La sede della Rai passa in mano francese: Roma vende (ancora) i suoi gioielli
Due torri, 15.000 metri quadrati, un inquilino illustre. E adesso un nuovo proprietario che parla francese. La storia dell’immobile di via Alessandro Severo è una piccola parabola dell’Italia di oggi.
Immaginate di passare in macchina sulla Cristoforo Colombo, uno di quei viali romani larghi e un po’ muscolosi che collegano l’EUR al centro, e di alzare lo sguardo verso due torri simmetriche, gemelle, che si guardano come specchi. Ecco: quello è, o meglio, era, l’edificio di Savills. Adesso è di Corum. Ovvero: francese.
Ma andiamo con ordine, perché la vicenda merita di essere raccontata bene, senza il solito gergo da comunicato stampa che nessuno capisce.
Savills Investment Management SGR, per conto del fondo Anagram, sottoscritto da Bain Capital, ha ceduto l’immobile direzionale sulla Cristoforo Colombo, sede temporanea della Rai di Roma in via Alessandro Severo 246, a Corum Origin SCPI, società pioniera nell’investimento diversificato nella zona euro, attiva dal 2012 e gestita da Corum Asset Management, primario investitore istituzionale francese parte del gruppo Corum Butler.
Traduzione per chi non mastica finanza immobiliare: un fondo anglosassone ha venduto un palazzo romano, dove lavora la tv pubblica italiana, a un investitore francese. E la Rai continuerà a starci dentro, come affittuaria, con contratti di lungo periodo.
L’immobile è caratterizzato da due torri simmetriche collegate ai piani inferiori, per una superficie complessiva di circa 15.000 metri quadrati, ed è stato recentemente oggetto di una riqualificazione grazie a cui ha ottenuto la certificazione LEED Gold – Core & Shell. Per chi non lo sapesse, il LEED Gold è una certificazione internazionale di sostenibilità ambientale: in parole povere, l’edificio è stato ristrutturato e reso più efficiente dal punto di vista energetico. Bene, in teoria.
C’è un dettaglio che i tecnici del settore sottolineano con una certa soddisfazione: questa operazione rappresenta la più grande transazione per uffici fuori dal distretto centrale (non-CBD) degli ultimi anni nella Capitale.
In soldoni: di solito i grandi investitori stranieri comprano solo nel cuore di Roma, il Colosseo, Prati, il centro storico. Qui invece stiamo parlando dell’EUR, di un quartiere direzionale costruito dal fascismo per l’Esposizione Universale del 1942, mai tenuta per via della guerra, e che oggi è un po’ anonimo ma funzionante. Il fatto che un fondo istituzionale internazionale abbia scommesso su quella zona dice qualcosa di interessante sul mercato romano.
Lo conferma anche Pietro Dentesano, Head of Office Capital Markets di JLL Italia, secondo cui la rilevanza dell’operazione conferma la capacità del mercato uffici romano di attrarre transazioni di scala significativa da parte degli investitori istituzionali anche in contesti non-CBD.
Qui viene la parte che fa riflettere. La Rai, azienda pubblica, pagata in buona parte dal canone che ogni italiano versa (spesso obtorto collo), non possiede il palazzo in cui lavora. Lo affitta. Prima da Savills, ora da Corum. Cambia il padrone di casa, ma l’inquilino resta lo stesso: noi contribuenti, indirettamente.
Non è una novità, per carità. Le grandi aziende pubbliche italiane hanno da tempo smesso di possedere i propri uffici, li vendono, li affittano, li cedono in operazioni di sale and leaseback che a volte hanno senso finanziario e a volte sembrano solo un modo per fare cassa oggi scaricando costi sul domani. In questo caso non sappiamo i dettagli del canone, ma il meccanismo è quello.
Corum Asset Management detiene 113 asset in 12 paesi europei, per un totale di oltre 1 milione di metri quadrati, e investe prevalentemente in uffici (45% degli immobili). Il 15% dei suoi asset sono situati in Italia. Quindi non sono degli estranei al nostro mercato: conoscono l’Italia, ci investono, e evidentemente ci credono.
Non è un caso che si chiamino “Origin”: Corum Origin è uno dei loro fondi di punta, pensato per i piccoli risparmiatori francesi che vogliono investire nel mattone europeo senza comprare un appartamento. Una specie di crowdfunding immobiliare sofisticato, ma istituzionale.
C’è qualcosa di simbolico in questa vicenda. Un pezzo di Roma che ospita la televisione pubblica italiana, la Rai, con tutto il suo peso culturale, politico, sentimentale, è ora di proprietà francese. Non è uno scandalo, sia chiaro: il mercato è il mercato, e vendere a chi paga di più è legittimo. Ma è uno di quei fatti che meritano di essere notati, raccontati, tenuti a mente.
Perché alla fine, dietro i comunicati stampa con i loro “asset”, “CBD”, “LEED Gold” e “fondo Anagram”, c’è sempre una storia concreta: un edificio, delle persone che ci lavorano, e una città, Roma, che continua ad essere appetibile per il mondo. Nel bene e nel male.




