Le navi della Flotilla sono state intercettate in acque internazionali
Le imbarcazioni della Global Sumud Flotilla sono state intercettate e circondate in acque internazionali. Lo confermano i referenti italiani dell’organizzazione spiegano che l’attacco è avvenuto intorno alle 21.30 ora italiana da altre navi che si sono identificate come di provenienza israeliana. Da quel momento i contatti si sono interrotti.
Tra queste imbarcazioni intercettate, anche la Holy Blue, sulla quale viaggiava Andrea Sceresini del manifesto. «Ieri sera, poco prima delle 22, al largo della Grecia, le radio di bordo hanno smesso di funzionare e abbiamo visto avvicinarsi una nave militare con i fari puntati», ha scritto sul giornale in edicola oggi. Nella notte, poco dopo le 3, è arrivato un ultimo video, girato prima di gettare in mare lo smartphone: «Ci stanno intercettando. Ce li abbiamo addosso. Si stanno avvicinando con un gommone. Ci stanno per prendere».
Le imbarcazioni si trovavano a sud della Grecia quando sono state sorvolate da alcuni droni, per poi essere raggiunte dalle imbarcazioni israeliane. Gli ultimi contatti con la base italiana della Flotilla sono stati persi in concomitanza con l’accerchiamento. Tra le prime imbarcazioni prese di mira e accerchiate dalle forze israeliane c’è la nave italiana Bianca. Gli attivisti a bordo hanno attivato le procedure di emergenza previste in questi casi.
Secondo quanto riferito dagli organizzatori, alcune unità militari si sarebbero avvicinate puntando laser e armi, intimando ai partecipanti di spostarsi a prua e mettersi in ginocchio. Le comunicazioni sarebbero state disturbate e sarebbe stato lanciato un SOS. La Flotilla, composta da decine di imbarcazioni, stava tentando di sfidare le restrizioni imposte da Israele. In passato, interventi simili erano avvenuti molto più vicino alle coste della Striscia.
La Marina israeliana – scrive Al Jazeera – ha dichiarato di aver sequestrato circa 50 imbarcazioni con a bordo 400 attivisti, «a centinaia di chilometri dalle coste israeliane», e di aver informato le persone a bordo di essere «in arresto». Secondo la Flotilla il numero sarebbe inferiore. Non è dato sapere al momento quale sia il destino degli rapiti: probabilmente, il porto di Ashdod, lo stesso in cui ieri sera l’esercito intimava alla missione di scaricare gli aiuti umanitari.
«Si tratta di un vero e proprio attacco contro civili in acque internazionali. Imbarcazioni civili disarmate, a centinaia di chilometri da Israele, vengono circondate e minacciate con le armi», ha denunciato sempre ad Al Jazeera Gur Tsabar, addetto stampa della Global Sumud Flotilla. «Israele non ha giurisdizione in queste acque. Intercettare o abbordare queste imbarcazioni equivarrebbe a una detenzione illegale, potenzialmente a un rapimento in alto mare», ha aggiunto. Tsabar ha esortato i governi di tutto il mondo ad agire immediatamente: «Ogni governo ha l’obbligo di proteggere gli oltre 400 civili a bordo e di rispettare il diritto internazionale. Il silenzio, in questo momento, equivale a una totale complicità».




