Quel sogno chiamato Olivetti

Quel sogno chiamato Olivetti
Adriano Olivetti

Fare impresa nell’epoca post-Covid

Più lo stato d’emergenza avanza e più il suo diretto collegamento con la problematica economica si palesa. Questo parallelismo sta intaccando duramente la piccola e media impresa nel mondo, specialmente quella italiana, ultimo Stato a farne ancora la spina dorsale del proprio PIL. L’economia italiana sarà quindi la più coinvolta nel processo economico che il mondo sta preparando, ovvero una vera e propria “quarta rivoluzione industriale”. Rivoluzione, questa, che, a differenza delle precedenti, non nasce per aiutare l’essere umano nelle sue attività, ma per sostituirlo definitivamente, divenendo fase conclusiva di un processo già avviato dalle multinazionali del digitale negli ultimi dieci anni.

Il processo della quarta rivoluzione industriale che ci accingiamo ad affrontare non si fermerà solo all’impresa, ma minerà anche lavori attualmente impensabili. Quello del medico, per esempio.

Se ci fate caso, in effetti, la medicina attuale è basata su protocolli sanitari. Sono sempre meno i medici che, tramite la propria sensibilità ed esperienza, elaborano una cura dedicata alle singolarità del paziente, bensì esiste sempre più spesso chi, a valle di input esterni (sintomi), estrae un output e questo output non è nient’altro che un protocollo sanitario associato a quel determinato input. Questa standardizzazione meccanica, più che mai palesatasi durante questa pandemia, è ormai alla base di qualsiasi disciplina umana (psicologia, ricerca, scienze organiche e inorganiche, agricoltura, economia, ecc.) e rende sostituibile qualsiasi figura professionale, persino quella del medico, appunto.

Gli ultimi decenni, in cui si è deliberatamente minato il concetto stesso di conoscenza, trasformandolo da interpretazione dei dati a semplice immagazzinamento dei dati, sono serviti proprio a questo momento storico: ad importare il sistema binario nella vita di tutti i giorni, per far sì che una volta avanzati tecnologicamente, si potesse sostituire tutto il sistema già collaudato dagli uomini con le macchine stesse.

Questo è l’inizio della quarta rivoluzione industriale, o epoca del transumanesimo

Nessun lavoro è ormai al sicuro. La piccola e media impresa è solo la linea del fronte, la prima che verrà coinvolta, ma, per assurdo, quella che, rivoluzionando completamente l’idea del proprio lavoro, potrà sopravvivere a discapito di enormi sacrifici e fatiche, accettando sin da subito che il fallimento potrà colpirle.

Su cosa dovrà quindi puntare l’imprenditoria del futuro, presa in mezzo fra lo spauracchio delle chiusure del Governo e gli squali del business online? Dovrà trasformare le virtù in necessità, smantellare tutto ciò che i vari modelli economici propinano da tempo immemore e tornare a riprendere un concetto di azienda che sembrava essere morto e sepolto: la visione aziendale di Adriano Olivetti.

Per sopravvivere bisogna necessariamente smetterla di utilizzare il dizionario neoliberista e avere il coraggio di improntare il proprio lavoro al servizio dell’uomo, invertire il concetto di capitale e merce, trasformare cioè, proprio come la Olivetti all’epoca, il denaro in merce e gli esseri umani in capitale.

L’unica ribellione possibile, a questo punto, potrà essere quella di trasformare il prodotto o il servizio che si vende in veicolo di condivisione e calore umano, dal caffè in un bar, al chiodo in ferramenta. Dobbiamo entrare nell’ordine delle idee che qualsiasi prodotto e qualsiasi servizio potranno essere svolti in maniera più veloce ed efficiente da una macchina, ma l’esperienza umana non può essere digitalizzata ed è questo il concetto che tutte le aziende non extra territorializzate devono tenere a mente per la propria sopravvivenza in futuro.

La nuova generazione di imprenditori ha di fronte una sfida ardua ma in sé rivoluzionaria: quelle “fabbriche di bene” di cui Adriano Olivetti parlava. Superare volontariamente l’attuale concetto di obiettivo incentrato esclusivamente sul fatturato a tutti i costi. Questo non ha nulla a che vedere con alcun pensiero politico o filosofico-materialista che rinnega la ricerca del profitto in favore di una non ben precisata uguaglianza sociale, è bensì fortemente mirato al profitto, concepito come mezzo e non come fine, uno strumento per il miglioramento dell’uomo e dell’ambiente di lavoro, quindi del proprio territorio. Base, questa, che permette un aumento progressivo del profitto stesso. L’economia a servizio dell’uomo.

Questo era l’ideale supremo della Olivetti, che le ha permesso, al tempo, di essere leader nel mondo per innovazione tecnologica e visione umana, e che, in piccolo, dovrà entrare nella testa di tutte quelle persone che vorranno continuare a fare libera impresa nell’epoca post-Covid.

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