Spari al corteo del 25 aprile: fermato un 21enne iscritto alla Comunità ebraica
C’è un fermo per i colpi di pistola ad aria compressa sparati al termine del corteo per il 25 aprile nei pressi di Parco Schuster a Roma, dove sono rimasti feriti due attivisti dell’Anpi. È un 21enne della Comunità ebraica, Eitan Bondì, residente in zona Marconi, che è stato perquisito nella serata di martedì 28 aprile. È accusato di tentato omicidio, porto e detenzione di armi illegale. Il provvedimento è stato disposto direttamente dal procuratore capo di Roma, Francesco Lo Voi. Eitan Bondì ha ammesso di essersi disfatto dell’arma ma non ha spiegato i motivi del gesto. Il ragazzo era iscritto alla facoltà di Architettura e faceva anche l’agente immobiliare. Il ragazzo è stato trasferito nel carcere di Regina Coeli e nelle prossime ore è attesa la richiesta di convalida del fermo e nei prossimi giorni comparirà davanti al gip. Nel corso della perquisizione in casa gli investigatori hanno trovato anche dei coltelli.
La Digos ha individuato, dopo le indagini coordinate dalla procura di Roma, il presunto autore del gesto. Il giovane, a bordo di uno scooter, con indosso giacca mimetica e casco integrale ha sparato almeno tre colpi – piombini compatibili con armi ad aria compressa tipo softair – contro due manifestanti che avevano al collo il fazzoletto rosso dell’Anpi: l’uomo, 65 anni, è stato ferito vicino al collo e alla guancia. La donna, invece, alla spalla. Entrambi hanno riportato lievi escoriazioni e sono stati medicati dal personale del 118 sul posto.
Il lavoro degli inquirenti, immediatamente, si è concentrato sulle analisi delle riprese video tra via delle Sette Chiese e viale Ostiense. Da lì è partita la caccia al numero di targa dello scooter per risalire a chi avesse sparato. Gli investigatori hanno anche visionato i filmati del 24 aprile per capire se l’aggressore avesse effettuato un sopralluogo nell’area. Il focus ha posto l’attenzione non solo sula dinamica dei fatti ma anche sull’itinerario tracciato dal presunto autore del gesto lungo la direttrice di allontanamento da luogo in cui si è consumata l’aggressione. In questo modo, è stato possibile risalire al modello dello scooter e a estrapolare i dati parziali della targa del motorino. Intrecciando i dati raccolti nelle prime quarantott’ore con gli approfondimenti svolti attraverso le banche dati della motorizzazione, è stato scovato l’intestatario e conducente dello scooter, che è stato sottoposto a fermo di polizia giudiziaria.
L’episodio, hanno dichiarato gli attivisti ANPI, “non è isolato e si colloca all’interno di una lunga serie di raid nelle scuole e intimidazioni di varia natura ad opera di sedicenti gruppi sionisti contro l’Anpi e contro professori, studenti, spazi sociali e lavoratori. La violenza usata per colpire la coppia di compagni e con loro l’Anpi e tutta intera la grande comunità antifascista di Roma conferma come la memoria storica della Resistenza e la mobilitazione popolare che tutt’oggi sa suscitare rappresenti il nemico di coloro che non solo sostengono guerre di aggressione coloniali e genocidi come quelli che da anni sono perpetrati dal governo Netanyahu (su cui pende un mandato di cattura internazionale per crimini di guerra) contro il popolo palestinese, che lotta e resiste per la sua autodeterminazione e libertà, ma che non esitano ad usare direttamente la violenza contro chi, fedele agli ideali della lotta partigiana, sostiene la causa di tutti i popoli oppressi (dal Venezuela e Cuba sottoposte alla morsa economica e militare degli Usa fino al popolo kurdo) e lotta al loro fianco”.
“Il fermo di un ragazzo iscritto alla comunità ebraica di Roma per i fatti del 25 aprile ci riempie di sgomento e indignazione”. Così Victor Fadlun, presidente della comunità ebraica, dopo il fermo del 21enne. Nel suo commento ha ribadito di dissociarsi “da qualsiasi forma di violenza antidemocratica”. Inoltre, dalla comunità ebraica hanno espresso solidarietà e vicinanza ai feriti “Rossana Gabrieli e Nicola Fasciano. Esprimiamo fiducia nel lavoro della procura e delle forze dell’ordine affinché sia fatta piena luce sulla dinamica dei fatti e su ogni responsabilità. In una fase così tesa rivolgiamo un appello alle forze politiche e alla società civile a evitare ogni strumentalizzazione che possa alimentare l’odio e generare nuova violenza”.
La Brigata ebraica ribadisce con forza di non conoscerlo, non avere tra i suoi membri persone che rispondano a questo nome. Sottolinea anche di non aver alcun rappresentante né iscritto nella città di Roma”. Così in una nota del direttore del museo della Brigata ebraica, Davide Riccardo Romano. E ancora: “La Brigata ebraica ha combattuto per la libertà e la dignità umana. Strumentalizzarne il nome per giustificare o coprire comportamenti violenti è un oltraggio alla sua memoria e a tutti coloro che si sono sacrificati sotto quella bandiera. Ringraziamo di tutto cuore le forze dell’ordine per aver agito con tale rapidità. La loro prontezza è un segnale importante e un messaggio chiaro: certi atti non devono essere tollerati”.




