Franco Battiato, il “Centro di gravità permanente” al MAXXI
Quando un artista muore, la domanda più difficile non è come ricordarlo, ma come non appiattirlo nel ricordo. “Franco Battiato. Un’altra vita”, la mostra verrà inaugurata il 31 gennaio al MAXXI di Roma, affronta questa sfida con una scelta di fondo intelligente: non celebra semplicemente Battiato, ma prova a restituire il suo metodo, la sua inquietudine, quella ricerca costante di nuovi linguaggi che lo ha definito come artista.
A cinque anni dalla sua scomparsa, con la coproduzione del Ministero della Cultura e la curatela di Giorgio Calcara insieme a Grazia Cristina Battiato, la mostra ripercorre sette sezioni fondamentali della vita del maestro siciliano. Non è una retrospettiva in senso tradizionale: il titolo stesso suggerisce una lettura basata sulla trasformazione, sul movimento continuo tra linguaggi diversi.
Si parte dall’inizio, dalla Sicilia e dalla migrazione a Milano, per attraversare poi la sperimentazione elettronica, il passaggio dall’avanguardia al pop, la dimensione mistica tra Oriente e Occidente, il ritorno alle origini personali, il ruolo di maestro e infine il dialogo tra suono e immagine nel cinema. Ogni tappa racconta non solo un’evoluzione stilistica, ma una ricerca filosofica profonda, quella che Battiato ha coltivato per decenni con la serietà di un intellettuale, non di un cantante.
Al centro della mostra, uno spazio ottagonale – eco dell’ottava musicale – ospita un’esperienza sonora immersiva che avvolge il visitatore. Intorno, copertine di album storici, fotografie, documenti inediti e cimeli rari dialogano con un aspetto spesso sottovalutato: il côté pittorico di Battiato, fatto di sfondi dorati, simboli e archetipi che rimandano a un gusto allegorico mediorientale che lo ha sempre affascinato.
Quello che colpisce della scelta espositiva è l’assenza di gerarchie. Non si racconta il musicista dimenticando il poeta, il filosofo, il ricercatore spirituale. I lungometraggi narrativi e documentari che descrivono le sue ricerche artistiche e spirituali non sono appendici nostalgiche, ma parti organiche di un’indagine che ha sempre rifiutato le categorie prestabilite.
Battiato è stato, per eccellenza, l’artista che ha attraversato i confini senza chiedere permesso: dalla sperimentazione elettronica agli anni Settanta fino alla musica classica degli ultimi decenni, dalla terapia psicogenealogia all’interesse per il Sufi, dalla scrittura di canzoni indimenticabili al cinema autoriale. E questa mostra, nel rifiutare di raccontarlo attraverso una sola disciplina, lo rispetta davvero.
La mostra rimarrà aperta fino al 26 aprile 2026, dal martedì alla domenica dalle 11 alle 19. Un’occasione per riscoprire non tanto il Battiato delle hit estive – quello lo conoscono già – quanto il Battiato che continua a insegnare come l’arte funziona quando non ha fretta di farsi capire, quando sa di parlare a chi è disposto ad ascoltare.




