Allarme tubercolosi: appello dell’Organizzazione Mondiale della Sanità

La tubercolosi può essere sconfitta: questo il messaggio che vuole diffuso oggi, in occasione della Giornata Mondiale della Tubercolosi.

Purtroppo, però, per poterlo fare, è necessario rimettersi in carreggiata con i finanziamenti: quest’anno, infatti, il gap è di 1 miliardo 600 milioni di dollari, una cifra a 9 zeri che fa immediatamente scattare l’allarme. Se si risanasse il debito, infatti, sarebbe possibile aiutare, nell’arco dei prossimi 3 anni, circa 17 milioni di persone, le quali potrebbero essere finalmente curate.

 

L’appello viene lanciato direttamente dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS): “Questa malattia è tutt’altro che debellata, anzi continua a colpire confermandosi uno dei ”big killer”. Se è vero nel 2011 le persone che l’hanno contratta nel mondo sono state 8,7 milioni, con circa 1 milione e 400 mila decessi. Se si considerano poi le forme associate con Hiv (un milione e mezzo di persone colpite, circa 430mila decessi) e quelle multifamaco resistenti, che riguardano 630mila persone, a cui aggiungere la resistenza ancora più estesa (detta Xdr-tb) che colpisce 50mila individui, ecco che la situazione diventa ancora più allarmante”.

Dati che, fortunatamente, non sono omogenei in tutto il mondo: in Africa, ad esempio, l’80% dei casi di tubercolosi sono associati all’Hiv; in India e in Cina 60-70 mila casi, ogni anno, non vengono diagnosticati e, in Russia e in Kazakhstan si registra il più alto numero di casi in grado di resistere ai farmaci.

Per quanto riguarda l’Italia, secondo i dati rilasciati dal Ministero della Salute, il Paese rientra nella categoria definita dall’OMS “a bassa epidemia”, con meno di 10 casi ogni 100 mila abitanti. Le persone più a rischio sembrano essere gli immigrati, i detenuti sieropositivi e i tossicodipendenti, e la resistenza ai farmaci si è fermata, nel 2011, al 3,2%. 

Krizia Ribotta
26 marzo 2013

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