5 fumetti che hanno fatto la storia dell’editoria italiana

C’è una storia dell’editoria italiana che si può leggere anche attraverso le nuvole parlanti. È quella di un Paese che, nel corso di oltre un secolo, ha trasformato il fumetto da semplice passatempo per ragazzi a linguaggio capace di attraversare generazioni, generi e pubblici diversi. Dai personaggi Disney alla rivoluzione di Diabolik, dal western di Tex all’horror di Dylan Dog, fino alla dimensione autoriale e autobiografica di Zerocalcare, alcuni fumetti hanno finito per diventare molto più dei loro stessi albi: veri e propri pezzi della cultura pop italiana.
Topolino: quando il fumetto diventa un rito collettivo
Topolino è probabilmente il caso più evidente di quanto un fumetto possa radicarsi nell’immaginario popolare, non solo in Italia. Nato negli anni Trenta, il personaggio di Mickey Mouse diventa presto qualcosa di più di un protagonista delle storie Disney: attraverso le pubblicazioni italiane, e soprattutto grazie alla progressiva affermazione di una notevole scuola autoriale nostrana, Topolino è forse il fumetto che ognuno di noi ha sfogliato almeno una volta nella vita.

Il caso Topolino dimostra che il fumetto può diventare un’abitudine culturale: qualcosa che non si legge soltanto, ma che si aspetta, si colleziona e si tramanda.
Tex: il fumetto popolare come industria
Se Topolino rappresenta il fumetto come rito generazionale, Tex rappresenta forse meglio di qualunque altro titolo la capacità dell’editoria italiana di costruire un universo narrativo duraturo.

Creato nel 1948 da Gian Luigi Bonelli e Aurelio Galleppini, Tex attraversa decenni di storia italiana mantenendo una sorprendente continuità. Il suo segreto è anche editoriale: formato, periodicità e prezzo contribuiscono alla costruzione di un pubblico fedele, mentre la serialità permette al personaggio di diventare una presenza stabile nelle edicole. Tex non è soltanto un western. È una delle colonne portanti del fumetto popolare italiano e, insieme, il simbolo di un modello editoriale fondato sulla serialità, sulla riconoscibilità dei personaggi e sulla fidelizzazione del lettore. La sua longevità ha inoltre contribuito a costruire quella che sarebbe diventata la grande tradizione della casa editrice Bonelli.
Diabolik: una rivoluzione tutta al femminile
Nel 1962, con Diabolik, Angela e Luciana Giussani cambiano radicalmente le regole del gioco. Il protagonista è un criminale, non un eroe; il formato è tascabile; le storie sono pensate per un pubblico adulto e il tono si allontana decisamente dal fumetto per ragazzi. La comparsa del cosiddetto fumetto nero segna una svolta editoriale e culturale. Diabolik porta nelle edicole un immaginario più inquieto e trasgressivo, intercettando i cambiamenti della società italiana degli anni Sessanta. Il successo del personaggio genera imitazioni, controversie e un intero filone editoriale.

La rivoluzione di Diabolik non riguarda dunque soltanto il personaggio. Riguarda soprattutto l’idea stessa di chi possa essere il lettore di un fumetto. L’edicola non è più necessariamente il luogo dei soli lettori adolescenti: il fumetto può parlare anche agli adulti e può farlo con linguaggi e temi fino ad allora considerati poco convenzionali.
Dylan Dog: l’horror che diventa fenomeno di costume
Con Dylan Dog, ideato da Tiziano Sclavi e pubblicato per la prima volta nel 1986, segna un’altra gloriosa vittoria della casa editrice Bonelli. Dylan Dog è un investigatore dell’incubo, ma soprattutto è un personaggio capace di incarnare paure, ossessioni e inquietudini contemporanee. L’horror diventa così uno strumento per parlare di solitudine, amore, morte, alienazione e identità.

Il successo è enorme e contribuisce a modificare la percezione del fumetto presso il grande pubblico. Dylan Dog non è più soltanto un albo da edicola: diventa un fenomeno culturale, riconoscibile anche da chi normalmente non legge fumetti. Il suo impatto è tale da influenzare linguaggio, immaginario e persino il modo in cui una generazione si avvicina alla lettura a fumetti.
Zerocalcare: dal fumetto underground al grande pubblico
L’ultimo passaggio conduce ai nostri anni. Con Zerocalcare il fumetto italiano compie una trasformazione significativa: la distanza tra underground, graphic novel e grande editoria si assottiglia fino quasi a scomparire.
Michele Rech costruisce un linguaggio personale, riconoscibile, capace di mescolare autobiografia, politica, cultura pop, memoria e osservazione sociale. Il fumetto diventa diario generazionale, strumento di riflessione e, contemporaneamente, prodotto editoriale di grande successo.

Il fenomeno Zerocalcare racconta anche una trasformazione del mercato. Il fumetto non vive più soltanto in edicola, è ormai graphic-novel: passa attraverso librerie, festival, piattaforme digitali e adattamenti audiovisivi. Il fumetto ritrova dignità anche in Italia e torna stabilmente nel circuito della grande editoria raggiungendo lettori che fino a pochi anni prima non avrebbero necessariamente considerato il fumetto una forma di lettura adulta.
Cinque titoli, un secolo di storia
Topolino, Tex, Diabolik, Dylan Dog e Zerocalcare appartengono a epoche e tradizioni profondamente diverse. Eppure hanno qualcosa in comune: ciascuno, a modo proprio, ha contribuito a ridefinire il rapporto tra fumetto, lettori ed editoria. Dalle edicole alle librerie, dai bambini agli adulti, dal consumo seriale alla graphic novel, il fumetto ha seguito — e spesso anticipato — i cambiamenti della società italiana. E, a ben vedere, quei piccoli albi stampati su carta economica non erano affatto un genere minore. Erano, semplicemente, uno dei modi attraverso cui l’Italia imparava a raccontarsi.




