La belle Europe

La belle Europe

Tutte le persone che credono nell’Europa sono tormentate dal sopravvivere, anche ai giorni nostri, di ciò che può essere definito l’incubo della storia europea: individualismo sfrenato, odio etnico, sciovinismo nazionalista, preservazione di un regionalismo e la resurrezione a volte dissimulata a volte troppo esplicita, per adesso solo marginale, dell’antisemitismo. L’Europa è stata il frutto di drammi. Oggi diamo un ambiguo peso di ciò che fu la sostanza ed il passato europeo ed è per questo che ne sminuiamo l’importanza.

Il sistema mediatico ed una cerchia di demagoghi, concorrono a non far conoscere le problematiche che imperversano in Europa e quindi a non far intendere cosa si dovrebbe fare e scegliere, per il meglio del nostro domani.

Il problema fondamentale che ha messo, e mette ancor di più oggi in discussione il sogno europeo, è la massiccia omologazione degli Stati nazionali alla tecnocrazia di Bruxelles. Il futuro dell’Unione sembra esser dettato dai professionisti dell’economia. L’economia è divenuta il solo, ed unico fine e non tuttavia mezzo del pensiero politico.

La notevole ed esponenziale marginalizzazione nelle decisioni della politica a discapito dei burocrati, ha causato l’onda del malcontento diffuso, che appare dinanzi a noi. La crisi ha avuto un ruolo determinante nell’acuire la rabbia dei cittadini ma a farla da padrone sono state le risposte volte al rispetto del rigore, che hanno pertanto sminuito il ruolo dell’Europa, come attore internazionale, nonché la dignità di una molteplicità di individui.

Questa non era l’idea che volevano i nostri padri fondatori. I loro pensieri sono caduti nell’oblio, divenendo sempre più, subalterni alla tecnocrazia. Ne Schuman, ne Adenauer, ne De Gasperi avrebbero mai pensato ad una costruzione dell’Europa basata su un’autarchia tecnocratica. La loro autorevolezza si basava sulla capacità di generare un pensiero pensato, di proiettare nel futuro idee fondate su valori. E’ il valore che crea l’attaccamento ad un sogno, ad una speranza. Oggi assistiamo invece alla rinnegazione del pensiero e all’insulto della logica.

Nonostante i buoni propositi dei nostri Padri, la macchina burocratica europea, persevera nel coltivare inezie, sperando che producano qualcosa di proficuo domani. Ma ciò non avviene e lo sperimentiamo quotidianamente. Purtroppo, ahimè, accade tutt’altro. L’imperante avanzare della burocrazia fa proliferare il nulla, mentre risuona la voce stridente di pseudocomici o intrattenitori della politica.

Il dovere ed il rispetto dei vincoli economici è diventato un must in una società post-democratica. La preservazione dell’integrità individuale, la valorizzazione dell’uomo e la sua emancipazione, sono passati in secondo piano. La frammentazione europea che stiamo vivendo è frutto di una costruzione sbagliata. Si è voluto mettere il carro (economia) davanti ai buoi (politica). E’ l’uomo che traina la società e non viceversa.

Quindi, la linea da seguire è volta alla ridisegnazione di un’Europa delle persone e della cultura. La cultura non è altro che un invito: l’invito a coltivare la nobiltà dello spirito. Tuttavia una società, che ignori la nobiltà dello spirito e dell’individuo, che non coltivi i grandi ideali dell’umanità, sprofonderà inevitabilmente nella violenza e nell’autodistruzione.

Essere consapevoli di ciò, consentirà a tutti noi di comprendere al meglio il senso vero dell’Europa, preservando con determinazione la sua eredità culturale, ponendo, in tal modo, le basi per un futuro prospero e duraturo.

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