Toccata e fuga nel romanzo francese: Roman!
In terra di Francia i nomi legati al romanzo sono molti, tanti, forse anche troppi e Roman!, pamphlet firmato Andrea Vannicelli edito da Oligo, potrebbe essere la bussola che fa per noi.
Vannicelli offre al lettore una piccola guida sentimentale al romanzo d’oltralpe partendo dall’Ottocento fino ai giorni nostri. Un’ottantina di pagine utili a far scoprire nomi magari meno conosciuti ma di notevole importanza per la storia letteraria europea.
L’Ottocento
Nessuno, almeno in Francia, può storcere più di tanto il naso all’affermazione che fu Honorè de Balzac a far diventare il romanzo un genere di successo. A supporto di tale tesi, basti pensare che fu proprio lui ad ispirare alcuni tra i geni a venire, Zola e Proust possono tranquillamente bastare come esempi ma la lista potrebbe continuare.
La penna di Balzac riuscì ad influenzare, almeno in parte, anche l’ambiente filosofico oltre a quello letterario, la sua classificazione dell’umanità in genere e specie ne La Comèdie humaine portò a far affermare a Friedrich Engels di aver appreso più da Balzac che dagli economisti dell’epoca.
Non meno importante di Balzac in quegli anni fu Stendhal, se il romanzo d’avventura troverà egregi interpreti come Alexandre Dumas, Jules Verne prima o Jean Giono e Roger Nimier dopo, il merito è anche suo.
A rilanciare il realismo, in veste antiromantica, ci penserà invece Gustave Flaubert del quale si narra che abbia riscritto almeno una ventina di volte il suo capolavoro: Madame Bovary.
Il viaggio di Vannicelli nell’Ottocento prosegue con l’analisi su Victor Hugo e la sua sintesi tra diritti dell’uomo e quelli dell’anima, Emile Zola ed il genio del romanzo di fantascienza, Jules Verne.
Il Novecento
Se l’Ottocento fu un secolo importante per la letteratura francese, il Novecento non fu assolutamente da meno.
Jean Giono marcherà il tratto segnato da Stendhal, Proust incoronerà il potere della resurrezione artistica e la vittoria di quest’ultima sulla morte mentre Georges Bernanos nei suoi romanzi evidenzierà la necessità di un ritorno ai valori cristiani per combattere il male.
Le disgrazie della gente comune saranno narrate da Jean-Paul Sartre, protagonista del rifiuto al premio Nobel del 1964.
A cavallo tra i due conflitti mondiali è impossibile non ricordare Aragon, autore dell’Aurelien e fondatore insieme ad Andrè Breton e Philippe Soupault del Surrealismo.
Oggi
Vannicelli chiude la parentesi del Novecento con Camus per poi passare a due nomi più vicini ai nostri giorni: Michel Houellebecq ed Emmanuel Carrère; il primo convinto della letteratura senza eroi in una società fredda ed ormai piatta, il secondo magistrale nel raccontare biografie romanzate attraverso uno stile totalmente originale ed impeccabile.




