Il Nettuno che ripartì da zero: tre anni di Zazza raccontati senza filtri
Il presidente del Nettuno Massimiliano Zazza racconta la rinascita del club, tra investimenti sulla struttura, la scommessa sui giovani e il caso della Hall of Fame di Cooperstown, ripercorrendo tre anni di gestione dopo l’eredità di Fabio Bonifazi.
Buongiorno Presidente Zazza, prima di parlare del Nettuno45 partirei con una panoramica generale sul baseball; in Italia viene percepito come uno sport minore o comunque di seconda fascia e prettamente americano, vogliamo smentire questa teoria?
Ovviamente non ha seguito del calcio o del tennis ma è uno sport che, per essere precisi, sta togliendo tante soddisfazioni alla nostra nazione, basti vedere gli ultimi risultati della nazionale. Il problema è che, nonostante gli importanti passi fatti, non viene raccontato o seguito dalla comunicazione come si faceva negli anni precedenti dove le testate davano spazio al baseball.
Sul discorso del baseball come sport prettamente americano è sbagliato e posso dare un esempio concreto, il Giappone ha una realtà sportiva molto forte, non è un caso che spesso e volentieri si imponga sugli americani.
Da presidente come si sta impegnando per rendere questo sport e, nel suo caso il Nettuno, accessibile a più persone possibili?
Sono una persona che ama i fatti, quando tre anni fa presi in mano la società decisi, tra i primi punti del mio programma, di mettere il costo del biglietto a cinque euro, il mio obiettivo era ed è riportare la gente sulle scalinate del nostro stadio.
Che tipo di Presidente è Massimiliano Zazza?
Ho una visione dinamica e innovativa ed il mio esserlo ha subito impattato sugli umori del Nettuno.
Mi spiego meglio, la nostra squadra è legata ad una tradizione vincente durante la sua storia. Prima di me ci sono stati anni bui, eravamo considerati una squadra addirittura di seconda categoria.
Il baseball si è evoluto e la società era rimasta ad una mentalità conservatrice poiché legata a vittorie ormai lontane, in parole povere stavamo pagando un pensiero tradizionalista quindi serviva stravolgere ed adattarsi a quello che è il presente ed il futuro, senza mancare di rispetto ovviamente a chi ha scritto la storia del nostro club.
E’ stato contestato?
Ripeto, rispetto chi ha fatto bene e vinto prima di me ma quando sono entrato alla guida ho esposto un mio programma ed intendo portarlo avanti.
Il primo anno venimmo contestati perché decidemmo di puntare forte sui giovanissimi, oggi abbiamo diciannovenni in nazionale maggiore.
Che Nettuno ha trovato tre anni fa?
Una squadra devastata, avevamo davvero perso lustro.
Sono subentrato a Fabio Bonifazi e mi sono subito reso conto che i primi problemi erano proprio legati al campo e alla nostra struttura quindi i primi investimenti sono stati fatti su quel fronte, circa 170mila euro spesi da parte nostra.
Un esempio pratico?
Abbiamo costruito una palestra all’interno per i nostri giocatori ed una foresteria.
Ha fatto anche dei tagli?
Ho ottimizzato più che altro. Siamo la squadra più a Sud d’Italia, ogni trasferta aveva dei costi alti; costi che poi vanno ad influire ad esempio sulla campagna acquisti, costi che altre società hanno in maniera inferiore e quindi possono investire nelle finestre di mercato.
La soluzione fu un investimento, siamo gli unici ad avere un pullman completamente nostro.
Il Comune, conoscendo la realtà e sapendo le difficoltà, ha partecipato attivamente alla manovra economica?
Ci ha donato un gruppo elettrogeno…
Torniamo al baseball, gli stranieri fanno tanta differenza durante la stagione?
Inutile nasconderlo, giocatori che vengono da campionati più importanti la differenza la fanno. La nostra fortuna è che i nostri ragazzi, giocando in nazionale, sono abituati a trovarsi contro giocatori internazionali.
Va detta anche un’altra cosa, non è detto che un giocatore proveniente da fuori si abitui al nostro campionato e renda allo stesso modo, ricordiamoci che giochiamo meno rispetto ad altre leghe.
Obiettivo di questa stagione?
Abbiamo preso più lanciatori e meno interni, la squadra è costruita per arrivare alla semifinale.
Maggio 2026: gemellaggio con Cooperstown in USA, la culla del baseball mondiale accoglie Nettuno nella sua Hall of fame, un traguardo storico non crede?
Direi un gran bel falso nella narrazione.
Era l’ultimo anno di Biden alla presidenza americana, venne qui il loro vice ministro dello sport per visitare lo stadio e prendere materiale storico.
Stettero qui una settimana e ricevemmo la comunicazione della nostra entrata nella Hall of fame, con relativo invito, dalla Casa Bianca. Ti parlo di due anni e mezzo fa.
A Cooperstown, senza nulla togliere a Sindaco ed ex giocatori, noi, come società potevamo e possiamo andare quando vogliamo.
Per questo non eravate presenti alla cerimonia di maggio?
Ci venne comunicato un giorno prima e noi giocavamo in trasferta a Reggio Emilia. Inutile dirti che il calendario degli incontri era già stato ufficializzato e visibile alle autorità con largo anticipo.
Venne in Italia, Deb Di Maggio (la nipote di Joe), partecipò alla cerimonia ma non visitò il nostro stadio.
Non è sterile polemica, qualora fossimo stati interpellati avremmo detto alle autorità che nella Hall of fame il nome di Nettuno era già presente, bastava renderci partecipi.




