La spada di de Turris: un’apologia del fantasy
In questi ultimi anni il mondo dell’editoria e quello della critica letteraria hanno subito notevoli cambiamenti, il pubblico di lettori è cambiato, il libro stesso si è trasformato ma, in fondo, è rimasto lo stesso. I generi letterari si sono moltiplicati, figli dell’iperspecializzazione di quest’ultimo ventennio. Quando però nel 1977 veniva pubblicato il romanzo “fantascientifico” La spada spezzata di Poul Anderson, per la casa editrice Fanucci, due tra i maggiori esperti del genere sentirono la necessità di porre in prefazione un saggio che oggi, a quasi mezzo secolo di distanza, appare come un’apologia dell’allora science-fiction.

Ritorna in una nuova veste, all’interno della collana Minima Letteraria edita da Bietti, Il simbolismo della spada, saggio scritto a due mani da Gianfranco de Turris e Sebastiano Fusco.
In difesa del genere
Oggi chiameremmo il genere letterario che de Turris e Fusco difendevano in quegli anni fantasy, ma è importante ricordare che questa produzione in quegli anni veniva definita di serie B. Sarebbe folle, oggi, dire lo stesso. È pur vero però che il lettore del genere è ancora etichettato con epiteti impropri e alle volte sgradevoli; dal ormai sdoganato “nerd” al sempreverde “sfigato”. Ad aiutare il genere e ad elevarlo alla stregua di altri sono state le trasposizioni cinematografiche di capolavori che spaziano da Tolkien alla Rowling. Il fenomeno Harry Potter, ricordiamolo, scoppia sul finire degli anni Novanta. Ciò che gli autori maggiormente lamentavano e, forse ancora oggi potremmo biasimare, è la mancanza di “una critica specializzata seria e consapevole”.
“[…] nei confronti della fantascienza l’analisi letteraria che effettua la critica, sia specializzata sia no, è assolutamente esterna; mentre, se si vuole comprendere il significato profondo del nostro genere, è indispensabile un’analisi interna, che risalga appunto alle sue radici (almeno, a quelle che ciascuno considera le “radici” ultime). Per ottenere un simile risultato, quindi, un’analisi letteraria, che cioè esamini la lingua, lo stile, la struttura verbale e narrativa, la psicologia dei personaggi, le qualità della trama, i suoi addentellati con la fantascienza di ieri e di oggi, i suoi riferimenti al mainstream e così via, non è affatto sufficiente. È necessario qualcosa di più, andare più in là più a fondo, qualcosa che si affianchi all’analisi puramente letteraria e la completi. Un esame esterno ed un esame interno del genere che, per la verità, nessuno ha mai eseguito, dato che gli unici tentativi seri che hanno visto la luce si sono limitati alla critica di tipo strettamente letterario.”

L’archetipo
Gli studi successivi di letterature comparate hanno ulteriormente messo in luce la longevità e l’importanza del simbolismo della spada, nella letteratura come nelle arti. Andrea Scarabelli, in apertura al testo, lo definisce “architrave di una fitta rete archetipica”. In un tortuoso e illuminante percorso gli autori ci mostrano in numerose opere, l’apparire della spada e il suo celato significato, dal concetto di axis mundi, cardine di rotazione di tutte le cose, alla visione della spada come coniunctio oppositorum, punto di incontro degli opposti – si pensi all’incrocio tra lama e guardia. Slancio verticale che collega l’uomo al divino e lama orizzontale che tutto livella rendendo eguale, come nell’iconografia della Giustizia. La spada giapponese che incarna il genus degli avi e quella spezzata di Grampasso che, una volta riforgiata, affranca il nome del suo possessore: Aragorn. La Durlindana di Orlando, la Gioiosa di Carlo Magno. Spade magiche che guariscono e altre che condannano, un viaggio ricco di esoterismo e magia, condotti da due cavalieri del genere che mai si sono stancati di difendere i loro amati libri.




