Margiad Evans, nel buio la luce
Storie
17 Marzo 2024

Margiad Evans, nel buio la luce

Il caso non esiste mai. Margiad Evans, la solitudine, l'epilessia come malattia religiosa o morale nel libro Un raggio di Oscurità (Magog)

di Lorenzo Bruno

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L’epilessia negli anni 40, il respiro della morte sul collo a monito di un tempo determinato sulla terra. La paura ed il tormento enigmatico di una gravidanza generatrice di vita ma di un possibile dannato fardello sulla futura figlia. La natura, l’essenza pura di Dio, il dualismo assoluto e l’arte della scrittura.

Un raggio di Oscurità, edito da Magog, è la testimonianza tra versi e prosa della malattia di Peggy Eileen Whistler oppure di Margiad Evans, scrittrice del Middlesex ma vissuta al confine con il Galles… per una donna che ha pattinato sulla linea sottile tra la morte e la vita il destino è stato puntuale anche dal punto di vista geografico.

Il caso non esiste mai.
Margiad intorno ai 40 anni scopre di essere epilettica, una malattia all’epoca poco conosciuta ma già divina nell’antichità. Una malattia, si diceva, guidata dalla mano di Dio: il corpo di Margiad diventa la casa dell’ira divina piegando la volontà umana.
Il buio.
I neuroni perdono il controllo, le rotte saltano, piccole scariche elettriche come fulmini nella scatola cranica interrompono la normale trasmissione cerebrale, dentro la luce si spegne…fuori il corpo non risponde alla volontà di Margiad. Incoscienza, le forze mancano, il corpo della scrittrice bacia il pavimento. Nel buio la Evans cerca Dio, si convince che il dolore non è mai vano e tormentandosi si interroga:

“L’epilessia è una malattia religiosa o morale? È possibile che sia colpa mia?”
L’epilessia, di certo, sarà solo la causa del tumore al cervello che nel 1958 le renderà un’amara, tormentata e prematura pace. Una morte a quarantanove anni arrivata tra paralisi e attacchi epilettici.

Quella della Evans fu una vita di responsabile accettazione persino della solitudine:

“La vita per me è solitudine. I miei sensi sono tutti solitari. Attraverso la solitudine respiro”.
Nell’opera, l’epilessia viene descritta dalla stessa scrittrice come un’avventura dualistica tra corpo e mente, non ci sono termini medici ed il fine non è assolutamente ne un insegnamento, ne un trattato filosofico ne una carezza a fine consolatorio…è un avventura di una donna sola nella vita, amaramente consolata da una compagna che si impossessa del suo corpo senza chiedere permesso alcuno. Dai particolari si costruisce il caso, per la Evans potremmo osare e definirlo un caso divino.

Il 17 marzo del 1909 la luce di Dio apre gli occhi della neonata Margiad.
Il 17 marzo del 1958 Dio fa calare il buio sugli stessi occhi, stanchi e provati dalla sofferenza di neuroni senza bussola ma padrini di lampi di genio nella cupa e solitaria quotidianità della scrittrice.
Oggi, 17 marzo del 2024 possiamo tranquillamente ribadire che, nel caso della Evans, il concetto espresso alla dodicesima riga di quest’articolo è dannatamente giusto.

“Lunga guerra ti ha tormentato l’anima

qui si sigilla la tua pace”

Webster (La Duchessa di Amalfi)