Mimmo Lucano a Più libri, più liberi. Si tratta di essere umani

Mimmo Lucano a Più libri, più liberi. Si tratta di essere umani

Per citare il Nanni Moretti degli ultimi tempi, «io non sono imparziale». Non lo si può proprio essere in momenti come questi, dove il match della politica vede schierati – senza particolari motivi od emergenze – due squadre. Da destra a sinistra dei vostri smarphone vedrete palleggiare con scioltezza quelli che gridano all’«africanizzazione dell’Italia», quelli che giocano in attacco per paura di difendersi, quelli che sono in campo più per il piacere di entrar duri sull’avversario, che per il gusto di divertirsi facendo sport.
A far catenaccio dalla parte opposta ci sono quelli a cui è rimasto un briciolo di umanità, quelli che vedendo affogare persone in mare non si domandano se la signora aggrappata al salvagente abbia lo smalto sulle unghie o se le foto che stanno vedendo siano una montatura mediatica ordita da qualche lobbista di sinistra.

A dire il vero è una partita che non avrebbe nemmeno senso giocare, ma visto che ci si trova a dover decidere quale fratino indossare, chi scrive ha già scelto la sua squadra e chiede a gran voce Mimmo Lucano con la fascia da capitano. Perché a vederlo parlare ieri, alla prima giornata di Più libri, più liberi, l’ormai ex sindaco di Riace sembra uno di quei mediani cuore e polmoni a cui affidare le chiavi del centrocampo. Un uomo arrestato perché benefattore, in questa Italia dei paradossi che detiene ed esilia chi ha la sola colpa di essere stato umano: «Non posso tornare a Riace perché ho fatto i matrimoni. Che poi era uno solo», ripete a più riprese Mimmo Lucano a Più Libri, più liberi. E’ un fiume in piena, sente che ogni occasione pubblica sia una straordinaria possibilità per trasmettere il proprio fuoco.
Nel sentirlo raccontare il suo modello di integrazione – un esempio talmente d’avanguardia che è stato proposto Nobel per la Pace –  viene da domandarsi perché non sia la prassi. I famosi 35 € che i giocatori avversari credono destinati ad alberghi e Wi-Fi  e che, diciamolo una volta per tutte, servono per pagare spese sanitarie ed affini di altri esseri umani, nel modello Riace venivano impiegati – racconta Lucano – anche per ricostruire una matrice economica basata sull’integrazione: «35 euro che sono serviti a mettere in piedi tutto questo. Un modello concreto e semplice, per questo lo hanno voluto colpire, lo hanno scardinato. Perché politicamente conviene aizzare la paura verso lo straniero, invece che sostenere formule che lo accolgono e lo accettano. Pluralità è ricchezza» ripete.
E poi «Sono un anti-Salvini come pensiero e ne vado orgoglioso!». 
Parole con cui è impossibile non empatizzare, soprattuto quando si leggono certe statistiche, che la propaganda di destra si guarda bene dall’analizzare: la Nigeria nei prossimi 30 anni è destinata a diventare il terzo Paese più popoloso al mondo, ogni 43 esseri umani che vivono sul globo terracqueo almeno uno sarà nigeriano.
Un’espansione demografica che difficilmente potrà essere contrastata dalle bizzarrie politiche proposte fino ad ora dai governi europei. Non servirà a nulla il blocco nei centri di detenzione libici voluto dall’ex Ministro Minniti (Mimmo Lucano non risparmia nemmeno lui), né tantomeno chiudere porti e portoni come fatto sino ad ora da Salvini e Toninelli.
Il segreto è l’integrazione, è accogliere a braccia aperte: «In 3 mandati consecutivi a sindaco di Riace non ho mai detto di no all’arrivo di qualcuno!». Un esempio vincente, lontano anni luce – seppur geograficamente vicinissimo – dalla baraccopoli di San Ferdinando, dove la gente continua a morire bruciata viva e non gode nemmeno di elettricità ed acqua corrente.

Tutto questo nel silenzio generale di un’opposizione parlamentare troppo sterile e di una classe intellettuale che fino ad ora ha dimostrato una solidarietà di superficie a Lucano. «Ma io sono l’onda rossa!» –  conclude – «e se dovesse servire a combattere l’onda nera di discriminazione e odio io ci sarò».
Lui ci sarà, insieme a tutte quelle persone non imparziali che hanno deciso di giocare dalla parte dei più deboli. Si tratta di essere umani, si tratta di esseri umani!

 

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