Casa Pasolini rinasce a Rebibbia: memoria e futuro nella periferia romana
Il Ministero della Cultura, in seguito alla recente acquisizione, ha implementato un piano di ristrutturazione della prima dimora romana di Pier Paolo Pasolini. Qui Pasolini e sua madre vissero tra il 1951 e il 1954, in poco meno di 60 metri quadrati.
La casa si divide in due camere, una cucina e un bagno.
Furono anni complessi quelli in Via Giovanni Tagliere, 3: il poeta, autore e regista – al culmine del processo che lo ebbe imputato per atti osceni – si era trasferito a Roma per insegnare in una scuola privata di Ciampino. Tra le mura dell’appartamento videro la luce le prime pagine di Ragazzi di vita, opera fondamentale della letteratura italiana del dopoguerra.
Il romanzo d’esordio dell’autore pone l’attenzione sulle tematiche di marginalità sociale delle periferie romane. Pasolini, giunto nella capitale, frequenta i ragazzi che abitano le borgate, ne studia i comportamenti, spinto da una grande curiosità verso il mondo periferico.
Per lo scrittore, la borgata conserva un animo autentico, seppur di degrado, e ben lontano dalle dinamiche del consumismo. E il progetto di valorizzazione di Casa Pasolini è partito proprio dalle periferie romane.
Nel 2021, infatti, i comitati dei quartieri attivi nella zona di Rebibbia avevano sollecitato l’acquisizione da parte del Comune di Roma per la salvaguardia dell’immobile dall’incuria. Dopo questo intervento, il produttore cinematografico Pietro Valsecchi ha ottenuto l’abitazione all’asta per poi donarla al circuito museale nazionale.
Trasformare Casa Paolini in un hub culturale e di aggregazione giovanile per l’area periferica di Rebibbia è, senz’altro, il fine ultimo e comune del programma di riqualificazione.
Il progetto coinvolgerà attivamente il Municipio IV, dov’ è ubicata l’abitazione, insieme ad alcune associazioni di quartiere. Mentre l’immobile sarà affidato all’Istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo. L’apertura al pubblico si prevede a ridosso del cinquantesimo anniversario della scomparsa dell’intellettuale, venuto a mancare il 2 novembre 1975, in tragiche circostanze.
Gli enti coinvolti intendono preservare l’autenticità degli ambienti, favorendo il rispetto degli standard di sicurezza dell’appartamento, conferendogli l’identità di centro di produzione e diffusione culturale.
A Rebibbia, la memoria del poeta si fonderà con l’energia dei giovani e delle comunità locali: oltre a percorsi di visita guidata, si considera l’apertura di una biblioteca tematica per momenti di lettura pubblica, ricerca e formazione.
Saranno promossi progetti in collaborazione con il carcere di Rebibbia ed è prevista, in futuro, l’erogazione di borse di studio per giovani artisti.
Casa Pasolini fungerà da ponte di dialogo tra passato e presente, rendendo accessibile la conoscenza dell’eredità dell’intellettuale alle nuove generazioni grazie ad attività educative, artistiche e sociali.
Cultura come strumento di trasformazione: lo spazio si apre simbolicamente al mondo come un modello innovativo di rigenerazione urbana, tutela del patrimonio e partecipazione attiva del territorio.




