Social network: la forza dei legami deboli

Social network: la forza dei legami deboli
Una nuova idea di socialità (Fonte: Freepik)

Scriveva Vincenzo Comodo nel 2013 che “i social network si sono auto installati nella storia dell’umanità. Hanno creato una connessione con ogni spazio e tempo relazionale dell’uomo, conquistando, così, i luoghi e i momenti della socializzazione, e, in senso più ampio, della comunicazione. Sarà impossibile disinstallare i loro driver antropologici dal nostro sistema sociale, essendo un fenomeno irreversibile. Fenomeno che, per le generazioni a venire, non sarà nemmeno classificato come tale, in quanto l’esser-ci sarà sentito come una dimensione naturale del proprio esistere”.

I siti di social network sono piattaforme web che consentono di costruire un profilo personale pubblico o semi-pubblico, articolare una lista di altri utenti con cui si condivide un qualche tipo di connessione, ed infine vedere e incrociare la propria lista di contatti con le liste di altri utenti.

Il termine social networks è diventato in voga nella cultura popolare: ci si riferisce per esempio a termini come “networking” per cercare un avanzamento di carriera, o alla teoria dei sei gradi di separazione (oggi secondo alcuni ridotti a 3,57), oppure ancora all’importanza preponderante di “chi si si conosce” rispetto a “cosa si conosce”. Lo studio delle reti sociali è tuttavia iniziato decenni or sono, originando dal lavoro di J. L. Moreno negli anni ’30, anche se il problema destò ampio interesse soprattutto a partire dagli anni ’60. Frigyes Karinthy fu il primo a proporre il concetto di sei gradi di separazione in un suo breve racconto del 1929, dal titolo “Catene”. Lo psicologo Stanley Milgram proseguì nella ricerca con una serie di esperimenti e con l’articolo sulla teoria del “mondo piccolo” più tardi (1998) sviluppata da Duncan J. Watts e Steven Strogatz che evidenziarono come ogni rete di elementi connessi abbia due precise caratteristiche: alta aggregazione e basso grado di separazione, vale a dire che nonostante ogni elemento tenda ad avere relazioni prevalentemente con pochi altri (alta aggregazione) ciò non gli impedisce di essere “vicino” (basso grado di separazione), attraverso pochi intermediari, a qualsiasi altro elemento della rete. Nel 1999 Albert-László Barabási, nel suo articolo Diameter of the World Wide Web stimò che erano sufficienti undici click per passare da un sito ad un altro scelti randomicamente. All’epoca erano presenti sul web circa 800 milioni di siti.

Social network
Le interazioni sui social (Fonte: Freepik)

I social network sono l’istituzionalizzazione della teoria della forza dei legami deboli. Secondo Mark Granovetter i legami deboli sono quelli più efficaci nella network society: essi sono infatti ponti che forniscono l’accesso a risorse e informazioni oltre e al di là del gruppo sociale di appartenenza. Sono importanti per la carriera professionale (per esempio Linkedin) e per il miglioramento del proprio status e della propria classe sociale.

Le comunità virtuali sono incarnazione della tendenza sociale verso reti di relazioni fondate non sulla condivisione di un luogo fisico ma sulla condivisione di interessi: “il ruolo più importante di Internet nella strutturazione delle relazioni sociali è il suo contributo al nuovo modello di socialità basato sull’individualismo. Così, non è Internet a creare un modello di individualismo in rete ma è lo sviluppo di Internet a fornire un supporto materiale adeguato per la diffusione dell’individualismo in rete come forma dominante di socialità”.  Nonostante la possibilità di un networking globale, per Sonia Livingstone la maggior parte dei contatti delle persone sono locali e i legami più forti sono quelli fondati su contesti sociali pre-esistenti e offline come i luoghi di lavoro o di studi. Sempre Livingstone, suggerisce il modello di identità della network society: “identity as display e identity through connection”.

Social Network
Il cartello di benvenuto in Facebook, Silicon Valley

La mobile network society è il potenziamento della struttura sociale concettualizzata in termini di network society per effetto delle nuove tecnologie di comunicazione wireless. Essa abilita comunità e partecipazione politica attraverso la diffusione autonoma di informazioni e le comunità di pratica istantanea (le smart mobs di Rheingold, 2013). La comunicazione interpersonale attraverso la telefonia mobile è ormai base della mobilità politica: il wireless consente mobilità, contatto personale e multimedialità. Anche altri processi e media sono importanti in questi fenomeni (che peraltro avvengono anche in assenza di tecnologie wireless): il precipitarsi di eventi che sollevano rabbia o altri sentimenti, il supporto di istituzioni come la Chiesa, l’informazione supplementare da fonti media mainstream o da Internet. Internet come nuova sfera pubblica, dunque, che allarga la democrazia e la deliberazione. Internet come sfera di mobilitazione, spazio di discussione e di coordinamento dei movimenti sociali. E’ la cosiddetta Mass self-communication: una nuova forma di comunicazione socializzata, che dà vita a networked communities. Una comunicazione di massa perché potenzialmente globale, multimediale, autonoma a livello di generazione, distribuzione e consumo dei contenuti nell’ambito di un’interazione many-to-many. Le pratiche costituenti sono i media informativi alternativi come Indymedia, le community action come Meetup, Moveon, smart mobs, siti spoof, subvertising, google bombing. Nascono anche forme di partecipazione, come il sostegno a cause e petizioni: si è appurato che le petizioni online che hanno maggior successo sono quelle aventi per oggetto argomenti di cultura popolare e non cause sociali o politiche in senso stretto.
Dietro a tutto questo c’è il nuovo potere del nostro tempo, quello dell’algoritmo.

 

 

Articolo a cura di Silvia Marigonda

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