A che punto siamo con il Rome Technopole?

A Pietralata il futuro della ricerca romana comincia a prendere forma: dopo anni di progettazione, finanziamenti e passaggi amministrativi, il cantiere del Rome Technopole è entrato nella sua fase operativa e il grande polo dedicato alla ricerca applicata all’innovazione e al trasferimento tecnologico si prepara a diventare uno dei principali interventi di trasformazione del quadrante Nord-Est della Capitale.
La prima pietra è stata posata nel dicembre 2025, in via delle Cave di Pietralata, alla presenza delle istituzioni coinvolte. Il progetto nasce con un’ambizione precisa, quale quella di mettere in collegamento università, enti di ricerca, istituzioni e imprese, trasformando la ricerca scientifica in innovazione industriale all’interno del Technopole, che coinvolge sette università, quattro enti pubblici di ricerca e oltre venti gruppi industriali e imprese, con una concentrazione sulle tecnologie considerate strategiche per il futuro del Lazio: transizione digitale ed energetica, aerospazio, intelligenza artificiale, scienze della vita e biofarmaceutica.
Il primo edificio, affidato alla Sapienza, avrà una superficie di circa 2.500 metri quadrati e ospiterà la sede della Fondazione Rome Technopole, laboratori di ricerca, aule e spazi per la formazione, attività di trasferimento tecnologico e ambienti destinati a startup e imprese ad alto contenuto tecnologico. Il progetto non è dunque soltanto quello di costruire un nuovo edificio, ma di creare un luogo nel quale ricerca e produzione possano incontrarsi stabilmente.
L’investimento è senz’altro significativo. Il progetto complessivo è sostenuto da oltre 110 milioni di euro del PNRR, ai quali si aggiungono le risorse regionali. Nel marzo scorso la Fondazione ha comunicato di aver completato la spesa dei fondi PNRR, destinati non soltanto alle infrastrutture ma anche a ricercatori, borse di studio, laboratori e attività di ricerca, e, a luglio, la Regione Lazio ha inoltre approvato 15 milioni di euro per il secondo lotto, portando l’investimento complessivo destinato alla ricerca, all’innovazione e alla realizzazione del nuovo Technopole a circa 130 milioni.
Il secondo lotto rappresenta infatti il completamento della strategia per Pietralata: circa 5.300 metri quadrati complessivi destinati a laboratori, aule, incubatori e spazi per il trasferimento tecnologico, progettati secondo criteri di efficienza energetica e sostenibilità. Il calendario però è ancora in evoluzione, e questa non è un’incognita da poco per chi conosce l’esito classico di queste vicende, soprattutto se romane. A luglio la vicepresidente della Regione Roberta Angelilli aveva indicato gennaio come momento per l’inaugurazione del primo pezzo del Technopole, mentre gli aggiornamenti di agosto parlano invece di completamento del primo lotto nella primavera 2027, ma chissà che la Giunta Rocca non saprà stupirci con un esempio virtuoso di amministrazione.
Pietralata intanto si prepara sempre di più a cambiare volto. Con la questione “stadio della Roma” sullo sfondo, il Rome Technopole non sarà soltanto un nuovo complesso universitario, ma il tentativo di trasformare un’area strategica della Capitale in un ecosistema sviluppato che attenzioni permanentemente – inter alia – ricerca, formazione e impresa: una scommessa che, nei prossimi anni, dovrà dimostrare se Roma può davvero ambire a diventare uno dei poli europei dell’innovazione.




