Roma sotterranea: i 71 anni della metro B, tra storia, guerra e modernità
Settantuno anni dopo quel 9 febbraio 1955, la metropolitana di Roma continua a raccontare, forse più di qualunque altra infrastruttura urbana italiana, le ambizioni, le fratture e le trasformazioni del Paese: la linea B, oggi percepita come una delle arterie quotidiane del traffico capitolino, fu in realtà il primo esperimento metropolitano d’Italia, un’opera che nasce nel cuore del Novecento tra propaganda, guerra e ricostruzione, e che ancora oggi conserva le tracce di quella genesi complessa. La sua origine affonda negli anni Trenta, quando il regime fascista immaginò un collegamento rapido tra la stazione Termini e il quartiere dell’E42, il grande progetto urbanistico destinato a ospitare l’Esposizione Universale del 1942; una visione di modernità che si infranse contro la storia, perché l’ingresso dell’Italia nella Seconda guerra mondiale bloccò i lavori e trasformò le prime gallerie già scavate in rifugi antiaerei per la popolazione. È in questo passaggio che la metropolitana romana smette di essere solo infrastruttura e diventa testimonianza: da simbolo di potenza a spazio di sopravvivenza, prima ancora di diventare mezzo di trasporto.La ripresa dei lavori nel 1948, in un’Italia ormai repubblicana e impegnata nella ricostruzione, segna l’inizio di una nuova fase, culminata nell’inaugurazione del 1955 alla presenza del presidente Luigi Einaudi; la tratta iniziale collegava Termini all’EUR, quartiere che nel frattempo aveva mutato funzione e identità, trasformandosi da palcoscenico espositivo a polo direzionale della capitale. In quel momento nasce non solo una linea ferroviaria urbana, ma un modello di mobilità destinato a espandersi lentamente, spesso con ritardi e ripensamenti, seguendo le contraddizioni dello sviluppo romano.Non è un caso che la linea, pur essendo la prima, sia stata ribattezzata “B” solo nel 1980, con l’arrivo della linea A, quasi a testimoniare una stratificazione irregolare, fatta di aggiunte successive più che di pianificazione organica. Negli anni Novanta l’estensione verso Rebibbia e, più recentemente, la diramazione B1 verso il quadrante nord-est hanno ampliato la rete, trasformando quella che era nata come una semplice connessione tra centro e periferia sud in una dorsale che attraversa l’intera città. Eppure, al di là dei numeri e delle estensioni, la linea B resta soprattutto un dispositivo narrativo della città: scorrendo sotto luoghi simbolici come il Colosseo o il Circo Massimo, collega epoche diverse in pochi minuti, sovrapponendo l’antico e il contemporaneo in un continuo dialogo sotterraneo. La sua storia dimostra come le infrastrutture non siano mai neutre: riflettono le ambizioni politiche, resistono alle crisi e si adattano, spesso faticosamente, alle esigenze di chi le attraversa ogni giorno.




