Un evento tra fuoco e versi in Via di Santa Galla. Perché in un mondo che va veloce, la poesia è l’unico vero atto di resistenza.

Ci sono luoghi che resistono. E ci sono parole che resistono. Venerdì 25 settembre alle ore 19:00, da “Yaluz – Via di Santa Galla Box 30, Circonvallazione Ostiense”, queste due resistenze si incontrano.
Protagonisti sono due realtà: da una parte il “Distributore di Poesie“, progetto nato per portare poesia alle anime inquiete, ovunque siano, insieme alla ragazza che collabora con il progetto, autrice di pubblicazioni per Dantebus e Amazon. Dall’altra Yaluz, cucina di strada tra fuoco e impasti.
Un dialogo nato quasi per caso, ma che aveva un senso profondo: entrambi, in modi diversi, nutrono le persone.
L’evento si terrà in una piazza dentro un mercato, tra gente che passa e buste della spesa. Un luogo non convenzionale, a rischio come tanti mercati rionali di Roma, che però è oggi la cosa più vicina a quello che i greci chiamavano _polis_: il luogo dell’incontro.
Ed è questo il punto: non deve resistere solo la poesia. Deve resistere anche quel luogo. Perché senza luoghi così, dove ci si incontra per davvero, anche le parole finiscono per non avere più dove andare.
Il filo che ci tiene insieme
Ci dicono sempre che la comunità è stare insieme. Ma non è così. Stare insieme lo fanno anche le persone in fila alla cassa.
Una comunità vera è quando c’è un filo che passa tra le persone, anche se non si conoscono. E quel filo, oggi, può essere solo la cultura. Non la cultura come evento da consumare, da fotografare, da mettere nelle storie. La cultura come gesto quotidiano, come modo di abitare uno stesso spazio.
Un mercato che ospita poesia non sta facendo “un evento culturale”. Sta facendo una cosa molto più radicale: sta dicendo che il cibo e le parole fanno parte dello stesso metabolismo. Che una piazza può nutrire la pancia alle 12 e l’anima alle 19. Senza cambiare posto.
È questo che manca: non più eventi, ma luoghi che tengono. Luoghi dove la cultura non è qualcosa che viene portata da fuori, ma qualcosa che succede perché ci sei tu, c’è il fornaio di fianco, c’è uno che passa e si ferma.
A cosa serve la poesia oggi?
Viviamo nell’epoca dei vocali accelerati a x2, delle risposte immediate, dell’ansia di dover spiegare tutto subito. La poesia fa l’esatto contrario. E per questo ci serve.
La poesia non serve a spiegare. Serve a lasciare interrogativi. Non deve essere chiara, deve essere una chiave. Non deve convincere, deve aprire.
È come una fotografia: è lì, muta. Parla, ma è muta. Eppure dice tutto quello che le parole di tutti i giorni non riescono a dire.
Ed è per questo che crediamo a una cosa sola: è solo grazie ai bei dialoghi che si può guarire l’anima.
La serata si ispirerà a titoli che sono già poesie in sé: *Rinasceranno le stelle, Il pomeriggio di un fauno, Un altro tempo, L’amaro miele.* Ognuno potrà portare i propri versi o quelli di un autore amato, perché le belle parole non finiscono mai.
L’invito è aperto a tutti, soprattutto alle anime inquiete.




