Agatocle, il tiranno del popolo

Agatocle, il tiranno del popolo

teatro di siracusaAgatocle di Siracusa è ricordato nei manuali e nelle memorie degli studiosi come uno dei personaggi più spietati della storia antica ma allo stesso tempo come l’esempio di un tiranno amato dal popolo. Astuto stratega con mire imperialistiche, Agatocle mirò a cacciare i cartaginesi dal suolo siciliano ma sopratutto ad unificare la Sicilia (allora composta allora da varie città-stato greche) sotto il dominio di Siracusa. Nacque nel 361 a.C. Ad Himera (l’attuale Termini Imerese); il padre Carcino, commerciante di ceramiche, era però natio di Reggio e decise di trasferirsi a Siracusa quando la città siciliana era dominata da Timoleonte. La brillante carriera politica e militare di Agatocle inizò sotto la guida di Damas, comandante dell’esercito siracusano nella guerra contro Agrigento, e proprio sotto Damas ricevette la carica di chillarca. Nel 333 a.C., dopo la morte di Damas, Agatocle ne sposò la vedova e acquisendone le proprietà e le ricchezze entrò a far parte dei personaggi più importanti di Siracusa. Agatocle fu esiliato dalla sua amata Siracusa per volere dell’oligarca e suo principale rivale Sositrato ma fu proprio in esilio che Agatocle preparò la sua ascesa al potere partecipando alle battaglie contro Crotone a fianco dell’esercito di Taranto e contro Reggio. A Siracusa intanto il potere di Sosistrato viene ribaltato dalla frangia democratica e nel 322 Agatocle ritorna dall’esilio, mentre i democratici prendono sempre più potere gli oligarchici chiedono aiuto ai cartaginesi per tornare al potere. Agatocle riesce a tener testa ai cartaginesi ma stavolta furono i democratici che, vedendo in lui un populista dagli animi caldi e quindi un possibile tiranno, chiesero aiuto al generale Acestore (inviato da Corinto per placare la situazione tra le due fazioni) il quale esiliò Agatocle, fece rientrare in città Sositrato e stipulò la pace con Cartagine. Anche stavolta Agatocle non demorde ed organizza in pochissimo tempo un proprio esercito mettendo in seria difficoltà sia i siracusani che i caratginesi, Amilcare decise quindi di promuovere il suo rientro a Siracusa a patto che Agatocle accettasse una riconciliazione con gli oligarchici e agevolasse il processo di pace. Agatocle accettò l’offerta ma solo momentaneamente, la sua mossa infatti fu quella di accettare il patto con Amilcare per poi organizzare una vendetta contro i suoi rivali grazie all’aiuto sia dei mercenari sia del popolo ormai stufo della politica oppressiva degli oligarchici. Agatocle conquistò il potere con un atroce guerra nei confronti degli oligarchici, i dati parlano di un massacro vicino alle quattromila persone, dopo tale mattanza Agatocle finse di voler terminare la sua carriera politica ma fu il popolo a nominarlo comandante con poteri assoluti: Agatocle, il tiranno eletto dal popolo.

Durante la sua tirannia Agatocle riuscì a farsi amare dal popolo siracusano attuando riforme in favore delle classi meno agiate (annullò debiti e distribuì terre), rese forte l’apparato militare della città potenziando flotta ed esercito e fece rientrare nella polis tutti gli esiliati democratici cacciati durante l’aspra lotta contro gli oligarchici….mosse che lo resero amato agli occhi dei siracusani.

Le mosse iniziali del tiranno, dal punto di vista militare, non portarono ottimi risultati; la prima città che volle attaccare fu Messena (Messina) ma oltre a respingere gli attacchi siracusani, Messena strinse alleanza militare con Gela ed Agrigento.

Il primo vero successo, di stampo prettamente diplomatico, arriva nel 313 a.C. quando Amilcare e Agatocle stipulano un trattato nel quale le città di Imera e Selinunte vengono annesse a Cartagine, sul resto delle città siciliane Siracusa poteva avanzare annessione senza che vi fosse alcun intervento militare da parte di Amilcare ad esclusione di Messena, Gela, Agrigento e le altre comunità autonome. Il tiranno di Siracusa, conscio della breve durata del trattato tra le due parti da sempre in lotta tra loro, rinforzò ancora di più il suo esercito e usò una strategia d’attacco volta non ad attaccare Messena ma a debellare gli oppositori all’interno di essa. Dinocrate, nominato “capo” della fazione oligarca dopo la morte di Sositrato, non trovò aiuto nelle altre città siciliane e quindi chiese ausilio a Cartagine. La guerra tra il sanguinario Agatocle e Dinocrate avvenne a Galeria, i cartaginesi non si scontrarono e Siracusa ebbe la meglio, Galeria venne saccheggiata in grande stile e Agatocle ne uscì da vincitore.

A Cartagine il fatto non venne digerito bene ed il Senato proclamo nuovo comandante Amilcare Giscone. I Cartaginesi, forti di una nuova politica bellica e di un esercito più numeroso, sbarcano in Sicilia e sicuri delle amicizie delle città siciliane che fino ad allora non si erano mai ribellate al tiranno di Siracusa, nel 310 a.C., ad Ecnomo, sconfiggono Agatocle. Il risultato di questa sconfitta fu che varie città accolsero Amilcare come liberatore mentre Agatocle dovette battere ritirata a Siracusa, giunto in città lasciò un numero esiguo di milizie (a capo vi era il fratello Antandro) a resistere ad un possibile attacco cartaginese mentre lui e gran parte dell’esercito si imbarcò per Cartagine, Agatocle voleva portare la guerra direttamente sulle coste africane. I greci sbarcarono in Africa ed entrati a Megalopoli, la saccheggiarono per poi raderla completamente al suolo. L’esercito di Agatocle arriva a Tunisi e Cartagine si rese conto che ormai lo scontro era prossimo quindi, forte di un esercito più numeroso di quello di Agatocle, ingaggia battaglia mettendo a capo del proprio esercito Annone e Bomilcare. Durante la battaglia i greci ebbero la meglio: l’attacco cartaginese fu respinto, Agatocle portò i suoi alla vittoria e mentre Annone perse la vita in battaglia, Bomilcare scappò anziché prestare aiuto all’esercito cartaginese in svantaggio.

Mentre Siracusa si difende dagli attacchi cartaginesi non cedendo un centimetro di territorio, Agatocle si impadronisce definitivamente di Tunisi e stringe alleanze con la popolazione locale saccheggiando chi non chinava la testa al suo arrivo. Amilcare tornò in Africa per accerchiare Agatocle e riprendere possesso dei territori persi ma il risultato fu vano, i greci ottennero risultati positivi uno dietro l’altro. Lo scenario in Sicilia cambia totalmente dopo la morte di Amilcare (tornato in Sicilia venne catturato, umiliato ed ucciso dalla folla siracusana dopo l’ennesimo attacco fallimentare alla città): i punici rimangono senza un comandante, gli esiliati dal tiranno siracusano si affidano a Dinocrate e Agrigento crea una lega (guidata da Senodico) al fine di cacciare i punici e portare alleanza paritaria tra tutte le poleis greche in Sicilia. Dinocrate non avanzò mosse belliche mentre Senodico cacciò i punici da tutte le città occupate. A Tunisi la notizia della morte di Amilcare scalda gli animi ai greci, intanto a Cartagine Bomilcare tenta e fallisce miseramente un golpe di stato; Agatocle capisce che è tempo di mettere a segno un altro colpo sconfiggendo la armate puniche impegnate in alcune guerre contro le tribù nomadi. L’impero del tiranno greco in Africa comincia ad estendersi e nel giro di poco tempo cadono anche Utica e l’attuale Biserta ma Agatocle non sferra l’attacco a Cartagine anzi, torna il Sicilia mentre i suoi comandanti a Siracusa sconfiggono Senodico e la lega agrigentina. Agatocle sbarca in Sicilia, devasta, saccheggia e bagna nel sangue ogni città lungo il tragitto che lo riporta a Siracusa (da ricordare la ferocia con cui ha distrutto Segesta) e giunto a Siracusa riporta l’ordine ma non sferra l’attacco contro il suo principale nemico: Dinocrate. Dal fronte africano non giungono però buone notizie, Cartagine venuta a sapere dell’assenza di Agatocle, sferra un attacco imponente a Tunisi e riesce a distruggere l’esercito greco ma in Sicilia il tiranno libera definitivamente Siracusa (il porto della città era sotto embargo cartaginese) grazie ad un alleanza con gli Etruschi. Richiamato in Africa, Agatocle dovette stavolta accettare la sconfitta ma riuscì, con fortuna, a mettersi in salvo per tornare a Siracusa. Nel 304 a.C. si proclama re di Sicilia, morì nel 289 a.C. e al momento di designare il suo predecessore scelse il popolo di Siracusa.

Lorenzo Bruno

02 agosto 2014

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