Petrus Gonsalvus: il gentiluomo alla corte di Enrico II che ispirò la favola della “Bella e la Bestia”

Petrus Gonsalvus: il gentiluomo alla corte di Enrico II che ispirò la favola della “Bella e la Bestia”
Petrus e Catherine

Petrus-Gonsalvus
Petrus Gonsalvus

Petrus Gonsalvus, nella sua singolarità, fu nella vita uomo di successo. L’ipertricosi che lo affliggeva e che destava sicuramente grande curiosità, anziché essere un limite finì per rivelarsi un “atout”. Grazie alle sue doti intellettuali, fu considerato uno dei personaggi più noti nell’ambiente aristocratico del XVI secolo. E questa è la sua storia.

Nacque nel 1537 a Tenerife, discendente dei “mencey”, i re degli aborigeni delle Canarie (guanchi) sopraffatti e resi schiavi dalla conquista spagnola a fine ‘400. Sembra che Pedro Gonzales, questo il suo nome, era un “muchacho muy hermoso”, la cui caratteristica era quella di avere il volto e il corpo coperti da una fine peluria rosso scuro, che tuttavia scopriva nel volto dei bei lineamenti regolari, come riportano le cronache dell’epoca. All’età di dieci anni, pare che fu inviato come “regalo” dalle Canarie al Re Carlo V nei Paesi Bassi, ma durante la traversata un’incursione di corsari francesi portò alla cattura di Pedro che fu condotto invece, giochi del destino, in omaggio ad Enrico II re di Francia.

A quella Corte dominava allora la storica Caterina de’Medici, moglie del re, una donna dalla forte personalità caratteriale e politica, piccola di statura e assai poco piacevole d’aspetto, piuttosto egoista e spesso crudele, con alcune peculiarità come l’essere estremamente golosa (fu la prima ad introdurre a corte l’uso della forchetta), nonché amante di tutto ciò che fosse esotico. L’ingresso del ragazzo “guancho” suscitò quindi in lei estremo interesse, l’ambizione davanti ai cortigiani di ospitare una testimonianza unica del suo genere. Pedro fu visto come un’icona esotica da conservare con tutti i riguardi. Fu instradato verso lo studio del latino parlato e scritto ( a quel tempo considerato come la più alta forma di cultura) e delle materie umanistiche, sì che crebbe come un vero gentiluomo restando a Corte per ben 44 anni con il nome di Don Petrus Gonsalvus, un atto dovuto alle sue origini reali.

Nel 1573, avendo Petrus 36 anni, la regina credette bene di dargli una moglie. La scelta cadde non tanto casualmente su Catherine, la più bella delle sue damigelle d’onore, forse per la curiosità…scientifica di vedere cosa sarebbe sorto da quel contrastante connubio. Si narra che la fanciulla, al momento di venire presentata a Petrus come moglie, svenne al suo cospetto. Tuttavia, al di là di quella peluria che scuriva il suo volto e che avrebbe intimorito qualsiasi fanciulla in attesa del principe Azzurro, Petrus era dotato di una corporatura imponente, quella caratteristica dei guanchi di Tenerife, i quali avrebbero avuto alle origini infiltrazioni di popoli nordeuropei, di carnagione chiara e capelli biondi. Da qui è ragionevole desumere la peluria rossiccia di Petrus. E’ da supporre che l’iniziale deliquio di Catherine e il matrimonio forzato si risolvessero in un’unione insperatamente felice, in quanto la sensibilità, la dolcezza e la cultura di Petrus finirono per conquistarla. Ne nacquero infatti ben sei figli, quattro dei quali affetti da ipertricosi. E la Regina fu accontentata.

antonietta gonsalvus
Antonietta Gonsalvus

Ulisse Aldrovandi, appassionato naturalista del ‘500, studiò i membri della famiglia Gonsalvus, pubblicandone le immagini su uno dei suoi volumetti dal titolo “De Monstris”, laddove il termine latino “monstrum” non aveva quel significato negativo che noi moderni usiamo attribuirgli, ma qualcosa fuori dall’ordinario, di portentoso, di eccezionale. Infatti, Aldrovandi presentava quelle malformazioni che la natura spesso regala a sorpresa a tutti gli esseri di questa terra, umani, animali e vegetali. A sua volta, la ritrattista Lavinia Fontana, amica della famiglia Aldrovandi, ritrasse la figlia di Petrus Antonietta, detta Tognina, e così anche lo stesso Petrus.

Ma cos’è l’ipertricosi? La causa è da riscontrare in un’alterazione genetica a carico di alcuni cromosomi, un capriccio del dna. Venne chiamata “sindrome del lupo mannaro” ed anche “sindrome di Ambras”, dal nome di un castello presso Innsbruck, capoluogo del Tirolo, dove furono scoperti i ritratti della famiglia Gonsalvus tuttora conservati nella “Camera dell’Arte e delle curiosità”. Varrebbe la pena come interessante meta turistica.

Pare che Petrus Gonsalvus e la sua famiglia siano i più antichi casi di ipertricosi documentati in Europa. Tale disturbo è poco riscontrato nelle etnie asiatiche e nere e poco comune nel nord Europa, più frequente invece nel bacino mediterraneo. Attualmente, in tutto il mondo sono noti un centinaio di casi di questa che è ritenuta una vera malattia, strumentalizzati dai mass media e visibili ormai da tutti in note trasmissioni televisive nazional-popolari.

Petrus e Catherine
Petrus e Catherine

Questa insolita storia d’amore è stata popolarmente assimilata a quella de “La Bella e la Bestia” e per certi versi vi sono delle chiare similitudini. La fiaba, scritta nel 1550 dall’ italiano Gianfrancesco Straparola e poi dal francese Charles Perrault a fine ‘600, pur se con ogni probabilità ispirata alla figura di Gonsalvus a quel tempo molto noto, in realtà trova le sue origini nell’ antica letteratura classica greco- latina , ricordando “Le Metamorfosi” di Apuleio, scrittore filosofo di scuola platonica originario della Numidia. Ci sarà poi tutto un fiorire di riletture della fiaba nel corso del ‘700 a sfondo sociale-educativo, fino ai giorni nostri con versioni cinematografiche, letterarie, teatrali e nel piccolo schermo.

Dopo la morte di Caterina de’Medici nel 1589, Petrus Gonsalvus con la famiglia lasciò la corte francese per recarsi in Italia, dove soggiornò alla corte di Parma. In seguito, si stabilì definitivamente a Capodimonte sul lago di Bolsena (Viterbo), dove morì nel 1618, all’età di 81 anni. I particolari della sua vita si trovano nell’ Archivio Vaticano e negli Archivi di Stato di Roma e Napoli.

“ El salvaje gentilhombre de Tenerife” ( Il selvaggio gentiluomo di Tenerife), come intitola il suo libro Roberto Zapperi, scrittore di storia e antropologia, terminò i suoi giorni nella tranquillità del lago laziale, lontano dai clamori delle Corti reali. E questo “lupo mannaro” buono e sensibile ci può insegnare quanto relativo sia il valore della bellezza. Imparò a capirlo la sua devota Catherine.

Angela Grazia Arcuri
22 settembre 2014.

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