Grande crisi politica nella Corea del Sud

Tutto è iniziato con il discorso televisivo alla nazione che, qualche sera fa, il presidente della Corea del Sud, Yoon Suk Yeol, ha fatto ai propri cittadini annunciando la legge marziale d’emergenza. Alla base delle
motivazioni che hanno spinto il politico a dichiarare tale decisione, sono state due specifiche volontà: quella di proteggere la libertà e la felicità dei propri cittadini dalla Corea del Nord e quella di sradicare le forze pro comuniste che avrebbero potuto rischiare di essere una minaccia per il paese.
L’annuncio del presidente è stato molto inaspettato ed è avvenuto mentre in Parlamento era oggetto di
discussione la proposta di bilancio per il prossimo anno. Il provvedimento aveva acceso le discussioni fra il Partito del potere del popolo e il partito democratico.
Le proteste
Nell’immediato di questa decisione, le strade della capitale Seul si sono riempite di persone ritrovatesi per
manifestare il proprio dissenso. Contemporaneamente a questo, come previsto invece dal provvedimento
comunicato, il comando militare del paese ha annunciato lo stop a tutte le attività parlamentari e a quelle dei partiti politici, divieto che ha portato diversi elicotteri sul tetto del Parlamento per controllare che ciò avvenisse e l’avvento dei militari per le strade della città.
In questa atmosfera di grande confusione e dissenso, non senza difficoltà, l’Assemblea Nazionale è riuscita a riunirsi e, come previsto dalla legge, ha votato unitariamente, sia Partito Democratico che il Partito del potere del popolo, per l’abolizione della legge marziale d’emergenza. Il presidente Yoon Suk Yeol, lasciato solo anche dal proprio partito, è stato perciò costretto a fare marcia indietro rispetto a quanto annunciato alla nazione.
Le reazioni non si sono fermate soltanto alla politica: nel paese la Confederazione coreana dei sindacati ha infatti proclamato lo sciopero ad oltranza con la richiesta delle dimissioni di Yoon Suk Yeol. Yoon Suk Yeol è stato il primo presidente a dichiarare la legge marziale dopo il 1979, anno in cui Chun Doo-hwan fece un colpo di stato dichiarando il medesimo provvedimento, misura che gettò la Corea del Sud in grande crisi.
L’opposizione
Mentre nelle strade le proteste si sono intensificate, a gran voce, l’opposizione ha chiesto le dimissioni del
presidente e l’impeachment, ovvero la misura che porta alla rimozione forzata dalla carica. L’impeachment è stato votato sabato. Nel corso della sessione di voto, il partito del presidente, il Partito del potere del popolo ha abbandonato il Parlamento per manifestare la propria contrarietà al voto. Con questa azione è venuta meno l’efficacia di questa richiesta. Infattti, il provvedimento sarebbe passato solo con 200 persone a favore, ovvero gli oltre due terzi dei 300 parlamentari. Nella realtà i voti si sono fermati a 195.
Successivamente, il capo del Partito del potere del popolo, Han Dong-hoon, ha annunciato le proprie
dimissioni, mentre le opposizioni hanno annunciato di voler procedere con altre richieste di impeachment. Yoon Suk Yeol, dopo essersi scusato con la nazione per la decisione presa, ha deciso di lasciare al suo partito la decisione sulla propria rimozione dall’incarico ed questo ha annunciato la propria volontà di destituire il presidente dalle sue cariche. Ancora non si sa quello che succederà.