Skanderberg, l’incubo del sultano

Skanderberg, l’incubo del sultano
Una statua di Giorgio Castriota Skanderbeg (Fonte: Sud Senza Età)

Giorgio Castriota Skanderbeg è l’eroe nazionale albanese. È l’uomo che, più di chiunque altro, contribuì a bloccare l’avanzata degli Ottomani nei Balcani.

Egli crebbe tra i giannizzeri, di cui si parla ad esempio nel bellissimo romanzo di Ivo Andric Il ponte sulla drina, bambini rimasti orfani o addirittura rapiti dalle famiglie cristiane d’origine per essere allevati secondo un modello rigidamente militaresco alla corte del Sultano, affinché diventassero parte del proprio esercito privato.

Si può a ragione dire che Giorgio Castriota Skanderbeg nacque cristiano, crebbe musulmano e si riconvertì al cristianesimo in età matura.

 

Skanderbeg contro Maometto II

La sua vita è interamente segnata da una personale sfida con il Sultano Maometto II di cui rappresenta la vera e propria nemesi.

Esistono moltissimi aneddoti e curiosità a proposito dei loro duelli. Si dice ad esempio che un giorno Skanderbeg inviò la propria spada in segno di sfida al Sultano. Quando questi, rispondendo, gli fece notare che si trattava di una normalissima spada, il condottiero albanese ribatté a suo a volta che purtroppo non aveva potuto inviare il proprio braccio come a esplicitare la volontà di ingaggiare uno scontro a mani nude con il Sultano!

Furono molte le batoste subite dal sovrano ottomano per opera di Skanderbeg, l’ultima delle quali risultò addirittura decisiva. Dopo la battaglia di Skopje del 1462, il Sultano ammise infatti che era tramontato per sempre il sogno di ammainare la bandiera con la mezzaluna sulla cupola di San Pietro.

L’eredità di Skanderbeg

Terminata la sua carriera militare, Giorgio Castriota Skanderbeg si ritirò a vita privata in Puglia dando avvio a una lunga dinastia. Basti pensare che i cognomi Castiota e Skanderbeg sono tuttora molto diffusi in regioni italiane come la Puglia e la Calabria, dove esiste una minoranza cosiddetta arbresche, discendenti di questa migrazione albanesi, italianissimi, ma che tuttora parlano una forma arcaica della lingua albanese.

Ci sono tante altre curiosità che riguardano Giorgio Castriota Skanderbeg. Quello che io preferisco riguarda gli ultimi attimi della sua vita. Si narra che quando era sul letto di morte, invitò al proprio capezzale tutti i principi d’Albania lasciando loro un ultimo grande insegnamento. Impugnò un mucchio di bastoncini di legno, simili ai moderni Shanghai, ne estrasse uno e chiese a uno dei Principi di spezzarlo. Questo ci riuscì ovviamente molto facilmente. Poi chiese di ripetere la stessa operazione con tutti i bastoncini insieme, ma a questo punto ogni tentativo da parte del Principe, per quanto alacre, risultò vano. “Vedete”, disse Skanderbeg, “questa è la prova da soli sarete facilmente vinti, insieme sarete imbattibili”.

 

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