La corsa alla candidatura del Segretario Generale all’ONU
Incomincia questa settimana la selezione della prossima guida delle Nazioni Unite. Dopo nove mesi durante i quali erano già usciti allo scoperto i sette possibili successori del portoghese Antonio Guterres, questi nomi andranno ora al vaglio dell’Assemblea Generale. Tre uomini e quattro donne. Tra questi sette profili emerge un dettaglio che li accomuna: la maggior parte proviene dalle Americhe. La motivazione risiede nel principio di rotazione che vige all’interno delle Nazioni Unite, secondo il quale il prossimo segretario generale dovrebbe provenire dal Nuovo Continente. La nomina non è assicurata per nessuno, tuttavia due candidati risulterebbero favoriti per la carica: Rafael Grossi e Michelle Bachelet.
Divergenze Bachelet-Grossi di aprile
Il 21 aprile si è tenuta la prima sessione degli Interactive Dialogues dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. In sei ore di interventi sono presto emerse le differenze tra i due candidati più popolari. Rafael Grossi sembrerebbe il candidato più apprezzato, mentre l’ex presidente del Cile appare, per le sue posizioni sull’ONU, maggiormente esposta a possibili veti.
Il messaggio di Bachelet è chiaro: Nazioni Unite “più agili, più efficienti e più capaci di rispondere alle sfide del mondo contemporaneo”. Aspra è la sua critica agli Stati Uniti: ha disapprovato le posizioni del Segretario di Stato Marco Rubio sull’aborto in nome dei diritti delle donne. Tuttavia, quando le è stato chiesto se temesse un veto da parte degli Stati Uniti, ha risposto con cautela, ricordando i buoni rapporti con Donald Trump ai tempi della sua presidenza del Cile.
Contrariamente, il motto di Rafael Grossi è stato: “L’essenza del lavoro diplomatico è mantenere gli equilibri”. Non ha ceduto alle domande scomode né alle provocazioni, come quando gli è stato chiesto se volesse essere più un generale o un segretario. La sua risposta è stata: “Un Segretario Generale”.
Gli altri candidati
Non meno presente nell’attenzione mediatica è il candidato senegalese Macky Sall, come Bachelet ex presidente del suo Paese. Il sessantaquattrenne si distingue per essere uno dei due candidati a non provenire dalle Americhe, proposto inizialmente dallo Stato del Burundi. Sarebbe però un segretario generale con alcune ombre: tra il 2021 e il 2024 le autorità senegalesi sono state accusate di aver represso brutalmente le proteste politiche durante la sua presidenza. Il secondo candidato africano è l’ugandese Olara Otunnu, che dal 1997 al 2005 si è distinto alle Nazioni Unite come rappresentante speciale per i bambini e i conflitti armati. È stato candidato dal proprio Paese nonostante il suo schieramento con l’opposizione al governo.
A essere proposta da Antigua e Barbuda è Maria Fernanda Espinosa. Ex ministra degli Esteri e della Difesa dell’Ecuador, difende il ruolo dell’ONU, definendola “l’unica piattaforma universale per affrontare le sfide comuni dell’umanità”. In corsa per la carica di segretario generale c’è anche Rebeca Grynspan, ex vicepresidente della Costa Rica e attuale capo dell’Agenzia delle Nazioni Unite per il Commercio e lo Sviluppo. Grazie a questo incarico si è distinta nel sostegno a importanti iniziative umanitarie, come quella sul Mar Nero che ha facilitato l’esportazione del grano ucraino.
Infine c’è Carolyn Rodrigues-Birkett. Già ministra degli Esteri della Guyana, candidata dal proprio Paese e attualmente ambasciatrice presso le Nazioni Unite, a 52 anni è la più giovane tra gli aspiranti alla carica. Nel suo programma pone l’accento sulla necessità di restituire autorevolezza e fiducia all’ONU, sostenendo che l’efficacia dell’organizzazione non debba essere valutata esclusivamente sulla base del suo operato in materia di pace e sicurezza, ma anche attraverso i risultati raggiunti nei campi dello sviluppo e della tutela dei diritti umani.




