Roma, i bus elettrici da 250 milioni si arrendono al caldo estivo

L’estate del 2026 ha messo a nudo le prime crepe della flotta elettrica di Atac, acquistata da Roma Capitale grazie ai fondi del Pnrr per un investimento complessivo che sfiora i 250 milioni di euro, destinato all’acquisto di 411 nuovi autobus Iveco E-Way completamente elettrici. Con le temperature che nelle ore mattutine sfiorano già i trenta gradi, gli impianti di climatizzazione vengono azionati al massimo regime fin dall’inizio del servizio, e questo comporta un consumo energetico tale da erodere rapidamente l’autonomia delle batterie, fissata contrattualmente intorno ai 250 chilometri con una singola ricarica. Il risultato è che diversi conducenti sono stati costretti a interrompere le corse per rientrare in anticipo nei depositi di Grottarossa, Portonaccio e Tor Sapienza, aree peraltro giudicate da più fonti mal distribuite rispetto all’estensione della città, un elemento che aggrava ulteriormente la logistica delle ricariche.
Atac, dal canto suo, ha attribuito il problema al caldo eccezionale e ha assicurato che non ci sono tagli strutturali alle corse, precisando che il servizio viene riorganizzato in tempo reale sostituendo i mezzi in difficoltà con altri veicoli disponibili. La vicenda ha però acceso la reazione dell’opposizione in Campidoglio, che parla apertamente di flop politico e amministrativo della giunta guidata dal sindaco Roberto Gualtieri. La consigliera comunale di Fratelli d’Italia Mariacristina Masi ha definito la situazione un fatto gravissimo se confermata la correlazione tra l’uso dell’aria condizionata e i rientri anticipati, soprattutto considerando l’entità dell’investimento sostenuto.
Sulla stessa linea il consigliere della Lega Maurizio Politi, secondo cui l’operazione rischia di trasformarsi in un boomerang per una città che ogni estate deve fare i conti con temperature sempre più estreme, e che ha annunciato la presentazione di un’interrogazione per chiedere chiarimenti puntuali all’amministrazione capitolina. La questione, al di là delle schermaglie politiche, solleva un tema tecnico più ampio, perché l’elettrificazione di una flotta urbana di queste dimensioni non dipende soltanto dall’acquisto dei mezzi, ma richiede un ecosistema infrastrutturale adeguato, fatto di colonnine, depositi ripensati e reti di ricarica capillari, un aspetto su cui Atac ha annunciato un piano di potenziamento da decine di milioni di euro con oltre 330 nuovi punti dedicati. Resta da vedere se le correzioni promesse basteranno a garantire un servizio regolare già dalla prossima estate, quando il caldo record rischia di ripresentarsi con la stessa intensità.




