Alan Turing: quando la storia ci nasconde grandi personaggi

Alan Turing: quando la storia ci nasconde grandi personaggi

turingChi si ricorda Napoleone Bonaporte? Chi si ricorda Alfred Einstein? Chi si ricorda di Alexander Fleming? Qui si alzano numerose mani, in quanto ogni persona ha studiato a scuola questi personaggi: le loro gesta, le loro conquiste, i loro contributi fondamentali alla storia, le loro scoperte senza le quali noi oggi non avremmo molto. Tutto ciò è entrato nei nuostri cuori e nelle nostre menti: be’, magari non tutti questi soggetti potevano sembrarci sempre retti nei loro comportamenti, ma il fatto è che li conosciamo TUTTI. Ma chi conosce Alan Turing? Chi sa davvero cosa quest’uomo ha fatto nella sua vita? Poche persone, ne sono sicura.

Un uomo che durante la Seconda Guerra Mondiale ha decriptato, con l’ausilio unico del suo cervello, i messaggi segreti dei nazisti, i quali venivano trasmessi tramite “Enigma”. Mi correggo: riuscì a dare un contributo enorme al conflitto mondiale creando un’altra macchina elettromeccanica, in grado di decodificare i codici trasmessi tramite Enigma. Chi conosce il padre di quelli che noi oggi chiamiamo computer, senza i quali non potremmo vivere in nessun modo? Che appena si impallano per qualsivoglia motivo ci provocano un colpo al cuore (proprio perché non sapremmo aggiustarli)? Eppure è un personaggio unico, un genio, un matematico, un logico e un crittografo. Insomma, meriterebbe di essere conosciuto, studiato e rispettato al pari di molti altri uomini della Storia.

Finalmente è arrivato un regista, Morten Tyldum, che ha deciso di leggersi molto bene il libro “Alan Turing. Storia di un Enigma” di Andrew Hodges e di farne un adattamento cinematografico, proprio per far conoscere ancora di più questo ragazzo di 26 anni, che senza saperlo stava per risolvere un conflitto mondiale. E ha scelto un attore dalla sensibilità inglese come Benedict Cumberbatch, il quale è riuscito con credibilità e delicatezza e portare sullo schermo Alan Turing: mescolando bene, ne viene fuori un film, “The Imitation Game“, che appassiona e incanta, ma soprattutto commuove.

Nessuno conosce quest’uomo, perché era gay. Costretto ad evitare la prigione, con l’accusa di atti osceni e avendo ammesso la propria omosessualità (considerata un reato in Gran Bretagna in quegli anni), le preferì la castrazione chimica: forzato ad iniezioni ormonali, che gli provocavano spasmi e calo della libido, tenne duro due anni con queste cure, ma nel 1954 morí suicida.

L’omosessualità che nasconde la genialità. Un semplice modo diverso di pensare che porta la morte, la vergogna, l’isolamento sociale. Ah ma no, non sto parlando degli anni ’60 in Gran Bretagna: sto parlando di oggi, Italia, Europa, anno 2015. Se in Inghilterrra la Regina Elisabetta ha dichiarato la depenalizzazione del l’omosessualità nel 1967 (troppo tardi perché un genio come Alan Turing potesse sentirsi libero di vivere le sue relazioni con altri uomini), noi qui in Italia siamo terribilmente indietro. Se c’è qualcuno che ha il coraggio di sponsorizzare ed organizzare un convegno come quello che si terrà a Milano il 17 Gennaio 2015 in occasione della Giornata per la Famiglia, il quale si presta ad offrire cure in quanto “I gay vanno curati; siamo alla ricerca delle cause psicologiche e spirituali che contribuiscono alla diffusione di atteggiamenti contrari alla legge naturale”, allora vuol dire che non stiamo andando nella direzione giusta. É prova di ignoranza, paura di ciò che noi consideriamo diverso, sbagliando; è la prova che se Alan Turing vivesse in questi anni forse si salverebbe dalla castrazione chimica, ma rimarrebbe un emarginato. La nostra società punisce ancora con manipolazioni mentali e psicologiche chi ha preferenze sessuali differenti da quelle che sono definite (e vorrei tanto sapere chi le ha definite tali) normali. Una parola che stona come un pianoforte non accordato, un violino a cui manca una corda, un oboe non pulito. E per chi è all’ascolto e che parteciperà a questo convegno vergognoso e ridicolo, lascio un messaggio: siete voi la muffa della società, che non avete intelligenza a sufficienza per comprendere un uomo che abbraccia un altro uomo, una donna che prende per mano un’altra donna.

di Rebecca Cauda

4 gennaio 2015

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