Parole & Musica. Per una geografia della canzone italiana
Se c’è un sostantivo che è sinonimo di qualità per quanto riguarda la musica italiana, quello è “cantautore”. Inconsciamente, riteniamo che se la canzone è realizzata nella sua integrità, quindi testo e musica, dalla stessa persona, sia necessariamente di elevata caratura. Non sempre è così, per fortuna. Roberto Paravagna nel suo Parole & Musica. I luoghi della canzone d’autore italiana, edito per Arcana, ha realizzato un’organica raccolta di aneddoti, fonti e ricordi che, attraversando lo stivale da nord a sud, ci permette di avere un’originale geografia del cantautorato italiano. Da Tenco a De André, per Lucio Dalla e Capossela, fino a Battiato e Colapesce, ci accompagna in un arco temporale lungo più di cinquant’anni.

I Cantacronache
Il 1957 è la data di inizio di questo tour geografico, l’avvento dei Cantacronache, collettivo formato da Sergio Liberovici e Michele L. Straniero, insieme a Fausto Amodei e Margot, segna, secondo Paravagna, lo spartiacque tra musica popolare e cantautorato, identificando la figura del cantautore in coloro che definisce:
“di origini piccolo-borghesi, un buon interesse culturale e non solo in senso esclusivamente musicale, ma anche pittorico, alla cui espressione infatti sono in molti a dedicarsi, appartengono a un buon livello di istruzione scolastica […] e dimostrano una tendenza generalizzata ad assumere posizioni bene precise nel contesto socio-culturale del Paese.”
Il rapporto di questi cantautori con alcune delle menti più sopraffini dello scorso secolo è ben documentato, il legame con l’intellighenzia di quegli anni è a doppia corda: Fortini, Eco, Calvino solo alcuni nomi.
Le scuole di pensiero
Da questo preludio inizia dunque quel viaggio che affronta e suddivide, senza disunire, le singole scene italiane. Passando da Genova sarebbe impensabile non menzionare De André, tuttavia, è l’approfondimento sulle origini francesi della canzone di Gino Paoli che più ci ha interessato, proprio come il focus sulla figura di Piero Ciampi, altro grande incompreso della musica italiana che fa da spalla a Luigi Tenco e alla sua tragica storia, qui ricordato dalle parole di chi gli fu vicino, forse non abbastanza. Fermandoci alla stazione di Bologna, quella in cui l’orologio ancora funzionava, ci attende Lucio Mazzi, un cordiale Virgilio tra Guccini e Dalla. Qui, in fondo, una chiacchiera è dovuta anche sulla musica di Vinicio Capossela, che se di origini germaniche, è stato in grado di unire con la sua musica, Emilia e Campania. E se di Napoli dobbiamo parlare, allora perché non iniziare da Renato Carosone chiedendo meglio a Goffredo Fofi e Federico Vacalebre. Ogni regione i suoi protagonisti, da grandi celebrità a figure più riservate. Paravagna è sempre preciso e puntuale nel riorganizzare ricordi e interviste e regala un quadretto per ogni realtà. Troppo vasto questo mondo del cantautorato per entrare tutto in una carta geografica; gli artisti, si sa, sono liberi ed eclettici, non sottostanno alle regole, figuriamoci ai confini. Una menzione speciale alla scena romana e alla Sicilia: la prima, mamma di Coez e Carl Brave; la seconda, inconsapevolmente, strega la penisola intera, da Battiato a Colapesce e Dimartino, passando per l’incantevole voce di Carmen Consoli.
I giorni nostri
Anche se prevalentemente incentrato su quella che potremmo definire, senza troppo scendere nel dettaglio, la prima generazione di cantautori, Paravegna si spinge oltre e con acume guarda a quei nuovi nomi della scena italiana che a pieno titolo possono fregiarsi del termine “cantautore”. Non si stupisca il lettore quando vedrà citata la Dark Polo Gang o Calcutta.
Un libro, dunque, in grado di dare una panoramica chiara e puntuale, una visione a volo d’uccello che ci permette di scorgere le meraviglie canore di una penisola che della musica ha fatto il suo vanto nel mondo.




