Bucarest e i suoi fantasmi

Bucarest e i suoi fantasmi
Nico tiene una foto ritratto di Catarina.

Dalla caduta di Ceauşescu all’ingresso in Unione Europea: la storia dei tossicodipendenti che vivono nelle fogne di Gare de Nord, Bucarest. Ora senza un mentore

Un ragazzino si aggira per Calea Grivitei, via che costeggia Gare de nord, la più importante stazione ferroviaria della Romania. Un tombino gli si apre di fronte, il ragazzo entra: è il suo ingresso verso un mondo parallelo. Come lui, centinaia di persone, tra cui anche giovani minorenni, si rifugiano nei sotterranei della città dove vivono e dormono in condizioni disumane. Entrano anche da una voragine in un’isola pedonale vicino la stazione. Non c’è nessuno a ostacolare il loro ingresso, agenti di polizia e autorità se ne lavano le mani. Nella settima città per abitanti dell’Unione Europea c’è un mondo sotterraneo che si autoregola e in cui è impossibile accedere se non sei marchiato. Lo splendore della “Parigi dell’est” è lontano: ogni giorno nelle fogne di Bucarest si consumano centinaia di vite tra prostituzione, degrado e consumo di droga.

Gare de nord, Bucarest. Crediti: Tommaso Clavarino
Gare de nord, Bucarest. Crediti: Tommaso Clavarino

Padri e padroni – Ad accomunare le storie del popolo sotterraneo di Bucarest c’è un’infanzia dolorosa. Molte di queste persone sono state abbandonate dai loro genitori o sono state vittime di abusi all’interno delle loro stesse mura di casa. I restanti sono fuggiti dalle violenze subite negli orfanotrofi di Stato. La storia dei ragazzini della “repubblica delle fogne” inizia nel lontano 1966. Quell’anno Nicolae Ceauşescu vietò l’aborto, proibì l’utilizzo di contraccettivi e stabilì un aumento delle tasse per tutti romeni che, compiuti i 25 anni, non avessero concepito figli. La decisione prese forma con l’emanazione del cosiddetto “decreto 770” che portò a un aumento spropositato delle nascite, incluse quelle indesiderate. L’aumento demografico però non coincise con un benessere collettivo diffuso e la crisi sociale si acuì con la povertà che spaccò in due il Paese tra poveri e poverissimi. Poi arrivarono il disfacimento dell’Unione Sovietica e il crollo del regime del padre-padrone di Romania, ma la “repubblica delle fogne” non cessò di esistere con lui. Era il 1989 e a distanza di 27 anni la povertà in Romania è ancora tema attualissimo e il peso della storia non ha migliorato la situazione ma ne ha peggiorato le condizioni di vita. Dal crollo del regime infatti si intensificarono i casi di figli abbandonati, o peggio, uccisi. I più “fortunati” venivano rinchiusi in orfanotrofi, tali solo sulla carta. Chi era bambino all’epoca racconta di essere fuggito per gli abusi subiti in queste strutture-lager dove alla malnutrizione e alla fatiscenza si aggiungevano soprusi e violenze. Oggi come allora la realtà sembra non mutare, nemmeno l’ingresso nell’UE ha migliorato la realtà romena: a distanza di anni i giovani che frequentano Gare de nord fuggono dagli orfanotrofi per gli stessi motivi dei coinquilini adulti. Dopo la fuga risultano fantasmi, non hanno documenti e non sono iscritti in nessun registro anagrafico. Il loro vagabondare assume i tratti di una sopravvivenza tra le vie di una Bucarest giungla di ricerca di soldi per cibo e dosi. In questo continuum generazionale assurdo c’è un passato difficile, un futuro inesistente e un presente che riempie il vuoto con la droga. Eroina, metadone e anfetamine sono le droghe consumate abitualmente dai ragazzi come dagli adulti che vivono nelle fogne di Bucarest. Una in particolare è largamente usata: l’Aurolac, una sostanza chimica contenuta in numerosi prodotti e solventi destinati all’utilizzo industriale ed edilizio. È di facile reperibilità e viene assunta per via aerea respirandola in sacchetti. Di colore argenteo, genera un senso di confusione e allevia la sensazione di freddo e fame creando un’elevata dipendenza oltre a lesioni cerebrali irreversibili.

Mondo di sotto – I tragitti per arrivare in superficie sono diversi. Alcuni durano anche più di un’ora, dipende dove si vuole salire. Percorrendo le vie sudice di questa “città nella città” lo spettacolo fa scivolare il genere umano in fondo a ogni classifica. La civiltà qui ha perso, figuriamoci le istituzioni. Al centro del “viale” sotterraneo un corso di acqua nera scorre tra due banchine. Su una di questa una giovane coppia fa sesso mentre al loro fianco alcuni uomini si bucano ignorandoli. Dal lato opposto diverse persone sono appoggiate alle pareti della fogna, chiusi in chissà quale viaggio incosciente. Tuttavia pensare che le fogne di Bucarest seguano solo l’appetito umano per l’autodistruzione è fuorviante. Fino a poco tempo fa infatti la società dei tossicodipendenti dei tunnel di Bucarest era regolata da un personaggio ambiguo quanto carismatico: Florin alias Bruce Lee. Uomo tarchiato, di carnagione olivastra, spesso sui capelli portava uno strato di Aurolac che gli rendeva la testa argentea. Indossava un gilet di pelle con toppe e spille, si guardava intorno con aria attenta. Il suo corpo era comparso di cicatrici e tatuaggi che descrivevano il suo passato in prigione. Tutti lo rispettano anche quando andò in ospedale a morire. Ma questa parte la racconteremo più tardi.

Florin Hora alias Bruce Lee. Crediti: Tommaso Clavarino
Florin Hora alias Bruce Lee. Crediti: Tommaso Clavarino

Il nomignolo gli è stato affibbiato per il suo passato da lottatore di strada come per essere l’unico ad aver superato i quarant’anni vivendo in questo inferno. Lee sopravvive alla giungla di cemento da quando aveva 16 anni, età in cui scappò da un orfanotrofio. In passato assumeva eroina, poi ha abbandonato le siringhe per lasciarsi andare a qualche sniffata di Aurolac. Lee è un personaggio in bilico tra antieroe e cattivo, è lui che forniva la droga, ma era anche lui a indirizzare i ragazzi verso un’emancipazione sociale. In molti documentari viene rappresentato come il “re delle fogne”, in altri come una persona che aiuta il prossimo «come servo di qualcosa di più alto». Di certo viene considerato un mentore dai ragazzi delle fogne.

La morte, la cuoca peggiore – Fino all’estate scorsa Bruce Lee ospitava i tossicodipendenti all’interno di gallerie costruite durante il regime comunista per un progetto di impianti volti al riscaldamento totale della città. Lì dentro le pareti erano marce e riempite di quadri e icone religiose. Faceva caldo e c’era un po’ di cibo utile a superare il rigido inverno romeno. Su tutti e quattro i lati della stanza rettangolare c’erano materassi e mobili dove Bruce Lee accompagnava i “suoi ragazzi” nel loro lungo viaggio di addio da una realtà alienata. Al loro fianco una grande pentola conteneva acqua utile a rinfrancarsi dalla disidratazione del lungo viaggio. Un cane beveva da quella stessa pentola. I ragazzi sudavano, l’immagine più concreta della canzone “Cold Turkey” di John Lennon sugli effetti dell’eroina. Questo era l’atmosfera del regno di Lee fino a poco tempo fa.

Un ragazzo inala l'Aurolac da un sacchetto nelle stanze sotteranee di Bucarest.
Un ragazzo inala l’Aurolac da un sacchetto nelle stanze sotteranee di Bucarest.

L’anno scorso Bruce Lee ha deciso di dare una svolta alla sua esistenza e a quella dei suoi compagni, «la sua unica famiglia». Insieme a loro infatti Florin ha riordinato l’aiuola davanti la stazione piantando fiori giapponesi e tagliando l’erba. Ma il progetto più importante prevedeva la ricostruzione – abusiva – di una casa occupata dai “ragazzi delle fogne”. A seguirlo nel suo progetto anche Nico, un ragazzo di 17 anni che ne dimostra al massimo dieci per lo sviluppo bloccato dall’uso di droghe. Nico dopo essere fuggito dall’orfanotrofio “Pinocchio” seguiva Lee ovunque, lo supportava anche quando aveva dato vita a un vero e proprio cantiere che portava avanti tutti i giorni insieme ai suoi compagni. Per provvedere alle spese il gruppo raccoglieva metalli come bronzo e rame, poi rivenduto a qualche zingaro locale. Con quei soldi Florin e i ragazzi riuscivano a procurarsi tutto il necessario per costruire la casa, un labirinto di stanze collegate da fori nei muri nei quali scorrazzavano i gatti e i cani di cui Florin si prendeva cura portandoli anche dalla veterinaria. Con quegli stessi soldi Florin e gli altri acquistavano anche cibo e droga. Con la costruzione della “baracca” non era cambiato molto nelle abitudini dei membri della “repubblica delle fogne”, «ma possono capire che uscendo dai tunnel possono trovare un lavoro e integrarsi nella società» disse Florin in un documentario romeno. «La mia vita ormai è finita – spiega Lee – ma per i più giovani non è così. Si drogano ma è una loro scelta, sono i loro soldi: a quanto pare la rivoluzione, aver fatto cadere il comunismo, a cosa ha portato?». I ragazzi erano usciti dalle fogne, ma per ritrovarsi comunque in stanze a drogarsi sorvegliati dagli uomini più fidati di Florin. Eccola la contraddizione del “re delle fogne”.

Di male in peggio – Nel luglio del 2015 le autorità di Bucarest avevano puntato Florin. La sua casa era infatti una costruzione abusiva. In quel periodo morì Catalina, una ragazza di vent’anni che viveva per strada. Catalina era innamorata di Florin, lui non ricambiava molto, ma la sua morte lo colpì. Al funerale lesse un piccolo discorso. Poi fu la volta di Cristina, la compagna di Florin, che si ammalò di Hiv: la malattia insieme all’epatite decima i membri della “repubblica della fogne” e abbassa l’aspettativa di vita fino a 30 anni. Con quelle due perdite arrivò anche il momento di Florin, inizialmente solo nel suo ruolo “pubblico”.

Nico tiene una foto ritratto di Catarina.
Nico tiene una foto ritratto di Catarina.

La polizia entrò nella casa che stava costruendo, a nulla servirono i muri e le riparazioni messe in piedi per bloccare gli agenti. Florin fu fatto spogliare delle sue catene, che per la prima volta non indossava. Rimase seduto vicino ad alcuni agenti, mentre altri erano impegnati nella perlustrazione della casa semi-sotterranea. Fu portato in caserma e condannato al carcere per spaccio di stupefacenti. Di lui non si seppe più molto, tranne che stava morendo in un ospedale come troppi prima di lui e chissà ancora quanti altri dopo.

Florin attaccato al respiratore in un ospedale di Bucarest. Crediti: Tommaso Clavarino
Florin attaccato al respiratore in un ospedale di Bucarest. Crediti: Tommaso Clavarino

Adesso c’è un nuovo capo a Gare de Nord e nessuno puo’ più vedere i film nelle stanze della casa di Florin. Il nuovo capo ha un’identità sconosciuta, ma si vocifera che sia il traditore di Lee, colui che l’ha venduto alle autorità. E si sospetta un legame stretto tra questo misterioso personaggio e la criminalità organizzata locale. Questo nuovo capo rimedia la droga dagli stessi rifornitori che distribuivano le dosi al tempo di Florin, gli stessi rimasti impuniti. Quel che è certo sono le dichiarazione di Raluca Pahoni, la presidente dell’Associazione “Homeless”, che aveva stretto un rapporto di amicizia con Florin ottenendo la fiducia di tutti i tossicodipendenti della stazione. Gli portava cibo e generi di conforto, ma adesso che non c’è Lee ha detto di «non voler più rischiare». Perchè l’aria è cambiata, peggiorata, e di molto. Ora i ragazzi e quel che rimane degli adulti si drogano alla luce del sole, spingono l’ago nelle vene meno violacee tra i passanti e vagano come zombie nelle strade vicine. Non sai come possono reagire. Florin gli vietava di fare azioni sconsiderate. Ma ora, appunto, Florin non c’è più e con lui quelll’assurdo ossimoro di disordine ordinato che era Gare de Nord fino al luglio scorso. Ora c’è disordine e basta. A restare invariata è la cecità della istituzioni nei confronti di certe realtà. Alcuni ce l’hanno fatta a scappare, come Mirela, che è fuggita da Bucarest per venire a Milano con la figlia grazie all’Associazione “Archè” dopo un trascorso di droga e prostituzione. Ma a Bucarest la miseria sopravvive, sottoterra come in superficie.

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