L’ex principe Andrea di Windsor sta per perdere il Freedom of the City
In seguito alla scoperta di un suo coinvolgimento nei file Epstein e di altri scandali, l’ex principe Andrea Mountbatten-Windsor, dopo l’arresto e poi il rilascio nel febbraio scorso, sta ora per perdere anche il “Freedom of the City”, un importante riconoscimento simbolico esistente sin dal Medioevo. La City di Londra lo aveva assegnato al padre di Andrea, il principe Filippo. E Andrea lo ricevette nel 2012 proprio in virtù di quel titolo di Freeman che aveva onorato il duca di Edimburgo.
L’indagine su Andrea di Windsor si basa sulla sospetta condotta illecita nell’esercizio della sua funzione pubblica: l’accusa è di aver condiviso,mentre era emissario internazionale britannico per i commerci, informazioni riservate con Epstein. Ruolo che l’ex principe, che nega ogni illecito, ha ricoperto tra il 2001 e il 2011, incaricato dal governo Blair, sembra su indicazione diretta della madre, la regina Elisabetta II. Oltre a questo, nel mese di maggio la polizia britannica ha annunciato di avere allargato l’indagine in corso su abuso d’ufficio anche a possibili reati sessuali.
«Una legge per togliere ad Andrea Mountbatten-Windsor il Freedom of the City of London è in fase di stesura da parte dell’ufficio legale del City of London Corporation», riporta Bbc London. L’ex principe si prepara a un’estate in solitaria, escluso dalla pausa in famiglia delle vacanze estive a Balmoral, dove solo un’estate fa era stato accolto anche con l’ex moglie Sarah Ferguson.
«Let me state clearly: the law must take its course», voglio essere chiaro, la legge deve fare il suo corso». Le parole di re Carlo III dopo l’arresto del fratello nel giorno del suo 66mo compleanno non avrebbero potuto essere più nette. Prima dell’arresto di Andrea privato da re Carlo del titolo di principe, c’era stato solo il caso del duca di Cumberland, Ernest August, principe della corona di Hannover che ai primi del Novecento aveva perso il suo titolo di principe per aver commerciato segreti di stato e dialogato con il nemico. Era il 1917 e il duca aveva collaborato con la Germania, nemica di Londra nella prima guerra mondiale. La storia più lontana ovviamente non risparmia i casi di congiure e tradimenti a corte, ma erano tempi in cui tutto ciò non destava scalpore: era la normale gestione del potere a palazzo.
Alle Houses of Parliament dopo varie sollecitazioni si lavora intanto da mesi rimuovere l’ex principe anche dalla linea di successione dove ad oggi occupa ancora l’8 posto. Ma potrebbero volerci ancora mesi se non anni. Nei mesi scorsi si sono espressi su questo i Paesi del Commonwealth sul futuro dell’ex principe. Dal Canada, tra i Paesi di spicco del Commonwealth britannico, sono arrivate parole sferzanti da parte del premier Mark Carney, all’indirizzo dell’ex principe Andrea. «Deplorabile» la condotta di Andrea, ha detto Carney, un passato da governatore della Bank of England, rispondendo ai cronisti mentre si trova in visita a Tokyo. Così deplorevole, dopo quanto emerso dal rilascio degli Epstein Files, da rendere «necessaria» la cancellazione del suo nome dalla successione.
Proprio poiché il re è sovrano anche di 14 Paesi della rete di 56 che compone il Commonwealth, serve anche il consenso delle ex colonie. E con Carney sono già tre quelle favorevoli. Il primo a pronunciarsi era stato subito il premier australiano Anthony Albanese, una carriera costruita sulla promessa di un referendum pro-repubblica, ma conquistato poi dal rapporto con re Carlo che l’aveva portato a promettere mesi fa a Sandringham, che con lui al governo il ruolo della corona non sarebbe stato in discussione. Però lo scandalo Andrea l’ha mosso già a febbraio a scrivere all’indirizzo del numero 10 di Downing Street: «Concordo con Sua Maestà che la legge deve fare il suo pieno corso. E confermo che il mio governo sarebbe favorevole a qualsiasi proposta per rimuoverlo dalla successione». A ruota è seguita poi la Nuova Zelanda: il premier Christopher Luxon ha detto che «se il governo britannico deciderà di stralciarlo dalla successione, lo appoggeremo».




