Olivier Nora fa le valigie (e si porta dietro BHL): così nasce l’editoria “anti-Bolloré”

Ci sono storie che a Parigi diventano subito romanzi, e questa ha già tutto: un editore elegante e amatissimo dai salotti, un tycoon che non chiede il permesso a nessuno, centinaia di scrittori in rivolta e, sullo sfondo, un autore finito in carcere per le sue idee. Manca solo il lieto fine. O forse no: forse il lieto fine è proprio questo, cioè che chi non è d’accordo con il padrone si rimbocca le maniche e si mette in proprio.
Riavvolgiamo il nastro. Il 14 aprile 2026 Hachette Livre annuncia l’uscita di scena di Olivier Nora, dopo ventisei anni al timone di Grasset, una delle case più prestigiose di Francia, quella che pubblicò Proust quando nessuno ci credeva. Il motivo ufficiale? Qui sta il bello. L’allontanamento arriva mentre Boualem Sansal approda da Grasset, ed è legato a un disaccordo sulla data di uscita del suo nuovo libro; Vincent Bolloré ha poi parlato di quel dissidio e di questioni di risultati economici.
Fermiamoci un attimo. Boualem Sansal non è un autore qualunque: è lo scrittore franco-algerino diventato simbolo della libertà di parola contro il regime di Algeri. Ecco, la grande battaglia per la “libertà editoriale” è esplosa proprio attorno al libro di un uomo che per la libertà ha pagato sul serio. Ironia della sorte, o qualcosa di più? Ognuno tragga le sue conclusioni.
Fatto sta che a Saint-Germain-des-Prés è scoppiato il finimondo. I primi 115 firmatari della protesta sono diventati circa 230 in due giorni, e a maggio Le Monde contava oltre 260 autori pronti a non dare il prossimo libro a Grasset. Nomi pesanti, dalla Despentes a Chalandon, da Binet alla Springora. La rivolta è arrivata fino in Parlamento, dove qualcuno voleva una “clausola di coscienza” per liberare gli scrittori dai contratti in caso di cambio di linea. Il Senato, a giugno, l’ha però scartata. E meno male, verrebbe da dire: un contratto è un contratto, e l’editoria non può diventare l’unico settore in cui si firma con riserva di cambiare idea a seconda di chi compra l’azienda.
E qui arriviamo alla notizia. Il 17 agosto Nora annuncia la nascita della sua casa editrice, che lui stesso definisce “indipendente”: si chiama Olivier Nora Éditions, in sigla ONE. Nome e cognome sull’insegna, come i vecchi bottegai di una volta. Il programma è ambizioso: dal gennaio 2027, tra i 30 e i 50 titoli l’anno, narrativa e saggistica, autori francesi e tradotti.
I primi due libri, però, raccontano già molto. Si tratta di “Mémoires provisoires” di Bernard-Henri Lévy e “Sermons sous les décombres” di Delphine Horvilleur, in coedizione con Plon. BHL l’ha messa giù da par suo, con una dichiarazione d’amore su Instagram: lui andrà ovunque andrà Olivier Nora. Romantico. Ma diciamolo con un sorriso: per una casa nata nel segno della ribellione, aprire con il filosofo-camicia-bianca più mediatico di Francia non è esattamente un salto nel buio.
Poi c’è la questione dei soldi, quella che i comunicati preferiscono lasciare in fondo. Editis entrerà con una quota di minoranza nella società controllata da Nora, che si appoggerà a Interforum, filiale del gruppo, per diffusione e distribuzione, oltre a servizi commerciali, marketing e amministrativi. E Editis, guarda un po’, appartiene a Daniel Křetínský, il miliardario ceco dell’energia. Tradotto: si scappa da un magnate per accasarsi da un altro. Tanto che perfino dentro Editis qualcuno ha storto il naso: il sindacato Force ouvrière ha saputo del progetto dalla stampa e ha inviato alla direzione una raffica di 32 domande.
Sia chiaro: nessuno qui vuole togliere meriti a Nora. È un grande editore, ha costruito cataloghi, ha scoperto talenti, e fondare una casa editrice in un momento in cui le vendite di libri sono in calo e anche grandi librerie come Gibert e Le Furet du Nord sono in difficoltà richiede coraggio vero. Chapeau.
Ma la lezione di questa vicenda è un’altra, ed è più semplice di quanto i manifesti indignati vogliano far credere. Il pluralismo non lo garantiscono le petizioni, né le leggi scritte sull’onda dell’emozione. Lo garantisce il mercato: chi possiede un’azienda sceglie chi la guida, e chi non ci sta apre la propria bottega e prova a convincere i lettori. Bolloré fa il suo mestiere di proprietario, Nora fa il suo di editore. Alla fine, a decidere saranno i lettori in libreria, con il portafoglio in mano.
Ed è giusto così. E la nave va.



