Non c’è altro Dio: la nuova teologia politica di Felix Körner
Si può ancora parlare di sacralizzazione della politica? La società odierna con l’ipersonico avanzare delle tecnologie, con la neonata intelligenza artificiale, sembra aver messo un punto a quella sanguinosa faida tra fede e scienza che da secoli ha visto intellettuali laici e teologi pronunciarsi sulla secolarità. Sembra, appunto, ma non è di certo così. In una distorta visione centrata sul retaggio occidentale, crediamo che la politica sia avulsa dal sacro; eppure, nessuno metterebbe in dubbio che le parole dell’occidentalissimo capo di stato di Città del Vaticano abbiano meno peso di quelle di un qualsiasi capo di stato democraticamente eletto. Lo Stato di Israele si è formato in quanto emanazione diretta di un popolo la cui identità religiosa sovrasta quella politica, al punto da farla coincidere ed organizzare sotto forma di governo. L’Iran, forse uno tra i paesi che meglio sintetizza la commistione tra mondo occidentale e radicamento alla religione è di fatto una repubblica islamica presidenziale teocratica il cui impatto mondiale è indubbio.

La casa editrice Queriniana ha recentemente pubblicato nella sua collana Biblioteca di Teologia Contemporaneal’illuminante raccolta di studi di Felix Körner, teologo gesuita ed esperto islamologo che nel suo Religione Politica. Come cristianesimo e islam configurano il mondo ha operato un’approfondita analisi del mondo odierno, sviscerando dai testi sacri quegli assunti che hanno fatto delle due principali religioni del mondo vere e proprie forze di configurazionedella società.

Emilio Gentile definì la religione politica come la sacralizzazione della politica da parte di movimenti e regimi che hanno adottato un sistema di credenze, espresso attraverso riti e simboli, per formare una coscienza collettiva secondo i principi, i valori e i fini della propria ideologia. Era il 2001 quando l’eminente storico si esprimeva così nel suo Le religioni della politica. Fra democrazie e totalitarismi e, a distanza di più di vent’anni, nel ricordo forse troppo sbiadito di quello che i fascismi presero, in modo subdolo, dalla religione possiamo trovare nel saggio di Körner ciò che dalla religione, senza fanatismi di parte, può essere spunto per una concreta azione politica.
In un organico lavoro che prende il via da istanze originarie di impianto filosofico come il concetto di mondo, di potere, di coscienza nascono sette ipotesi di modelli politico-religiosi. Senza porre ombra sugli orrori commessi in nome della divinità, si condanna la religione come legittimazione del potere e della violenza e la si riconosce pura solo quando in grado di guidare il mondo in uno sforzo pacifico di riconoscimento reciproco dell’altro.

Se dal testo traspare una fede incrollabile, è l’aurea mediocritas dell’autore a rendere questa nuova teologia politica un sincero invito alla riflessione di credenti e atei. Felix Körner si definisce un teologo cattolico dedito all’islamologia e lo stesso lavoro è presentato non come un libro di studi comparati bensì come un’ecclesiologia cattolica che vuole imparare anche dalle testimonianze dei musulmani. Nonostante ciò, anche se dichiaratamente di parte, l’opera dimostra come il confronto con la religione non può essere messo da parte e chiarisce come solo il dialogo con l’altro e il rispettoso riconoscimento della sua alterità possono portare a una ridefinizone concorde della società contemporanea.




