Con gli occhi delle lettere
La passione per le lettere può divenire totalizzante. C’è un momento, nella vita di alcuni lettori, in cui inconsapevolmente, le pagine di cui ci si è nutriti iniziano a prendere le redini del proprio modo di vedere. È questa operazione comune ai più, o perlomeno a coloro che con la lettura hanno un profondo rapporto. In casi rari, rarissimi, la lettura, o meglio, la letteratura, diviene motivo di vita.
Vorremmo in qualche modo trovare una definizione per Pietro Citati, ma la sua multiforme presenza nel mondo delle lettere non ci permette di farlo. Critico, giornalista, docente, scrittore, ha svolto, anzi è stato, luminoso faro in una società che, lentamente, perdeva nei decenni scorsi il contatto col suo passato, la sua letteratura.

Nelle vesti di critico ha sapientemente riletto i maggiori autori del mondo occidentale, attestandosi tra le principali figuri di riferimento della nostra critica letteraria. Ma è stato proprio il suo rapporto controverso con la critica stessa che ne ha fatto un grande osservatore: non solo del mondo della carta stampata, ma della società del secondo Novecento, che ha visto mutare sotto i suoi attenti occhi.

Per Booktime, torna una nuova edizione di Elogio del pomodoro, corredata dalla presentazione di Paolo Lagazzi. In questo ritrovato volume, Citati è ormai padrone di un genere letterario da lui riformato e riportato in auge: la biografia letteraria. Celebre, nel 1983, il suo Tolstoj con cui vinse l’anno successivo il Premio Strega. Romanzo e biografia possono incontrarsi quindi e la vita di un grande autore intrecciarsi superbamente con le poetiche parole delle sue stesse creature: la finzione non depaupera la realtà, al contrario, l’arricchisce. Di fatti, la verosimiglianza è da secoli ingrediente essenziale del capolavoro letterario.
Ma in Elogio al pomodoro, il protagonista non è un celebre scrittore russo, né l’autore de La metamorfosi, non Leopardi. Tra le pagine del volume c’è la vita di Pietro Citati, o meglio, la vita che scorre davanti ai suoi occhi e agli occhi degli autori con cui la vita ha condiviso, motivo per cui il valore di un’opera del genere non può essere – lapalissiano ammetterlo – criticato.

Dunque, una volta raggiunta una padronanza tale di un autore da poterne vestire i panni, sentire le passioni, comprenderne finanche le istanze che lo hanno portato a muovere quei vivi burattini che sono i personaggi dei romanzi; Citati stupisce in un genere che ancora non padroneggiamo: l’autobiografia letteraria. La vita con gli occhi delle lettere.
«In quegli anni, il pomodoro costituiva per me il cuore del mondo. Lo mangiavo senza stancarmi mai […] Quando lo mangiavo, ero penetrato dalla sostanza del sole, trasformato in una pianta. Insieme al cattolicesimo, costituiva l’essenza della civiltà mediterranea: stemperava gli eccessi ascetici della religione, invocava indulgenza per i nostri peccati, ricordava che noi siamo, in primo luogo, corpi».




