Scalare l’Everest con un dito: l’incredibile impresa di Kuriki.

Scalare l’Everest con un dito: l’incredibile impresa di Kuriki.
Kuriki organizza il campo base

Il giapponese sarà il primo a scalare l’Everest dopo il terremoto dello scorso aprile in Nepal che uccise 18 alpinisti e migliaia di abitanti locali. Con questa spedizione riuscirà ad aiutere i terremotati e il paese himalayano?.

“Ho scelto di venire in questo momento per aiutare il Nepal”. Così esordì Nobukazu Kuriki, 33 anni, originario di Tokyo, il giapponese che sta tentando di scalare gli 8850 metri della vetta più alta del mondo, seguendo la cresta sud-est, il sentiero già percorso da Edmund Hillary e dallo sherpa Tenzing Norgay nel 1953.

Kuriki ha scelto di provare la scalata nella stagione autunnale, un periodo poco popolare tra alpinisti e turisti a causa dei monsoni: freddo intenso, tempeste di ghiaccio e poca luce durante il giorno. Il giapponese è stato accompagnato da un team composto da una piccola troupe televisiva e fotografica oltre a sei guide sherpa che lo condurranno fino al Campo 2 – a 5364 metri d’altitudine – una volta arrivati lì, Kuriki sarà solo.

Accanto alla sua squadra, sono state 13 le spedizioni straniere autorizzate a salire altre montagne in Nepal, che ospita otto delle 14 vette che superano gli 8.000 metri sopra il livello del mare.

La spedizione che accompagna Kuriki nella sua avventura
La spedizione che accompagna Kuriki nella sua avventura

Dal disastroso terremoto della scorsa primavera nessun avventuriero o ente commerciale ha più pianificato una scalata sull’Everest: Kuriki sarà l’unico uomo sulle pareti della montagna più alta del mondo. Come uno scalatore d’altri tempi, il giapponese sarà costretto a convivere con condizioni di vita estreme in completa solitudine sul Colle Sud, la sella rocciosa che unisce l’Everest al Lhotse. Da lì Kuriki raggiungerà la Valle del Silenzio, evocativo nome per la zona più surreale della catena dove non passano rumori né suoni. Kuriki è in stretto contatto col Campo 2, attraverso foto e video infatti comunica costantemente e all’inverosimile col campo base via radio inviando anche messaggi, fotografie e scrivendo sul suo blog. L’ultimo messaggio risale a una comunicazione in cui il giapponese dice di stare bene e di sentirsi in ottima forma nonostante il freddo. L’unica incognita è la neve. Dalle immagini inviate da Kuriki la spalla di 8000 metri potrebbe essere invalicabile per un uomo solo e anche un soffio di vento viene deviato sul ghiacciaio inclinato dal terremoto verso la seraccata o verso il pendio del Colle Sud: la roccia affilata di quell’artiglio di montagna, il Nuptse, è bastione a difesa della scodella. L’onda che ha sollevato quei ghiacci di oltre un metro e ha provocato la gigantesca valanga si è riaddormentata nel suo letto e le diversità dell’Ice Fall sono dovute alla vita del ghiacciaio, con crepacci che si aprono e chiudono.

Kuriki alle pendici dell'Everest
Kuriki alle pendici dell’Everest

Lo scalatore asiatico ha raggiunto nella sua carriera le vette più alte dei sei continenti, ma l’Everest rappresenta la sfida più difficile. Il Chomolungma (come viene chiamato dalle popolazioni locali n.d.r.) gli ha negato la gloria ben quattro volte, due volte partendo dal Nepal e due dal Tibet. Durante l’ultima spedizione, nell’autunno del 2012, Kuriki rischiò la vita nel tentativo di arrivare sulla cima attraversando il difficile percorso della cresta ovest, vedendosi obbligato a tornare a Kathmandu dopo aver subito gravi congelamenti alle dita, ai piedi e al naso. Il giapponese perse nove dita delle mani che vennero parzialmente amputate, ma il suo zelo di salita rimase illeso. “Kuriki si arrampica in un momento in cui c’è confusione sulla sicurezza in Nepal dopo il terremoto – ha dichiarato il ministro del Turismo nepalese Kripasur Sherpa dopo aver consegnato il permesso di scalata – questo sarà un esempio per gli altri visitatori a venire in Nepal, che oggi è sicuro per l’alpinismo” conclude.

Kuriki organizza il campo base
Kuriki organizza il campo base

Lo scorso aprile due terremoti hanno ucciso oltre 9.000 persone in Nepal, tra cui decine di alpinisti e trekkers provenienti da tutto il mondo. Durante le scosse circa 400 alpinisti stranieri erano al campo base dell’Everest pronti per tentare l’impresa ma, dopo le devastanti valanghe che distrussero i percorsi, il Khumbu Icefall e le guide sherpa dichiararono come le pareti erano troppo pericolose da scalare. Migliaia di turisti ed escursionisti, una fonte fondamentale di reddito per il paese himalayano, tornarono a casa e molti alberghi e agenzie di trekking ebbero gravi perdite per le cancellazioni improvvise. A questo va aggiunto come il versante tibetano chiuso dai cinesi blocchi di fatto una gran parte dei possibili visitatori. Il turismo rappresenta in Nepal circa il 4% del Pil e impiega più di 500.000 persone in diversi settori. Il governo nepalese teme che gli arrivi dei turisti potrebbero calare del 40% nel 2015. Tuttavia l’impresa di Kuriki potrebbe invertire questa tendenza.

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