Goldman Sachs, nascita e fallimento del gruppo bancario
La storia di Goldman Sachs rappresenta uno degli esempi più affascinanti dell’evoluzione del capitalismo finanziario americano, un racconto che attraversa oltre centocinquant’anni di trasformazioni economiche, crisi devastanti e straordinarie rinascite.
Tutto ebbe inizio nel 1869, quando Marcus Goldman, un immigrato ebreo tedesco arrivato negli Stati Uniti nel 1848, fondò a New York una piccola impresa che si occupava di commercial paper, ossia cambiali commerciali. Goldman lavorava da un modesto ufficio situato in una cantina di Pine Street, nel cuore del distretto finanziario di Manhattan. La sua attività consisteva nell’acquistare cambiali da commercianti locali e rivenderle alle banche, fungendo da intermediario in un sistema finanziario ancora primitivo rispetto agli standard odierni.
Nel 1882, il genero di Marcus, Samuel Sachs, entrò nella società come partner, e l’azienda assunse il nome che avrebbe portato alla fama mondiale: Goldman Sachs & Co. L’ingresso di Sachs segnò l’inizio di una fase espansiva, con l’apertura di nuove linee di business e l’ampliamento della rete di contatti commerciali. La famiglia Goldman e la famiglia Sachs guidarono l’impresa attraverso le turbolenze della fine del diciannovesimo secolo, costruendo una reputazione di affidabilità e discrezione.
All’inizio del ventesimo secolo, Goldman Sachs compì un salto qualitativo entrando nel business delle sottoscrizioni di titoli azionari. Nel 1906, la banca gestì la sua prima offerta pubblica iniziale per una grande azienda, la United Cigar Manufacturers Company, seguita da altre operazioni di prestigio per Sears, Roebuck & Company e altri grandi nomi dell’industria americana. Questo nuovo settore di attività trasformò Goldman Sachs da semplice intermediario di carta commerciale a protagonista di Wall Street.
Tuttavia, il primo grande disastro nella storia della banca arrivò con la Grande Depressione.
Nel 1929, Goldman Sachs aveva creato il Goldman Sachs Trading Corporation, un fondo di investimento chiuso che attrasse enormi capitali durante l’euforia speculativa degli anni Venti. Quando il mercato azionario crollò nell’ottobre del 1929, il valore delle azioni del fondo precipitò da oltre centoquattro dollari a meno di due dollari per azione. Migliaia di investitori persero i loro risparmi, e la reputazione di Goldman Sachs subì un colpo devastante. L’azienda sopravvisse a malapena, ridimensionandosi drasticamente e ritirandosi temporaneamente dal business delle sottoscrizioni azionarie.
La rinascita dopo la Depressione fu lenta ma metodica. Sotto la guida di Sidney Weinberg, che divenne senior partner nel 1930 e guidò la banca per quasi quarant’anni, Goldman Sachs ricostruì pazientemente la sua credibilità. Weinberg era un personaggio straordinario, un uomo partito dal nulla che era entrato in Goldman Sachs come fattorino adolescente e aveva scalato tutti i gradini dell’organizzazione. La sua strategia si basava su relazioni personali profonde con i capitani d’industria americani e su un approccio conservatore alla gestione del rischio.
Durante la Seconda Guerra Mondiale e nel dopoguerra, Goldman Sachs tornò gradualmente a gestire operazioni di rilievo, assistendo aziende come Ford Motor Company nella sua offerta pubblica iniziale del 1956, una delle più grandi della storia fino a quel momento.
Negli anni Settanta e Ottanta, Goldman Sachs si trasformò nuovamente, questa volta abbracciando l’innovazione finanziaria e l’espansione globale. La banca divenne pioniera nel trading di obbligazioni, nel risk arbitrage e nel business delle fusioni e acquisizioni. Sotto la leadership di figure come John Whitehead e John Weinberg, figlio di Sidney, l’azienda sviluppò una cultura aziendale distintiva basata su quattordici principi aziendali che enfatizzavano l’interesse del cliente, l’integrità e il lavoro di squadra.
Un momento cruciale nella storia moderna di Goldman Sachs arrivò nel 1999, quando l’azienda, che era rimasta una partnership privata per centotrenta anni, decise di quotarsi in borsa.
L’offerta pubblica iniziale valutò la banca a oltre trenta miliardi di dollari e trasformò molti partner in miliardari. Questa transizione da partnership a società per azioni alterò profondamente la cultura e gli incentivi dell’organizzazione, rendendo la banca più orientata alla crescita aggressiva e alla massimizzazione dei profitti di breve termine.
Il nuovo millennio vide Goldman Sachs diventare un colosso globale della finanza, dominando il mercato delle fusioni e acquisizioni, espandendosi nel trading proprietario di titoli e derivati, e accumulando profitti record. La banca attirò alcuni dei talenti più brillanti del mondo finanziario e sviluppò operazioni sofisticate in tutti i principali mercati globali.
La crisi finanziaria del 2008
Poi arrivò la crisi finanziaria del 2007-2008, che rappresentò la sfida esistenziale più grave dalla Grande Depressione. Goldman Sachs aveva investito pesantemente in strumenti finanziari complessi legati ai mutui subprime, quei prestiti immobiliari ad alto rischio che alimentarono una bolla speculativa nel mercato immobiliare americano. Quando la bolla scoppiò, il sistema finanziario globale vacillò. Nel settembre 2008, Lehman Brothers, rivale storico di Goldman Sachs, fallì, e per alcuni giorni sembrò che anche Goldman Sachs potesse seguire la stessa sorte.
La sopravvivenza della banca dipese da una serie di mosse decisive e dall’intervento del governo federale. Goldman Sachs ottenne rapidamente l’approvazione per trasformarsi da investment bank a bank holding company, una manovra che le consentì di accedere ai programmi di salvataggio della Federal Reserve. Warren Buffett investì cinque miliardi di dollari nella banca, un voto di fiducia che calmò i mercati. Il governo americano iniettò ulteriori dieci miliardi di dollari attraverso il Troubled Asset Relief Program. Inoltre, il salvataggio dell’assicuratore AIG da parte del governo si rivelò cruciale per Goldman Sachs, che aveva circa venti miliardi di dollari di esposizione verso AIG attraverso credit default swaps.
La crisi danneggiò gravemente la reputazione di Goldman Sachs. La banca fu accusata di aver contribuito a creare e vendere prodotti finanziari tossici, di aver scommesso contro i propri clienti, e di aver beneficiato ingiustamente dei salvataggi pubblici mentre milioni di americani perdevano le loro case e i loro impieghi. Nel 2010, la Securities and Exchange Commission citò in giudizio Goldman Sachs per frode, sostenendo che la banca avesse ingannato gli investitori riguardo a un prodotto legato ai mutui subprime. Goldman Sachs accettò di pagare una multa di cinque miliardi di dollari, una delle più alte sanzioni mai imposte a una istituzione finanziaria, senza ammettere o negare le accuse.
La rinascita dopo il fallimento
La rinascita post-crisi di Goldman Sachs fu rapida dal punto di vista finanziario ma più complessa dal punto di vista reputazionale. La banca restituì rapidamente i fondi del salvataggio governativo e tornò alla redditività, registrando profitti record già nel 2009. Tuttavia, questi risultati straordinari in un momento di sofferenza economica generalizzata alimentarono ulteriormente le critiche pubbliche e politiche.
Negli anni successivi alla crisi, Goldman Sachs ha dovuto adattarsi a un nuovo ambiente regolamentare molto più stringente, con requisiti patrimoniali più elevati, restrizioni al trading proprietario imposte dalla Dodd-Frank Act, e un controllo pubblico intensificato. La banca ha diversificato le sue attività, espandendosi nel retail banking attraverso Marcus, la sua piattaforma di banking digitale lanciata nel 2016, e nel wealth management per clienti privati.
Sotto la guida di Lloyd Blankfein, che guidò la banca dal 2006 al 2018, e poi di David Solomon, Goldman Sachs ha cercato di bilanciare la sua eredità come potenza dell’investment banking con le esigenze di un’economia e di una società cambiate. La banca rimane una delle più potenti istituzioni finanziarie del mondo, un simbolo sia dell’innovazione capitalistica che delle sue contraddizioni e dei suoi eccessi.
La storia di Goldman Sachs è dunque una narrazione di cicli ricorrenti di ambizione, successo, crisi e reinvenzione, un riflesso fedele delle forze che hanno plasmato il capitalismo finanziario moderno con tutte le sue promesse e i suoi pericoli.




