideale, trasformatasi nel nostro ideale di bellezza, al punto da non riuscire più a distinguere tra il bello di natura e il bello artistico.

All’interno del percorso espositivo si rintracciano le radici di questo linguaggio classico che non ha precedenti nella storia dell’arte e che poteva maturare solo in una città come Roma.

Scuderie del Quirinale
Per tutto il 2020 una rosa rossa sarà presente sulla tomba di Raffaello per celebrarlo nel cinquecentenario della sua morte. Fonte immagine: arte.sky.it

 

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