Incontri sul treno: l’Esercito Italiano e chi ci crede ancora (per davvero)

Incontri sul treno: l’Esercito Italiano e chi ci crede ancora (per davvero)

Marco (il nome è di fantasia su esplicita richiesta del diretto interessato) ha ventitré anni, da due fa parte dell’Aeronautica e ogni mattina prende il treno che da Napoli Centrale si dirige alla stazione di Roma-Termini. Sono in molti i militari che giornalmente viaggiano su questa tratta: la maggior parte scende proprio alla mia fermata, Priverno-Fossanova, per raggiungere poi le sedi di Sabaudia tramite autobus; altri proseguono fino alla Città Eterna ed è lì che le loro strade vanno poi a dividersi. L’ho incontrato proprio sul treno, qualche settimana fa, e a conti fatti, una volta arrivata a casa, mi è sembrato abbastanza incredibile con quanta semplicità fossimo riusciti ad intavolare una discussione. In realtà, andando indietro sui binari della mia intervista non intenzionale, mi sono resa conto che non era affatto così strano.

La sua è una storia semplice, a tratti bella e a tratti difficile, come quella di chiunque altro. Ha sempre voluto arruolarsi nell’Esercito, in particolare nell’Aeronautica, e riuscirci è stato come vedere avverato davanti a sé un sogno.

“Inizialmente- mi ha raccontato- è stato difficile fare abituare i miei genitori all’idea. Ma quello che vedevo come il più grande impedimento era la mia ex. Sai, lei e le sue fisse sul pacifismo, è una molto idealista, ma non nel senso buono del termine… non ha percezione della realtà e pretendeva che io fossi come lei. Ma non sono così. Ora sto con L., da quasi due anni, ed è tutta un’altra cosa. Mi sostiene davvero in maniera totale, come mamma e papà e una serie di altri amici stretti, per quanto so che per tutti loro è comunque chiaramente difficile”.

Quindi gli affetti sono stati importanti per arrivare ad indossare la divisa dell’Aeronautica?

Direi fondamentali, più che importanti. Ho imparato che per quanto possa essere forte la tua motivazione, senza il sostegno di parenti e amici sarà difficile arrivare dove vuoi tu. Alla fine sono loro che ti spronano nei momenti di sconforto e ti assicuro che per arruolarsi ce ne sono sempre tanti, anche se sei la persona più resistente sulla faccia della Terra. Comunque sì, come si dice: uno per tutti, tutti per uno. Siamo tutti una grande squadra.

Più che il discorso di un militare sembra il discorso di un calciatore.

Ma io non capisco perché la gente si ostini a vedere la figura del militare come un lupo solitario, freddo e senza sentimenti. Anzi, ti dirò di più: la prima cosa che cercano di farti capire in ogni modo là dentro è che se non sei pronto a lavorare in gruppo, puoi anche cambiare attività. L’Esercito Italiano, anche se diviso per mansioni, è uno: quando giuri, lo fai sulla Repubblica, che è l’insieme di tutti noi, per difendere le istituzioni, ma soprattutto il popolo, la tua Nazione. Che senso avrebbe dire: “io sono io e voi nun siete un cazzo”? Non siamo Marchesi del Grillo, siamo un Corpo Statale a difesa della collettività che riteniamo come la nostra casa, in senso più ampio.

Ma il militare è un lavoro, una vocazione o una scelta?

Per me è un po’ tutte e tre. E’ un lavoro perché, senza fare sentimentalismi inutili in questo campo, ti pagano, mia cara. E bene, direi. Poi sì, c’è chi lo fa solo per quello e secondo me dovrebbe essere radiato seduta stante, perché in quel caso non sei affatto parte dell’Esercito. Prima di tutto, bisognerebbe sentirne appunto la vocazione, che non è come per i preti che all’improvviso si ritrovano la Madonna di fronte… è più una cosa che sta là, lo sai, è inutile che la combatti, prima o poi prende il sopravvento. Ed è meglio accettarla che combatterla, per te, soprattutto, ma anche per chi ti sta attorno. Non penso che le persone frustrate siano semplici da sopportare. Be’, quando l’accetti sei sulla strada per fare di questa tua passione una scelta. Ma diventa tale solo quando cominci seriamente a lavorarci su.

Ma a te è venuto spontaneo, una volta arruolato, abituarti a quel tipo di vita?

Più o meno. Spontaneo no, ma ti ci abitui in fretta, non hai grandi scelte alla fine, no?

E credi che ci si possa nascere, militari?

Oh mamma, io la odio ‘sta cosa. Non ci si nasce, militare. Non ho mai sentito di bambini che nascono già con la divisa addosso. Con la camicia, magari, ma so che è un’altra cosa. (ride, n.d.r.) Né, in realtà, lo si diventa: come ti stavo dicendo prima, quelle persone che giurano e fanno tutto in regola, ma solo per soldi, per quanto mi riguarda non fanno assolutamente parte del mio mondo. Ci vuole ben altro per essere davvero un militare: passione, dedizione, coraggio, amore verso sé, verso gli altri e verso la propria Nazione. Ecco, penso che te lo senti. Ma è così un po’ con tutti i mestieri, se te lo senti dentro, allora è la strada giusta per te.

La strada giusta… è difficile trovarla. Ti chiedi mai se sia giusto o meno quello che fai?

Sì, ogni giorno. Soprattutto quando commetto errori, mi domando se davvero sono tagliato per questa vita. Però sai che c’è? Ti rendi conto sempre dalle piccolezze che non stai sbagliando nulla. Ad esempio, questa è una cosa che mi rende orgoglioso: poter parlare della mia vita da militare con una persona che ne è fuori mi rende sempre così fiero di ciò che faccio che è come se mi ricaricasse di sicurezza.

Ma io una cosa non reisco a capirla… chi è davvero il militare? Insomma, è quello che va in guerra o quello che sta qui e protegge dall’interno il popolo? E’ quello che sta sempre in prima fila o quello che gli copre le spalle?

Ma è tutto questo! (ride, n.d.r) E’ esattamente tutto questo. E non solo. E’ una persona che si guarda sempre intorno, è quello che quando torna a casa la sera stanco morto riesce comunque a strappare un sorriso per i suoi familiari. E credimi, con le giornate che passi non sempre è facile. E’ una persona che ama, che soffre, che ha paura, esattamente come tutti, ma che indossa una divisa e combatte per sé e per gli altri nell’unico modo che conosce.

Detta così non sembra difficile da capire.

Non lo è, se hai una passione abbastanza forte che ti sorregge nei momenti in cui vorresti solo cadere giù. Penso che fare di questa passione, qualunque essa sia, il proprio mestiere sia uno dei più grandi privilegi di questa vita.

E se dovessi descrivere l’Esercito Italiano in quattro parole? Dai, sono stata buona, sono tante!

Ma non basterebbe un trattato! Vediamo… fratellanza. Dedizione. Eticità. Rispetto. Ritieniti fortunata: è il riassunto migliore che io abbia mai fatto!

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