Francesco Pazienza, elegante e anticonformista protagonista degli anni 70′
Il potere spesso, come noto, si serve di personaggi singolari. Avventurieri, mercenari, agenti segreti, seduttori, millantatori. Sono questi gli indiscussi protagonisti delle trame più oscure.
Le loro vite sono, lapalissianamente, da romanzo. La spy story, genere che non conosce crisi di pubblico, attinge spesso alla realtà che, in alcuni casi, è anzi, molto più avvincente della versione romanzata della Storia.
L’immenso Divo Andreotti -uno che di Potere sapeva qualcosa- alla presentazione del “Il sigillo della porpora”, esordio letterario di Gigi Bisignani -un altro che sa come muoversi nei Palazzi – con una battuta e con la sua tipica aria sorniona liquidava così il ruolo delle Spie “….non capisco perché le spie trovino sempre delle donne bellissime”, quasi a sminuire il fascino suscitato da questi personaggi e a voler ristabilire un ordine gerarchico tra realtà e romanzo, ove la prima risulta più avvincente della seconda.
Nello spazio di manovra del potere ad incontrarsi e scontrarsi sono gli interessi più vari e compositi. Quelli economici, con i disegni delle varie lobby, quelli politici con il gran ballo della sicurezza nazionale delle singole nazioni, quelli ideologici (che ispirano e sono ispirati dagli altri). L’immancabile odore dei soldi, per alcuni fine per altri mezzo.
La storia d’Italia è costellata da misteri e dai loro protagonisti, che spesso, come grandi attori, abili nel passare da un personaggio all’altro, compaiono in più di uno di essi.
Indubbio protagonista, nei roventi anni ’70 del nostro paese, è Francesco Pazienza.
Se non può vantarsi del fatto che il termine “faccendiere” sia stato coniato per lui – fu Scalfari a definire cosi la “professione” di Flavio Carboni, ed oggi la parola è divenuta di uso comune- nessuno più di lui ne ha incarnato lo spirito.
Raccontare la vita di Frank -come si divertiva a farsi chiamare- vuole dire ripercorrere d’un sol colpo tutti i misteri d’Italia e non solo.
Come il protagonista di un romanzo, larger than life, Pazienza ha attraversato di mistero in mistero il passaggio da una economia prettamente industriale ad una orientata ai servizi.
Riduttivo farlo apparire come James Bond, può al contempo impersonare anche il ruolo del tipico antagonista di 007, come uno dei membri della Spectre.
Come l’Emilio Largo immaginato da Fleming e a cui Adolfo Celi ha prestato il volto, Pazienza attraverserà la sua vita su macchine veloci, con donne bellissime (con buona pace del Presidente Andreotti, tra l’altro non amato dal Nostro) perennemente in vacanze nelle mete à la page.
Non a caso, Roger Moore, durante una uscita in barca a largo della Costa Azzurra, si rivolge a lui, tra il serio e il faceto, chiamandolo Collega.
Elegantissimo e anticonformista, immancabile ascot al collo, nato in una famiglia della buona borghesia pugliese, si trasferisce a Roma per studiare medicina, seguendo i dettami del padre ingegnere che voleva un figlio medico come il nonno e lo zio.
Nelle aule della Sapienza ha modo di incrociare, sostenendo un esame, il prof. Aldo Semerari, ordinario di medicina legale, anche lui pugliese della provincia di Taranto (nato a Martina Franca) ed indubbio protagonista di tanti misteri dell’Italia di quegli anni, come lui stesso ricorderà durante una deposizione.
Dopo la laurea in medicina, con lode, affronta subito, a muso duro, le ambizioni paterne svincolandosi dai disegni del genitore e inizia a lavorare per Costeau – il famoso oceanografo francese, entrato nell’immaginario collettivo per il personaggio Steve Zissou interpretato da Bill Murry nel film di Wes Anderson – occupandosi di finanza e grandi affari internazionali.
Come un ragazzo, nato in una provincia remota del sud, sappia muoversi con grande disinvoltura in certi ambienti, resta forse il mistero più grande tra i tanti che affollano la biografia di Pazienza.
Da Parigi ancora a Roma al “servizio” dei Servizi, con il Generale Santovito. Rimane deluso da quel mondo, che lui ha sempre definito pieno di incompetenti, ma che non smetterà mai di bazzicare.
Tornato alla Finanza come consulente speciale e diretto di Roberto Calvi, continua a entrare e uscire da certi Uffici.
Una delle accuse che gli verranno mosse, insieme al depistaggio per la Strage di Bologna, sarà quella di essere così potente da aver messo in piedi un servizio parallelo il “SuperSisimi”.
Così devoto ad Umberto D’Amato, il grande spione e gastronomo, da permettere ad una sua chiamata di interrompere le vacanze di agosto nell’Ibiza dei primi anni ’80, per rientrare di corsa a Roma.
Negli anni del Banco Ambrosiano, neanche a dirlo è vicino a Marcinkus e fedele al motto l’argent fait la guerre metterà le proprie competenze al servizio della missione di Wojtila: sconfiggere il Comunismo.
Movimentati anche i suoi anni a New York. Amico indistintamente dei Rockfeller e dei Gambino, cui chiede di sventare un attentato in Italia, finirà, in uno dei suoi soggiorni in carcere, compagno di cella di Ziù Tano Badalamenti.
Ospite a cena dal dittatore Niorega, sarà commensale di Pablo Escobar.
Protagonista delle elezioni presidenziali americane vinte da Regan a scapito di Carter, con il dossier dello scandalo Billygate, ai danni del fratello del presidente, confezionato direttamente da lui.
Non manca la sua partecipazione alla liberazione dell’assessore in Campania della D.C. Cirillo grazie ai rapporti con il braccio destro del boss di camorra Cutolo, Vincenzo Casillo.
L’incommensurabile vita dell’incontenibile Pazienza.
(Francesco Pazienza, Monteparano (TA)17 marzo 1946 – Sarzana (SP) 22 giugno 2025).




