Redditometro ed evasione: si può risolvere forzatamente un problema culturale?

Il Redditometro, strumento fiscale previsto dal decreto n. 78 del 2010, che entrerà in vigore da gennaio 2013, sarà soggetto ad un’applicazione graduale. In particolare, nella prima fase di attuazione i margini dell’Agenzia delle Entrate per far scattare gli accertamenti fiscali saranno meno rigidi.
L’utilizzo graduale dello strumento di accertamento sintetico del reddito, che confronterà il reddito presunto attraverso l’analisi di 100 voci di spesa e il reddito dichiarato dal contribuente, sarà finalizzato al suo perfezionamento e alla sua messa appunto.

Questa applicazione graduale va a smorzare quella situazione di allarmismo che aleggia attorno all’introduzione del nuovo Redditometro e alla sua portata potenzialmente oppressiva e soffocante, oltre che invasiva, nei confronti dei contribuenti.
Già nei giorni scorsi, Attilio Befera, direttore dell’Agenzia delle Entrate, aveva rassicurato gli animi affermando che i dati inseriti nel sistema predisposto dal Fisco resteranno noti solamente al contribuente, senza lasciare alcuna traccia sul web, e che gli accertamenti scatteranno solo nei casi più eclatanti, quelli in cui lo scarto fra il reddito dichiarato e il tenore di vita risultante dalle spese sostenute sarà almeno del 20%.

Il Redditometro, sebbene si presti ad essere visto come uno strumento tipico di uno stato di polizia fiscale dall’opinione pubblica, fin troppo tartassata da una pressione fiscale che è la terza più alta d’Europa dopo quella di Danimarca e Svezia, in realtà è un sistema mosso da scopi e finalità assolutamente apprezzabili e meritevoli di approvazione.
Lo strumento dell’Agenzia delle Entrate, infatti, è rivolto al tentativo tanto necessario quanto complicato di combattere la vera piaga della nostra società, l’evasione fiscale.

Un obiettivo difficile da conseguire, che non può prescindere dalla cooperazione di coloro che, stanchi di pagare uno scotto non dovuto a causa del comportamento parassitario di chi le tasse preferisce non pagarle, hanno ancora le energie e la ferma determinazione di scardinare questo disonesto e contorto sistema. Uno strumento, il Redditometro, che ha il volto di un tiranno oppressivo, ma il cuore di chi cerca in tutti modi di trovare una soluzione ad un problema che ha radici troppo profonde per poter essere portate alla luce; e il nodo gordiano sta proprio qui, nella difficoltà di risolvere con strumenti soggioganti e unidirezionali un problema che, invece, è prettamente e grettamente culturale.

Giuseppe Ferrara
26 novembre 2012   

 

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