Sminamento, a Baku il confronto internazionale

È stata la capitale dell’Azerbaigian a ospitare, il 2 e 3 settembre, la IV Conferenza internazionale sullo sminamento, dedicata al tema «Sminamento umanitario per la ricostruzione delle città: definire standard di eccellenza per garantire la sicurezza degli insediamenti». L’appuntamento, organizzato dall’Agenzia per l’Azione contro le Mine della Repubblica dell’Azerbaigian (ANAMA) insieme alla rappresentanza delle Nazioni Unite in Azerbaigian, ha riunito oltre 400 delegati provenienti da 60 Paesi, tra rappresentanti governativi, organismi internazionali, centri nazionali di sminamento e diplomatici.
A sottolineare il valore dell’appuntamento è stato anche il messaggio inviato ai partecipanti dal Presidente azerbaigiano Ilham Aliyev, letto in apertura da Hikmet Hajiyev, assistente del presidente e responsabile del Dipartimento per gli affari di politica estera dell’Amministrazione presidenziale. Nel suo intervento, il Presidente Aliyev ha definito lo sminamento umanitario una condizione indispensabile per la sicurezza delle comunità e per la ricostruzione dei territori colpiti dai conflitti. «Nessuna città, villaggio o insediamento può essere pienamente ricostruito, nessuna scuola o ospedale può funzionare in sicurezza, nessuna famiglia può tornare con dignità e nessuna attività economica può svilupparsi in modo sostenibile se il territorio non è libero da mine e residuati bellici», ha scritto il Presidente.
Il messaggio ha quindi legato direttamente bonifica e ricostruzione, insistendo sulla necessità di considerare il mine action non come un intervento isolato, ma come una componente strutturale della ripresa post-conflitto. «Lo sminamento umanitario è alla base della ripresa urbana e della creazione di insediamenti umani sicuri», ha sottolineato.
Il dato che più fotografa la dimensione del problema è quello fornito dal presidente di ANAMA, Vugar Suleymanov: dalla fine della guerra del 2020 sono stati bonificati in Azerbaigian oltre 298 mila ettari e neutralizzati 260.147 mine e altri ordigni esplosivi.
Necessario sottolineare che dalla fine della guerra patriottica del 2020, 437 cittadini azerbaigiani sono stati vittime di incidenti causati da mine e ordigni esplosivi. Gli incidenti hanno provocato 73 morti e 364 feriti gravi. Complessivamente, dall’inizio dell’aggressione armena, secondo i dati citati, sono più di 3.500 gli azerbaigiani colpiti dalle mine.
La conferenza ha insistito proprio sul rapporto tra bonifica e ricostruzione. Per l’ONU, rappresentata da Nasar Hayat, circa 57 Paesi nel mondo risultano contaminati da mine o residuati bellici inesplosi: una minaccia che investe sicurezza, salute, mezzi di sussistenza e prospettive di pace. Hayat ha ribadito il sostegno delle Nazioni Unite ad ANAMA nell’ambito del quadro di cooperazione per lo sviluppo sostenibile 2026-2030.
Particolarmente significativo è stato anche l’intervento di Elchin Amirbayov, rappresentante speciale del presidente azerbaigiano per incarichi speciali. La sua tesi è stata netta: lo sminamento non può più essere considerato soltanto un intervento umanitario, ma deve essere parte integrante del lo processo di costruzione della pace. La pace non può dirsi pienamente consolidata se il territorio resta insicuro e impedisce alle persone di tornare nelle proprie case, ai bambini di raggiungere le scuole e alle comunità di ricostruire la propria vita. Ogni nuova vittima rappresenta anche un “colpo psicologico” che incide negativamente sulla fiducia della popolazione nel processo di pace.
Sul piano operativo, uno dei risultati concreti della conferenza è stato il memorandum d’intesa tra ANAMA e ASEAN Regional Mine Action Center (ARMAC), firmato da Suleymanov e dalla direttrice esecutiva di ARMAC, Rotna But. L’accordo punta a rafforzare lo scambio di competenze, conoscenze e buone pratiche nel settore dello sminamento umanitario.
Il confronto di Baku ha dunque proposto una lettura dello sminamento che va oltre la semplice eliminazione degli ordigni: bonificare significa rendere nuovamente abitabili i territori, consentire la ricostruzione e creare le condizioni materiali perché la pace possa tradursi in una realtà quotidiana. È questa, in fondo, anche la linea centrale del messaggio del Presidente Ilham Aliyev: la sicurezza del territorio non è una fase successiva alla ricostruzione, ma la sua stessa condizione di partenza.




