Salta proroga al 5 luglio, Grecia abbandona i negoziati. Rischio default

Salta proroga al 5 luglio, Grecia abbandona i negoziati. Rischio default

Dopo che la Grecia ha abbandonato il tavolo dei negoziati, Tsipras si presenta alla tv greca con queste parole: «Ci hanno chiesto di accettare pesi insopportabili che avrebbero aggravato la situazione del mercato del lavoro e aumentato le tasse». Un discorso che ha subito scatenato la corsa ai bancomat, che non solo ha causato lunghe code ma ha letteralmente svuotato oltre settemila sportelli, rimasti senza contante già dal mattino di sabato. La paura è che vengano posti dei tetti sui prelievi di contante e sui movimenti di capitali, oltre che temere la chiusura delle stesse banche già da lunedì. Solamente nella giornata di ieri sono stati ritirati fondi per 700 milioni di euro, contro i 30 milioni che solitamente vengono prelevati nel week-end. Code anche ai supermercati per i generi di prima necessità, e ai distributori di benzina.

La liquidità delle banche greche è assicurata da un meccanismo di emergenza della Bce, chiamato «Ela» e gestito dalla banca centrale nazionale. Il problema è che questo canale potrebbe venire chiuso dalla Bce, con il totale esaurimento dei contanti, se per martedì Atene non dovesse risarcire una maxi rata da 1,6 miliardi di euro al Fondo monetario internazionale. Da quando Tsipras è al Governo i depositi sono scesi, passando dai 240 miliardi antecedenti alla crisi a meno di 127 miliardi di euro attuali.

La rottura è arrivata quando l’Eurogruppo si è rifiutato di prorogare di altri sei giorni il programma di aiuti che scade il 30 giugno. Tsipras aveva infatti indetto, nel corso di un consiglio dei ministri straordinario di venerdì sera, un referendum in data 5 luglio, al fine di rimandare alla volontà popolare la proposta dei creditori. Varoufakis spiega così la richiesta di estensione del programma di salvataggio fino allo svolgimento del referendum: «Il mandato elettorale che ha ottenuto il governo Tsipras, con il 36% dei voti al partito Syriza, non basta a prendere una decisione importante come quella di accettare le condizioni proposte ad Atene dai suoi creditori. Per una decisione del genere ci vuole come minimo il 51%, e questo è il motivo del referendum».

Il sì o il no dei greci sarebbe relativo all’ultima proposta che prevede la proroga del piano di assistenza fino alla fine del 2015, oltre all’immediato versamento di 1,8 miliardi di euro, a cui si aggiungono successivamente altri 15 miliardi (8 in più rispetto ai 7,2 previsti in precedenza). Per far fronte a questa richiesta è necessaria la riforma immediata del sistema previdenziale, un rialzo dell’Iva maggiore di quello proposto da Atene, niente tasse sui profitti delle imprese, 400 milioni di tagli alla difesa.

Proposte ritenute inaccettabili dalla Grecia in quanto violano i trattati europei e il diritto base al lavoro, all’eguaglianza e alla dignità. Il mancato pagamento al Fondo entro 30 giugno non porterà però ad un immediato default, perché il Paese verrà prima considerato in arretrato, con la possibilità di poter rimediare nelle due settimane seguenti, prima cioè che scattino le prime conseguenze, ovvero richiesta di rientro immediato da parte degli altri creditori, partendo dalla stessa Bce, e probabile chiusura della liquidità di emergenza (Ela) che sostiene attualmente le banche greche. La notifica ufficiale dell’insolvenza greca da parte del direttore del Fondo Monetario al consiglio direttivo avverrà dopo un mese.

Referendum che, stando al primo sondaggio sulla consultazione fatto da Kappa Research, vedrebbe vincitori i sì per il 47%, i no per il 33%, con meno del 20% per gli indecisi.

Le autorità dell’Eurozona fanno sapere che «sono pronte a fare tutto il necessario per assicurare la stabilità finanziaria dell’area euro», e al tavolo delle trattative, presenti Mario Draghi (presidente della Bce) e Christine Lagarde (direttrice dell’Fmi), sembra essere stato preso in esame un piano di fallimento ordinato della Grecia, da attuare alla scadenza del 30 giugno.

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook