L’altro secolo breve
Il Novecento, che sempre più si allontana, ha lasciato un’impronta ancora chiaramente rilevabile negli usi e costumi del XXI secolo. Chi si interessa di Storia sa come il termine “contemporaneo” sia eccessivamente largo di vesti e che, ormai, è davvero inopportuno definire “storia contemporanea” quell’arco temporale di quasi due secoli, che inizia col Congresso di Vienna del 1814 per arrivare ai giorni nostri.
Antico, moderno e contemporaneo continuano, quindi, impropriamente a scandire le ere antropologiche del homo sapiens, in tutti i suoi vizi e le sue sempre più rare virtù. Molta fortuna ebbe e ha ancora il volume di Eric Hobsbawm Il secolo breve 1914-1991: l’era dei grandi cataclismi. Un’opera di immenso valore storiografico, l’autore stesso, figlio di quella grande rivoluzione portata avanti da Bloch e Febvre, colse con arguzia la prorompente forza di quegli eventi a lui coevi.

Hobsbawm vide nella rapidità del susseguirsi degli eventi cardine del XX secolo, dallo scoppio della Prima Guerra fino alla completa dissoluzione dell’URSS, il rapido accendersi ed esaurirsi di un fiammifero. Cento brevi anni di cataclismi: le guerre, le ideologie, l’escatologica paura del nuovo millennio; l’Ottocento, il secolo lungo della modernità, già non si vedeva più.
In realtà il nuovo millennio dischiude un’altra Storia. Segna l’avvento di una complessa trasformazione scientifica e tecnologica, esalta i legami con l’evolversi del sistema capitalistico mondiale, richiama l’attenzione sui conflitti maturati nel quadro delle contrapposizioni religiose. Dopo l’attacco delle Torri Gemelle sposta, infine, l’asse del futuro sviluppo globale sul controllo e sul contenimento dello sfruttamento ambientale. […] Questi avvenimenti hanno acquisito crescente evidenza, ma non nascono dal nulla: la pandemia di Spagnola ha fatto scuola, giù giù fino al Covid-19. Appartengono a una Storia che va indagata nelle sue radici novecentesche.

Con queste parole Paolo Frascani, professore emerito dell’Università di Napoli “L’Orientale” accoglie il nuovo millenio, legandolo a doppia corda al suo fratello maggiore. L’altro Novecento. Società, economia e cultura, edito da Laterza, è un saggio di mirabile fattura che, giocando sulla parallasse della prospettiva, immerge il lettore, che si sente già profondo conoscitore di quel secolo in cui è nato o che comunque gli appare vicinissimo, in una società a volte inedita, ricordandogli come il rapido concatenarsi di causa-effetto ha dato vita si a una serie imprescindibile di macro-eventi che a loro volta saranno ben comprensibili solo indagando i micro-mutamenti di quel mondo. Frascani, senza smentire il proprio retroterra di profondo conoscitore della storia sociale ed economica europea, ci conduce in una lunga e piacevole camminata attraverso la nascita della società di massa, il radicarsi delle ideologie totalitarie, la costruzione di una economia su scala globale, senza dimenticare la rivoluzione sessuale, la letteratura, l’arte e il cinema pre e post-bellici. Un saggio ben incardinato che ha come punto di forza la piacevolezza della lettura. Un libro che vediamo bene a corredo di un corso accademico ma che non disdegnerebbe certo una meno austera libreria.

Di Storia, di quella fruibile ai non addetti ai lavori, si scrive spesso con eccessiva frivolezza quando invece la si dovrebbe rendere più appetibile senza tuttavia spogliarla mai di quell’autorevolezza che solo le fonti possono dargli.
Lo stesso Frascani ammette come il volume sia nato in risposta alla crisi della formazione e del mestiere di storico che ancora viviamo. L’altro Novecento, ad ogni modo, si aggiunge a quel filone storiografico di opere che, per citare Erodoto, raccontano ciò che fu.




