Il nuovo stato d’animo fascista
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10 Ottobre 2023

Il nuovo stato d’animo fascista

La crisi della coscienza europea vissuta negli anni Venti e Trenta del Novecento non è poi così diversa dall'attuale. Mario Pezzella, con l'aiuto di alcune delle opere degli autori più incisivi di quel periodo, fa luce sulle nefandezze delle nostre coscienze.

di Carlo Mondello

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“Così non si può andare avanti”, formula linguistica che ci ritroviamo spesso a ripetere senza più dare quel peso che, in effetti, dovrebbe avere. Ormai assuefatti a entrare ogni mattina nella macchina sociale che ci trita, ci sconquassa e ci risputa sui nostri letti, non viviamo più i luoghi della nostra quotidianità; li riempiamo e basta. Ma qualora fossimo in grado di fermarci a riflettere – operazione del pensiero in via di estinzione – potremmo cogliere una più agghiacciante verità: viviamo una crisi che se da un lato ci spossa interiormente, dall’altro lato non ci fa cogliere la vacuità del tempo che scorre; anestetizza le nostre coscienze. Mario Pezzella, classe ’51, è tra i più importanti filosofi viventi, già docente di Estetica ed Estetica del Cinema presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, ha pubblicato per Rogas EdizioniNel vuoto del tempo. La crisi della coscienza europea negli anni Venti e Trenta del Novecento.

Sono davvero così lontani gli anni del Fascismo? Indubbiamente. È ormai passato un secolo dall’inizio di quello che storicamente è stato definito il Ventennio. Se, secondo Pezzella, un ritorno del Fascismo italiano, sotto antiche vestigia, è difficile, evidente è invece il suo ritorno sotto mentite spoglie. In maniera subdola e latente, dentro gli animi di molti, si insidia uno “stato d’animo fascista” che lo stesso ospite difficilmente sarebbe in grado di riconoscere e rivelare a se stesso.

Per mostrare le assonanze tra la fase storica di attecchimento dei fascismi negli animi delle masse europee, Pezzella con arguzia filologica ci guida in una galleria di opere che mettono in luce come, inconsciamente, si realizzò quel meccanismo di alienazione che porto al trionfo delle dittature europee.

Dal racconto Mario e il mago di Thomas Mann, in cui emerge già una xenofobia di fondo del popolo italiano, attraverso quel capolavoro della letteratura del Novecento che è Viaggio al termine della notte di Celine, fino al recente Vincere di Marco Bellocchio che nel 2009, ai David di Donatello, vinse otto premi su quindici; Pezzella fa emergere con chiarezza tutte le debolezze del nuovo pensiero dominante, inebetito e ottuso di fronte al malessere dilagante. Ancora una volta deboli, cerchiamo un Moloch a cui affidare le nostre coscienze, il nostro “Io ideale” direbbe Freud.

“Se rimaniamo indifferenti di fronte ai massacri che si perpetuano nei nostri mari, come un tempo i polacchi ai campi di concentramento costruiti nella loro terra, e chiudiamo i nostri porti a elementari operazioni di soccorso; se finanziamo campi di detenzione in paesi sconvolti dalla guerra e dall’odio come la Libia; se sentiamo accusare finanzieri ebrei come Soros di ordire una congiura per distruggere il cristianesimo in Europa; se mettiamo insieme tutti questi fatti e altri simili, possiamo ben parlare di uno «stato d’animo», di «temi», che predispongono al fascismo, anche se non necessariamente essi debbano tradursi in organizzazione e pensiero. Ne sono però un presupposto possibile […] Prima che il fascismo diventi credenza, si afferma come condotta di vita”.

Una scrittura affilata e lucida come quella di Mario Pezzella rispecchia la voce di un pensatore che non vuole barricarsi nella sua torre eburnea ma chiama all’amore, unica rivoluzione possibile contro il dilagare dell’apocalisse culturale che stiamo vivendo.