Un oceano senza spiagge: Xi Jinping e la metafora dell’economia globale

Un oceano senza spiagge: Xi Jinping e la metafora dell’economia globale
JEAN LOUIS THÉODORE GÉRICAULT - La Balsa de la Medusa (Museo del Louvre, 1818-19)

Era uno degli incontri più attesi a Davos per il World Economic Forum quello del presidente cinese Xi Jinping e non ha mancato di fare notizia. Nella stessa giornata che si è distinta per le dichiarazioni di Theresa May a favore di una Brexit dura è stato proprio il presidente cinese ad ergersi a difensore del libero mercato. E nell’intervento a cui a lungo ha lavorato il suo staff la metafora che ha deciso di associare al concetto di economia globale è quella dell’oceano. Di contro al protezionismo dipinto come una camera buia in cui ci si barrica per proteggersi dalla pioggia e dal vento ma che condanna al contempo a non godere neanche della luce e dell’aria aperta, il mare è lo spazio che unisce i popoli: non posseduto da nessuno è il punto di incontro di culture e tradizioni diverse. L’oceano delimita sì continenti e nazioni ma non è un confine o un luogo – per lo meno nella narrazione di Xi Jinping – dietro cui ci si può arroccare in atteggiamento difensivo.

Ma parlare di oceano in economia non può non evocare simbolicamente il fatto che è stato proprio il mare il primo medium del commercio internazionale: è da lì che si sono mossi i primi passi di quella storia che ha portato all’odierna economia globalizzata. “Dobbiamo navigare l’oceano dell’economia globale: noi cinesi abbiamo imparato a farlo” è il messaggio forte che viene consegnato da Xi Jinping all’élite internazionale riunita a Davos. Anche perché, ci viene detto, dall’oceano, dall’economia globalizzata, non si può scappare, né è possibile rifugiarsi in ‘laghi o fiumiciattoli’. Ed ecco allora che la metafora si dilata: il mercato globalizzato non si configura più come un luogo delimitato dove si può scegliere di tuffarsi o meno, ma si svincola da una localizzazione precisa arrivando a rappresentare la cifra della società contemporanea. Tant’è vero che non viene nominata neanche una volta la costa. Le spiagge non esistono più, è svanito il luogo di contatto tra terra e mare, è scomparso ogni approdo sicuro dove rinchiudersi. La comunicazione istantanea, il muoversi rapido di beni, servizi e capitali è il nuovo ‘elemento’ della nostra era e, soprattutto, di quella futura. La stabilità e solidità della terra si è disciolta nell’intervento di Xi in una rete di connessioni in continuo divenire, in nodi interdipendenti di una struttura più vasta che sarà in grado di donare a tutti una maggiore prosperità.

Non che la nuova economia sia per il presidente cinese un re Mida che trasforma con il suo tocco tutto ciò che incontra in oro; il capitalismo rimane un’arma ‘a doppio taglio’. Non vengono elusi nel discorso i problemi del nostro tempo ma ne vengono indagate quelle che dovrebbero esserne le cause che li hanno scatenati. Tralasciando quelle situazioni che, secondo Xi, non possono essere ricondotte al sistema economico attuale, la povertà diffusa, l’accumularsi di ricchezze, crisi regionali e recessione economica sono l’effetto della mancata imposizione di una regolamentazione efficacie al mercato. L’acqua deve essere canalizzata, le correnti e in venti devono essere diretti per creare propulsione. Ecco perché diviene necessario un riequilibrio tra efficienza e equità, riconosciuto come il vero scopo che si impone ai leader attuali. Solo un’economia che sappia garantire progresso per tutte le nazioni e per la popolazione globale può candidarsi a guidare le sfide del futuro.

Progresso, sviluppo, innovazione sono i concetti che vengono più spesso citati nel discorso del presidente cinese al World Economic Forum. Gli squilibri attuali possono essere affrontati solo da una governance adatta; i problemi, se non nascosti sotto il tappeto dai leader mondiali, possono trasformasi in sfide. È ancora il mare che si impone come figura emblematica e contraddittoria di pericolo e di fonte di opportunità. Il coraggio è un’altra delle parole chiave del suo intervento: i risultati si ottengono con la fatica e superando gli ostacoli che ci si pongono d’innanzi. Ma l’espressione con cui sceglie di concludere il proprio intervento è quella del ‘luminoso futuro’ che attende la comunità internazionale.

La ricetta che propone Xi Jinping per riequilibrare le criticità e le sofferenze dell’economia di mercato attuale è una somma di pace e stabilità, dialogo tra culture che permetta efficaci scambi commerciali, innovazione e investimenti in energie verdi e a basso impatto ambientale. Che sia un rappresentante della Cina ad affermare proprio nel cuore dell’Europa quei principi che sono stati per primi elaborati in occidente e ai quali ci si è spesso appellati per criticare il regime di Pechino non può non fare un certo effetto, soprattutto se si ha sott’occhio il ripiegamento dei dibattiti europei su tematiche di natura continentale o nazionale che mancano di ambizioni di più ampio respiro. Nonostante l’ambiguità e le problematiche che si fanno avanti nel modello di industrializzazione portato avanti dalla Cina negli ultimi decenni, di fronte ad un dragone che si propone con sempre più forza come guida di un mondo globalizzato l’Europa attuale, il ‘vecchio’ continente, e l’occidente in generale appare in affanno. È del resto la figura del ‘mare in tempesta’ lo scenario su cui il premier Gentiloni pone l’Unione Europea nella conferenza stampa di oggi a fine dell’incontro con la cancelliera tedesca. Su di esso, secondo il Presidente del Consiglio, non possiamo dare la sensazione di muoverci ‘con un piccolo cabotaggio’. Anche perché le nuove rotte da solcare potrebbero necessitare di un equipaggiamento di spessore e di un impegno di molti giorni di navigazione.

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