Verso il Conclave: Le figure più accreditate per il nuovo Papa
Dall’annuncio della morte di Papa Francesco, la sede papale è ufficialmente vacante. Sebbene il conclave non sia ancora iniziato, la corsa alla successione è già aperta. In questo clima di attesa, sono molti i punti interrogativi che circolano. Ma uno, su tutti, domina la scena: quali sono i nomi dei cardinali “papabili” che potrebbero raccogliere l’eredità del pontefice argentino?
Tra circa quindici giorni i cardinali della Chiesa cattolica chiuderanno le porte della Cappella Sistina per eleggere il nuovo Papa. Sarà il conclave più grande della storia della fede e anche uno dei più imprevedibili. Con ben 135 cardinali elettori sarà un conclave estremamente eterogeneo, sia geograficamente che culturalmente .
Indovinare chi sarà il nuovo Papa è una partita estremamente complessa, difficilmente i nomi più accreditati raccolgono effettivamente l’eredità. Kurt Martens, professore di diritto canonico alla Catholic University of America, ha affermato: “Si dice che chi entra in conclave come papa ne esce cardinale. Il favorito non vince mai”. Tuttavia cercando di rispondere alla domanda iniziale ecco un elenco dei candidati più accreditati.
Candidati Italiani
Saranno 19 i cardinali italiani a partecipare al prossimo conclave. Tra loro, tre nomi spiccano come favoriti per salire al Soglio Pontificio: Pietro Parolin, Matteo Maria Zuppi e Pierbattista Pizzaballa.

Pietro Parolin, considerato un moderato e spesso definito come il “candidato della continuità”, è stato il numero due del Vaticano per quasi tutto il pontificato di Francesco. I suoi critici lo accusano di essere un modernista e un pragmatico, incline a privilegiare la diplomazia e le soluzioni politiche rispetto alle verità dottrinali della fede. I suoi sostenitori, al contrario, lo descrivono come un idealista coraggioso e un fervente promotore della pace. Segretario di Stato vaticano e figura chiave nella diplomazia della Santa Sede, è ben conosciuto sia da numerosi leader mondiali sia all’interno della Curia romana.
Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza Episcopale Italiana, è stato creato cardinale da Papa Francesco nel 2019. È considerato uno dei principali esponenti dell’ala progressista della Chiesa e da molti viene visto come il naturale continuatore dell’orientamento di Francesco, soprattutto per la sua attenzione verso i poveri e gli emarginati. Ha maturato una profonda esperienza nelle mediazioni internazionali grazie alla Comunità di Sant’Egidio, partecipando a storici processi di pace: dal Mozambico (1992) al Guatemala negli anni Novanta, fino alla collaborazione con Nelson Mandela per il cessate il fuoco in Burundi nel 2003.
Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme dal 2020, ricopre un ruolo centrale nella difesa della minoranza cristiana in Terra Santa. Figura di equilibrio e mediazione nelle fasi più critiche del conflitto israelo-palestinese, dopo l’attacco di Hamas a Israele il 7 ottobre 2023, si è offerto pubblicamente come ostaggio in cambio della liberazione dei bambini detenuti a Gaza. È visto come un possibile ponte tra tradizione e innovazione: vicino per sensibilità ad alcune posizioni di Papa Francesco, ma riservato su questioni ecclesiali più controverse.
Altri candidati dall’Europa
Naturalmente, non ci sono soltanto italiani tra i nomi più accreditati alla successione di Papa Francesco. Tra i cardinali europei che emergono nella lista dei possibili futuri pontefici troviamo l’arcivescovo di Marsiglia Jean-Marc Aveline, il vescovo di Stoccolma Anders Arborelius, il vescovo emerito di Gozo (Malta) Mario Grech e l’arcivescovo metropolita di Esztergom-Budapest Péter Erdő.
Péter Erdö è l’arcivescovo di Budapest. Autore di 250 saggi nell’ambito del diritto canonico e della storia medievale del diritto canonico, ha una lunga esperienza accademica. E’ il candidato conservatore di spicco che rappresenterebbe un netto distacco dall’approccio di Francesco.
Anders Arborelius ha un background insolito per un cardinale. È nato luterano a Sorengo, in Svizzera, e si è convertito al cattolicesimo a 20 anni. E’ un fermo difensore della dottrina della Chiesa, in particolare contrario al permesso alle donne di essere diacono o alla benedizione delle coppie dello stesso sesso. Come Papa Francesco, Arborelius è un sostenitore dell’accoglienza dei migranti in Europa, inclusi cristiani, cattolici e potenziali convertiti. Ha un background insolito per un cardinale.
Jean-Marc Aveline è l’ arcivescovo metropolita di Marsiglia. Sarebbe “un papa della stessa pasta di Papa Francesco”. A quanto pare, incontrava regolarmente Francesco e lo aveva convinto a recarsi a Marsiglia per discutere di migrazione e altre questioni legate al Mediterraneo. Non era d’accordo con Francesco, tuttavia, sulla necessità di limitare la messa in latino , ed era tra i preti francesi che avevano esortato alla cautela dopo che il Papa aveva approvato la benedizione per le coppie dello stesso sesso.
Candidati dagli Stati Uniti
Blase Joseph Cupich, arcivescovo di Chicago, è stato nominato arcivescovo alla fine del 2014 e cardinale nel 2016. Alla vigilia dell’insediamento di Trump, la sua voce si è levata a difesa dei migranti: «Si deve sapere che ci opporremo a qualsiasi piano che preveda la deportazione di massa dei cittadini statunitensi nati da genitori privi di documenti. Ci opporremmo anche a tutti gli sforzi dell’Immigration and Customs Enforcement e di altre agenzie governative di entrare nei luoghi di culto per attività di controllo».
Joseph William Tobin è invece arcivescovo di Newark. Nel 2016 Francesco lo ha creato cardinale e scelto come arcivescovo di Newark. «Profondamente preoccupato per il potenziale impatto delle deportazioni di massa su bambini e famiglie», dopo la rielezione di Trump ha suggerito quattro azioni per mostrare vicinanza agli immigrati: incontro, accompagnamento, preghiera e difesa.
Candidati dall’Asia e dall’Africa
Con la crescita del cattolicesimo nei continenti extraeuropei, anche l’Asia e l’Africa esprimono figure di grande rilievo nel panorama dei “papabili”. Alcuni di loro potrebbero segnare una svolta epocale portando per la prima volta al soglio pontificio un rappresentante di queste regioni.
Dalle Filippine Luis Antonio Gokim Tagle, attualmente pro-prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione. Proveniente da una regione in cui il cattolicesimo sta vivendo una crescita rapida, Tagle sarebbe il primo papa asiatico in caso di elezione. È molto legato a Papa Francesco e ha spesso criticato la retorica severa e intransigente con cui alcuni membri del clero si rivolgono alla comunità LGBTQ+, ai divorziati e alle donne che hanno figli fuori dal matrimonio.
Dalla Guinea, invece, Robert Sarah, un cardinale noto per il suo tradizionalismo. In passato, Sarah ha cercato di posizionarsi come una sorta di “autorità parallela” a Papa Francesco. Nel 2020, ha scritto un libro insieme a Papa Benedetto XVI in difesa del celibato sacerdotale, un atto che molti hanno interpretato come una sfida all’approccio di Francesco. Ha denunciato l'”ideologia di genere” come una minaccia per la società e si è espresso contro il fondamentalismo islamico. Anche la sua elezione segnerebbe la storia del Papato.
I nomi non finiscono qui ma elencarli tutti richiederebbe molto più tempo e spazio.
Il prossimo conclave si preannuncia tra i più complessi e decisivi della storia recente della Chiesa cattolica. Che si tratti di continuità con il pontificato di Francesco o di un ritorno a posizioni più tradizionali, il successore del pontefice argentino sarà chiamato ad affrontare sfide enormi: dalla crisi delle vocazioni alla gestione delle tensioni globali, fino al rapporto tra fede e società contemporanea.
In attesa che le porte della Cappella Sistina si chiudano tutti gli occhi sono puntati su Roma. Chissà se il nuovo Papa sarà uno tra i nomi di questa lista.




