La tecnologia che non era ancora pronta: cosa ci insegna il TRL sul vero viaggio dell’innovazione

C’è una cosa che nel mondo dell’innovazione tendiamo a dimenticare.
Quando vediamo una tecnologia funzionare, pensiamo che il viaggio sia finito.
Un prototipo che si muove.
Un algoritmo che riconosce un’immagine.
Un dispositivo medico che produce un risultato promettente.
Un nuovo materiale che, in laboratorio, sembra avere proprietà straordinarie.
E allora diciamo: funziona.
Ma tra “funziona” e “può essere utilizzata davvero” esiste spesso un abisso.
È proprio in quell’abisso che si nasconde una delle idee più importanti del trasferimento tecnologico: il Technology Readiness Level, meglio conosciuto come TRL.
Una scala apparentemente fredda, fatta di nove numeri.
In realtà, una delle mappe più umane che abbiamo per raccontare il viaggio di un’idea.
Dal principio alla realtà
Il sistema TRL nasce per misurare la maturità tecnologica di un’innovazione.
La Commissione europea lo utilizza, tra l’altro, nei programmi di ricerca e innovazione per descrivere quanto una tecnologia sia vicina alla sua applicazione concreta. La scala va da TRL 1, quando vengono osservati i principi fondamentali, fino a TRL 9, quando il sistema è stato effettivamente dimostrato in ambiente operativo.
Detto così sembra quasi una pagella.
In realtà è molto di più.
Il TRL racconta una storia.
TRL 1: abbiamo osservato qualcosa.
TRL 2: abbiamo formulato un possibile concetto tecnologico.
TRL 3: abbiamo ottenuto una prima prova sperimentale.
TRL 4: la tecnologia funziona in laboratorio.
TRL 5: comincia a funzionare in un ambiente rilevante.
TRL 6: viene dimostrata in condizioni più vicine alla realtà.
TRL 7: il prototipo viene provato in ambiente operativo.
TRL 8: il sistema è completo e qualificato.
TRL 9: la tecnologia è stata dimostrata nel mondo reale.
Nove livelli.
Ma anche nove passaggi attraverso i quali un’idea deve sopravvivere prima di diventare qualcosa che le persone possono davvero utilizzare.
Il laboratorio è un posto meraviglioso. Ma non è il mondo
Qui nasce uno dei più grandi equivoci dell’innovazione.
Un ricercatore può avere ragione.
La sua tecnologia può funzionare.
I dati possono essere eccellenti.
Il paper può essere pubblicato su una rivista prestigiosa.
E tuttavia quella tecnologia potrebbe non essere ancora pronta per il mercato.
Non è una contraddizione.
È semplicemente la differenza tra validare una tecnologia e farla funzionare nella complessità del mondo reale.
In laboratorio possiamo controllare molte variabili.
Nel mondo reale no.
Un sensore deve funzionare anche quando cambia la temperatura.
Un algoritmo deve continuare a produrre risultati affidabili quando i dati sono meno ordinati di quelli utilizzati durante la sperimentazione.
Un dispositivo medico deve confrontarsi con pazienti reali, procedure reali, operatori reali e vincoli regolatori.
Una macchina industriale deve funzionare non soltanto per qualche ora durante una dimostrazione, ma per mesi.
Ed è qui che molte innovazioni iniziano a scoprire la propria fragilità.
Non perché fossero sbagliate.
Perché la realtà è infinitamente più complicata del laboratorio.
Il salto più difficile non è da TRL 1 a TRL 2
A prima vista potremmo pensare che il passaggio più difficile sia trasformare un principio scientifico in una tecnologia.
Spesso non è così.
Il vero problema arriva dopo.
Quando bisogna prendere qualcosa che funziona e dimostrare che può funzionare sempre.
È il passaggio dalla prova alla robustezza.
Dalla possibilità alla ripetibilità.
Dal prototipo al prodotto.
E soprattutto dalla tecnologia alla soluzione.
Perché il mercato non compra un TRL.
Compra qualcosa che risolve un problema.
Questa differenza è fondamentale.
Un’università può avere sviluppato un sensore straordinario.
Ma qualcuno dovrà chiedersi:
quanto costa produrlo?
Chi lo utilizzerà?
Quanto dura?
Come viene certificato?
Quali brevetti di terzi potrebbero ostacolarne la commercializzazione?
Qual è il mercato?
Chi è disposto a pagare?
Quale impresa è in grado di industrializzarlo?
E soprattutto: quanto manca ancora perché questa tecnologia diventi una soluzione?
È qui che il trasferimento tecnologico smette di essere una semplice attività amministrativa e diventa una vera attività di costruzione.
Il “valle della morte” dell’innovazione
Esiste una fase particolarmente delicata nel percorso di una tecnologia.
È quella che spesso viene descritta come “valley of death”, la valle della morte dell’innovazione.
Da una parte abbiamo la ricerca.
Dall’altra abbiamo il mercato.
In mezzo c’è una terra difficile da attraversare.
Servono risorse per costruire prototipi migliori.
Servono test.
Servono infrastrutture.
Servono competenze industriali.
Servono proprietà intellettuale, certificazioni, regolazione, investimenti e spesso nuovi esperimenti.
E soprattutto serve qualcuno disposto a finanziare qualcosa che non è più soltanto ricerca, ma non è ancora un prodotto.
È uno dei motivi per cui una grande invenzione può rimanere per anni dentro un laboratorio.
Non manca necessariamente la qualità scientifica.
Manca il ponte.
Ed è proprio quel ponte che il trasferimento tecnologico dovrebbe contribuire a costruire.
Il TRL non misura il valore di un’idea
C’è però una precisazione importante.
Un TRL basso non significa che una tecnologia abbia poco valore.
Significa che è poco matura.
Sono due cose completamente diverse.
Una scoperta scientifica rivoluzionaria può trovarsi a TRL 2.
Un prodotto tecnologicamente mediocre, ma perfettamente industrializzato, può essere a TRL 9.
Il numero quindi non dice:
questa tecnologia è migliore di quell’altra.
Dice:
questa tecnologia è più vicina alla dimostrazione nel mondo reale.
È una distinzione fondamentale, soprattutto quando si parla di investimenti e politiche pubbliche.
Perché finanziare soltanto ciò che è già quasi pronto significa correre il rischio di sostenere soprattutto innovazioni incrementali.
Ma finanziare soltanto ciò che è ancora un’idea significa correre il rischio opposto: produrre eccellente ricerca che non arriverà mai alle persone.
L’innovazione ha bisogno di entrambe le cose.
Ha bisogno di qualcuno che immagini ciò che ancora non esiste.
E di qualcun altro che abbia la pazienza, le competenze e le risorse per portarlo nel mondo.
Quando il numero diventa una storia
È questo, forse, l’aspetto più interessante del TRL.
Dietro ogni numero c’è una storia.
Un TRL 3 può raccontare mesi o anni di ricerca.
Un TRL 5 può rappresentare il momento in cui un gruppo di ricercatori scopre che il proprio prototipo deve essere completamente ripensato.
Un TRL 7 può significare la prima volta in cui una tecnologia esce dal laboratorio e incontra davvero il suo ambiente operativo.
Un TRL 9 può essere il punto in cui un’idea nata anni prima diventa finalmente un oggetto, un processo o un servizio utilizzato da qualcuno.
E in mezzo ci sono fallimenti, correzioni, finanziamenti, brevetti, collaborazioni, discussioni, prototipi buttati via e ricominciati da capo.
Per questo trovo riduttivo parlare dell’innovazione come di un semplice percorso lineare.
L’innovazione assomiglia molto di più a una strada di montagna.
A volte si sale.
A volte si torna indietro.
A volte si scopre che la strada scelta non porta da nessuna parte.
E bisogna avere il coraggio di cambiare direzione.
L’errore più pericoloso: confondere la tecnologia con il prodotto
Nel trasferimento tecnologico questa distinzione è essenziale.
Una tecnologia è una possibilità.
Un prodotto è una possibilità trasformata in qualcosa di utilizzabile.
Tra le due cose esiste tutto ciò che normalmente non compare nelle fotografie dei laboratori.
Industrializzazione.
Regolamentazione.
Certificazione.
Business model.
Supply chain.
Proprietà intellettuale.
Finanziamento.
Competenze manageriali.
Clienti.
Mercato.
E, soprattutto, persone.
Perché alla fine una tecnologia non viene adottata da un algoritmo.
Viene adottata da qualcuno.
Un medico.
Un operaio.
Un ingegnere.
Un imprenditore.
Un’amministrazione pubblica.
Un cittadino.
Il vero TRL di una tecnologia, quindi, non dovrebbe essere soltanto una domanda tecnica.
Dovrebbe diventare anche una domanda umana:
siamo davvero pronti a farla entrare nella nostra vita?
L’innovazione non deve soltanto funzionare. Deve arrivare.
È forse questa la lezione più importante.
Per anni abbiamo raccontato l’innovazione attraverso la scoperta.
Il momento della scintilla.
L’intuizione.
Il laboratorio.
Il brevetto.
Ma la parte più difficile comincia spesso dopo.
Quando qualcuno deve prendere quella scintilla e impedirle di spegnersi.
Il trasferimento tecnologico serve esattamente a questo.
A trasformare la distanza tra ricerca e società in un percorso possibile.
E il TRL, dietro la sua apparente freddezza numerica, ci ricorda una cosa molto semplice:
un’invenzione non cambia il mondo quando viene scoperta.
Lo cambia quando riesce ad arrivarci.
Ed è forse questa la vera conseguenza di ogni tecnologia.
Non quanto sia sofisticata.
Non quanto sia brillante.
Non quanto sia innovativa sulla carta.
Ma quanto riesca, alla fine del suo lungo viaggio, a diventare qualcosa di reale per qualcuno.




