Seppelliamo i perché

Seppelliamo i perché

Disgusto e rabbia governano l’inizio di questo articolo. E’ recente la notizia di una ragazza diciottenne ritrovata a pezzi in due trolley nei pressi di Macerata. La giovane romana, Pamela, si trovava in un centro di recupero nella provincia marchigiana, evasa dalla struttura, probabilmente era alla ricerca di una dose di eroina quando, in circostanze ancora poche chiare, ha perso la vita. Nonostante i tempi e il movente dell’omicidio siano ancora poco chiari, la polizia ha un nome quello di Innocent Oseghale, nigeriano di 29 anni, in Italia dal 2014, inserito anche nel progetto “Sprar” per i richiedenti asilo e rifugiati. Secondo le ricostruzioni degli inquirenti, supportate da un filmato, Pamela si sarebbe rivolta ad Innocent per acquistare eroina, la ragazza avrebbe seguito l’aguzzino nella sua abitazione, dove sono stati ritrovati i suoi vestiti: da lì un orrore infernale. Non si sa ancora se a provocare la morte della ragazza siano state delle coltellate o un’overdose. Fatto sta che il corpo di Pamela è stato tagliato in venti pezzi. Il nigeriano si sarebbe preoccupata di comprare delle taniche di candeggina,lo conferma un rivenditore del posto, per pulire la sua casa e il corpo della giovane. Un particolare importante è l’asportazione del pube, indice, forse, di uno stupro. Ci auguriamo di no. Ora Innocent è in galera, il suo amico, che lo avrebbe accompagnato a disfarsi delle valigie, al cui interno c’erano i resti di Pamela, è stato rilasciato. Nel frattempo per fare maggiore luce sul caso si attendono i risultati dell’autopsia, che, probabilmente, ci racconterà le ultime ore di Pamela. Sembra tutto così assurdo ma purtroppo è il destino di Pamela, uccisa, sezionata in un modo così ferino, davanti al quale ogni persona sensibile vorrebbe per un momento trovarsi a Babilonia, sotto Hammurabbi, perché la legge del taglione punisca il suo assassino. E’ sempre bene ricordarsi poi che, per fortuna, abbiamo scelto la civiltà, ma la civiltà ha bisogno di essere protetta.

Non stiamo facendo cronaca, ci sono altri risvolti torbidi nel caso: sono da capire l’entità del coinvolgimento del camerunense “tassista”, le dinamiche che hanno condotto Pamela da Innocent e ancora tutti questi “misteri”, sopra riportati, legati alle cause della morte. Più che altro in situazioni simili sono così tante le domande che non disponiamo di risposte sufficienti. Perché il nostro stato ha permesso ad un extracomunitario di poter restare nel nostro paese con permesso di soggiorno scaduto da oltre un anno? Perché Innocent era incluso in un progetto di asilo? Di certo non era un esempio di onestà, viveva di spaccio in una casa molto discreta, come trapela da altre testate giornalistiche. Non scriviamo per alimentare retoriche populiste colorate di sfumature razziali, semplicemente bisogna credere nella possibilità di gestire in maniera migliore le problematiche sociali, anche per evitare che la nostra popolazione,scandalizzata e impaurita da eventi del genere, finisca per dar adito,come del resto è già accaduto, a propagande di intolleranza. A Macerata nel frattempo ha pensato di dare il “buon esempio” un ex militante della Lega, Luca Traini, che ha sparato su sei africani nella zona limitrofa all’abitazione di Innocent. Questa risoluzione avventata, irrazionale non porterà nulla se non delle giustissime noie giudiziarie a colui che ha sparato.

Si va avanti. Se ci sono delle problematiche immense, direi, quasi, epocali, per le quali l’azione umana, per quanto collettiva, non ha una reale capacità di influenza, altre che ci riguardano più da vicino, possiamo cambiarle o, almeno, tentare. Non è accettabile tutto quello che è successo, ma non si può accettare il fatto stesso che una ragazza di diciotto anni finisca rinchiusa in una comunità terapeutica per disintossicarsi dall’eroina. Ripercorrere ora la storia di Pamela, gli eventi che l’hanno portata a diventare tossicodipendente, a fuggire dalla comunità, senza conoscere realmente la vittima sarebbe ipocrisia sociologica da scrivania. Ho letto che la nonna aveva la custodia della giovane ragazza, nonostante i suoi genitori fossero vivi,che a farle scoprire l’eroina è stato il suo ex ragazzo,che ha frequentato una scuola di estetista vicino Pontelungo, che era stata una ragazza piena di speranza. Di certo non ha avuto una vita facile per via di una serie di circostanze che potrebbero averla fatta sprofondare nel baratro dell’eroina. Ma forse poteva ricevere un aiuto diverso, reale, non solo dalla famiglia, ma da tutto l’ambiente che l’ha cresciuta. Non bisogna mai perdere di vista il fatto che sono diversi i motivi che portano a prendere una cattiva strada ed essi nascono per mancanza di prospettive, che un luogo come la scuola spesso non riesce ad offrire.

E’ un problema che potrebbe estendersi a livello generazionale e non da oggi. Con l’ingresso nella cultura del consumo, i nuovi miti, le band rock, la diffusione di droghe leggere e pesanti è aumentata considerevolmente. Non che prima non se ne facesse uso ma si limitavano a fasce sociali più elevate, che ne usufruivano diversamente : la cocaina era realmente la droga dei ricchi, oggi si compra in strada con più facilità dell’erba. Siamo poi passati per il boom dell’eroina nei nostri anni di piombo a qualche voce sporadicha che negli ultimi anni fa notare come la “roba” sia tornata in giro. Abbiamo avuto generazioni di allucinati di LSD, sotto l’ombra del mito di Jim o della lingua dei Rolling Stones. Nel giro di 50 anni il rapporto tra popolazione, specie gli strati più bassi e i giovani, e droga è stato stravolto. La droga circola con regolarità e trova la sua più autentica celebrazione nella musica. Non siamo dei moralisti noi di 2duerighe, non giudichiamo nulla ma neanche ci sorprendiamo. In un articolo di diverse settimane fa, parlando delle baby gang, mi avvalevo di alcune tesi di uno studioso come Galimberti, che, anche in questo caso, ha esaminato a fondo l’esplosione generazionale del fenomeno “droga”. Convengo, ancora, con il filosofo che la diffusione sproporzionata delle droghe nasca soprattutto da una necessità di colmare un vuoto identitario e sociale, di rincorrere incessantemente quel divertimento, quel lusso, quello sballo che si vede suoi social network, di sfuggire dalla noia. Per queste generazioni è già trascorso il sabato del villaggio e la droga si presenta come un’illusione quanto mai reale. Vivono nelle migliori condizioni di benessere che il paese ha mai conosciuto, eppure l’insoddisfazione è “un’ospite inquietante” che alberga nel loro animo. Il vedere sempre di più,è desiderare sempre di più. La droga annulla il desiderio, o meglio, genera nel consumatore brama di se stessa. Se parli con un ventenne che sniffa abitualmente cocaina, in molti casi, te ne parlerà come una delle esperienze più eccitanti possibili. Questo accade per mancanza di prospettiva, di riconoscimento, di educazione alla bellezza. I nostri giovani non lavorano,se studiano probabilmente non lavoreranno. Questa sentenza che sentono ripetersi da un decennio come fosse una condanna perpetua contribuisce ad alimentare un sentimento di inquietudine, di apatia nel quale la droga si inserisce come cura. E’in questo ambiente annichilito che i giovani scorgono nelle sostanze stupefacenti il trampolino di un’evasione dalla realtà. In molti casi non è una scelta, è così e basta. Come detto non si legga quest’articolo sotto un tono moralistico o inquisitorio, è una descrizione, si vuole semplicemente diffondere l’idea che ci sono delle ragioni tangibili dietro alcuni problemi, che basterebbe regalare una speranza per non cercare il futuro nella droga,o,ancora, di non uccidere il proprio futuro con la droga.

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