Pistacchi vs Diabete di tipo 2

Pistacchi vs Diabete di tipo 2

PistacchiIl diabete mellito di tipo 2 è una malattia metabolica caratterizzata da glicemia alta. Su 100 casi di malati di diabete, circa il 90% è rappresentato da soggetti affetti dal diabete di tipo 2, la cui causa principale, nei in casi in cui si sia geneticamente predisposti alla malattia, è l’obesità. Prima di ricorrere a farmaci quali la metformina o l’insulina, per controllare i livelli di glucosio si consiglia un cambio nella dieta quotidiana e un aumento di attività fisica.

Ma oggi un aiuto in più ci viene dalla Spagna: sulla scia dell’International Congresso f Nutrition di Granada e delle notizie emerse riguardanti la frutta secca a guscio, la dottoressa Monica Bullò starebbe portando avanti ricerche sulle proprietà benefiche del pistacchio nel progetto “Epiderm”. Da questo frutto ci verrebbe infatti un prezioso aiuto naturale nel contrastare il diabete di tipo 2.

Obiettivo della ricerca è di caratterizzare nel dettaglio gli effetti derivati dal consumo di questa frutta secca sul metabolismo del glucosio e sulla prevenzione del diabete. Le proprietà nutrizionali del pistacchio, ed in particolare dei semi del frutto, gioverebbero al sistema cardiovascolare. Lo studio dimostra come il consumo giornaliero di una modica quantità di pistacchi riduca del 28% l’incidenza di patologie gravi e potenzialmente mortali, come l’ictus o l’infarto.

Ma come la mettiamo con i grassi contenuti nella frutta oleosa? Non c’è da preoccuparsi, come ci rassicura il nostro connazionale Giorgio Donegani, presidente della Fondazione Italiana per l’Educazione alimentare, in quanto il pistacchio è privo di colesterolo. Una porzione di 30 grammi (circa 50 pistacchi) contiene infatti 13 grammi di grassi, di cui però solo 1,5 saturi (principali antagonisti nella lotta contro il colesterolo).

Il regolare consumo di pistacchi, quindi, associato ad una dieta sana e ad una corretta attività fisica, è, per il momento, consigliato per alzare il livello di antiossidanti e a contrastare il colesterolo, augurandosi che la ricerca sul frutto possa aprire a nuove conquiste nella lotta contro il diabete di tipo 2.

di Martina D’Andrea

21 novembre 2013

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook